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Negli Usa condannano per terrorismo Abu Hamza, l’imam di Londra che per sedici anni l’Inghilterra ha finto di non vedere

maggio 21, 2014 Emmanuele Michela

L’imam egiziano incitava al jihad nel nord di Londra, voleva creare un campo d’addestramento per terroristi nell’Oregon e sequestrò alcuni turisti occidentali nello Yemen. Ma a Londra non volle mai intervenire

Quando Michael Adebolajo, il killer del soldato Lee Rigby ucciso a Londra nel maggio 2013, fu ascoltato in tribunale pochi giorni dopo la mattanza, più volte interruppe il magistrato della corte di Westminster chiedendo di essere chiamato «Mujahiddin Abu Hamza». A quel nome risponde l’ex imam della moschea di Finsbury Park, nord della capitale inglese, che per l’assassino di Woolwich era un esempio di islam radicale da seguire, tanto che in pochi in Gran Bretagna si sono stupiti lunedì scorso quando un giudice della corte di Manhattan lo ha dichiarato colpevole di ben 11 reati legati al terrorismo, destinandolo così a trascorrere il resto della sua vita dietro le sbarre. Piuttosto, la domanda che tanti giornali si fanno è legata alle tempistiche: possibile che solo ora venga condannato un terrorista noto dagli anni Novanta per i suoi sermoni in cui incitava alla guerra santa all’Occidente?

HA PERSO LE MANI IN AFGHANISTAN. Abu Hamza, originario dell’Egitto, in Inghilterra ci viveva dagli anni Ottanta, ha perso un occhio ed entrambe le mani, portate via, dice lui, dall’esplosione di un ordigno nella guerra in Afghanistan contro i sovietici, e almeno dagli anni Novanta è conosciuto come figura sospetta: considerato un terrorista in Egitto, era ricercato per la cattura di 16 turisti occidentali nello Yemen (di cui poi 4 vennero uccisi) avvenuta nel ’99, oltre che per aver tentato di costruire un campo d’addestramento per terroristi nell’Oregon e per i discorsi a sostegno del jihad l’indomani dell’11 settembre. Eppure a Londra nessuno fece mai nulla per fermarlo, anzi, per arrivare ad un suo arresto, nel 2004, si è dovuto attendere che fossero gli Stati Uniti a far partire il processo e a chiederne l’estradizione. Crea imbarazzo vedere oggi un servizio (lo vedete qui sotto) che nel ’98 Channel 4 dedicò all’Islamic Revival Movements Conference tenuta a Londra: l’imam è ripreso mentre spiega (con tanto di slide alle spalle) il suo piano per abbattere aerei, costruito su una sorta di rete arricchita di bombe che, calata dall’alto, ingabbia il velivolo e lo fa esplodere. Al di là della credibilità del progetto, The Spectator sottolinea che, quando nel ’99 quel servizio andò in onda, nessuno batté un ciglio.

SEQUESTRO NELLO YEMEN. Solo ora in Inghilterra qualcuno si accorge dell’errore: l’ex direttore dei pubblici ministeri Ken Macdonald spiega oggi al Daily Mail come a lungo si sia pensato che Abu Hamza e gli altri imam radicali «fossero solo dei declamatori, dal latrato peggiore del mordere». Si è preferito lasciarli liberi, piuttosto che, fermandoli, generare problemi più gravi. E così li hanno lasciati fare, nonostante 3 dei morti dello Yemen fossero inglesi, e in quel paese siano detenuti da anni anche due dei suoi sette figli, sempre con accuse di terrorismo. Lo scandalo è diventato ancora più roboante quando si è scoperto che la moglie e il figlio di Hamza sono rimasti a Londra e vivono in una casa ricevuta coi sussidi di Stato: si calcola che tra benefit e social housing la famiglia del terrorista è costata ai contribuenti britannici circa 3 milioni di sterline.

STATI UNITI INCREDULI. «Potete disegnare una linea che collega i fallimenti britannici nell’agire negli anni Novanta, quando quest’uomo balzò all’attenzione delle autorità, con i 52 morti e oltre 700 feriti delle bombe di Londra del 2005», è il commento piccato di Deborah Davies, reporter che firmò quel servizio su Channel 4 del ’98. Sul Daily Mail ricorda l’exploit di Hamza in quegli anni, con varie videocassette dei suoi discorsi reperibili tra le comunità islamiche della Gran Bretagna. E racconta di come gli Stati Uniti guardassero increduli alla libertà che Londra concedeva a questa gente. «Perché la polizia e gli agenti dell’intelligence non aprirono semplicemente occhi e orecchie su cosa stava accadendo nel nostro Paese?». Una domanda imbarazzante nei giorni in cui gli Usa sono arrivati a condannare Hamza: se l’Inghilterra non è mai riuscita a condannarlo in 16 anni, a New York il processo è durato poco più di un mese.

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