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Con la riforma della giustizia il divorzio da breve si fa brevissimo. Cittadini “più liberi”? No, «più abbandonati»

agosto 29, 2014 Redazione

Per il presidente del Forum della associazioni familiari «questa privatizzazione delle relazioni trova applicazione solo nel rapporto di coppia, non certo nelle altre relazioni, ad esempio nei rapporti tra cittadino e Pa, tra cittadino e azienda»

Come non dar ragione al presidente del Forum della associazioni familiari, Francesco Belletti, che oggi ad Avvenire dice che l’idea di by-passare il giudice nella cause di divorzio è «una ulteriore ritirata del sistema pubblico rispetto al sostegno alla famiglia»? Con la nuova riforma delle giustizia (già di per sé assai deludente) il divorzio da breve diventa brevissimo e basterebbe un accordo tra gli avvocati per porre fine al matrimonio. Tutto bene, no? Ma Belletti coglie un aspetto non indifferente in questa scelta all’apparenza così “pragmatica”: «Anche di fronte alla scelta di separarsi, lo Stato si defila, “mettetevi d’accordo tra voi, io non c’entro”, dice».

SOLO PER RAPPORTO DI COPPIA. Tempi.it vi ha già parlato della questione, mettendo in guardia da una scelta che potrebbe essere assai controproducente. Belletti nota anche che «questa privatizzazione delle relazioni trova applicazione solo nel rapporto di coppia, non certo nelle altre relazioni, ad esempio dove esistono risvolti economici, nei rapporti tra cittadino e Pubblica amministrazione, tra cittadino e azienda… Manca una coerenza. Si fa passare l’idea falsa che il legame di coppia non sia un valore socialmente rilevante ma un fatto esclusivamente privato. Tutto ciò evidenzia la deriva su cui poggia tutta una serie di provvedimenti, tra i quali appunto il divorzio brevissimo».

BANALIZZAZZIONE DEL MATRIMONIO. Eliminare la figura del giudice mostra «la deresponsabilizzazione della Cosa pubblica rispetto ai progetti familiari. Il riferimento al magistrato nell’assetto fino a oggi vigente riaffermava almeno che questo giudice era chiamato a un tentativo di riconciliazione obbligatorio, cioè sanciva la responsabilità pubblica rispetto ai progetti di coppia». Ma così il cittadino non è “più libero”, ma solo «più abbandonato». «La crescente banalizzazione del legame matrimoniale, ridotto a un contratto qualsiasi, rinchiuso nell’ambito del mercato: è la triste vittoria del peggior capitalismo», afferma Belletti. «Noi invece chiediamo più sostegno alla famiglia… perché dalla Francia importiamo solo il peggio, cioè l’indebolimento della coppia, e non il quoziente familiare che lì vige da decenni? Chi ne guadagnerà?».

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23 Commenti

  1. Valentina says:

    Io sono favorevole al “divorzio breve”. Quando una coppia arriva a questa decisione significa che gli anni della precedente separazione non sono serviti a riavvicinarsi. Magari, nel frattempo, ognuno dei due ha dato vita a una nuova relazione e quindi non vede l’ora di chiudere l’esperienza di un matrimonio sbagliato. Non ha senso tenere insieme forzatamente due persone che non hanno più nulla da condividere. Sono d’accordo sull’introduzione del “divorzio breve”.

    • Toni says:

      Non avevo dubbi che eri favorevole (ma a quante cose sei favorevole!). In una epoca dove rompere è più facile che costruire il “divorzio breve” anzi “più breve è meglio è” è un vero toccasana.

      • filomena says:

        La cosa che colpisce è che generalmente la filosofia di Tempi è NO ALLO STATALISMO. Ora scopriamo che invece quando si tratta della famiglia allora la presunta ingerenza dello Stato è addirittura doverosa. Se proprio bisogna essere imcoerenti allora sarebbe meglio l’in contrario: uno Stato che ha la funzione di ridistribuire la ricchezza procapite per dare a tutti gli strumenti per decidere il tipo di vita da fare relazioni famigliari comprese.Ma visto che tutto nella vita non si ppuò avere allora preferisco accettare sia pur malvolentieri che il 10% della popolazione detenga il 50% della ricchezza ma in cambio anche nelle relazioni interpersonali non essere condizionata da scelte fatte dallo Stato.

        • michele says:

          Lo Stato ci ha dato il divorzio e ora se ne lava le mani. Dallo Stato che favoriva il libertinaggio del 68 alla comsacrazione statale della derefulation postmoderna.

        • Toni says:

          @ Filonena

          Lo Stato che deve avere “la funzione di ridistribuire la ricchezza pro-capite” trovo che sia un abominio una corruzione ed una minaccia alla democrazia (Odio, tra l’altro, gran parte dell’idea di Welfare)… ed in questo il no allo statalismo ci sta tutto.

          Le “scelte interpersonali” possono e devono essere condizionate dallo Stato se in un dibattito democratico, attraverso i mezzi di rappresentanza democratica si ravvisa che le “scelte” sono in qualche modo a discapito di tutti (indipendentemente dalla visione religiosa… Filomena…. indipendentemente). Lo Stato, con funzione di arbitro tra tutte le parti in gioco (non l’abominio di cui sopra) , garantirà le regole che consentano democraticamente che le minoranze di oggi (se sono convincenti) diventano maggioranze domani. Ti sembra brutto?

          Quindi nessuna contraddizione con lo statalismo.

      • francesco taddei says:

        sono preoccupato quanto te ma credo che sia il riflesso della sempre meno attenzione alla famiglia che proprio i cristiani italiani hanno. magari qualche prete(o vescovo o cardinale o papa) dovrebbe essere più attento alla costruzione e alla difesa della famiglia da parte dei suoi fedeli, invece che mettere da parte i valori non negoziabili o perdersi in litanie che capiscono solo i dotti. penso che queste riforme sfasciste siano il frutto dell’allontanamento dalla fede delle persone prima di tutto.

        • francesco taddei says:

          rispondevo a Toni.

          • Toni says:

            @ Francesco Taddei

            Purtroppo devo darti ragione, molti cristiani, hanno generato non poca confusione contribuendo a disperdere il significato del matrimonio. Verissimo anche che certi prelati hanno messo impegno con “dotti” sproloqui a rendere ancor più difficile le cose. Ma mi sembra giusto non dimenticare che contro il matrimonio, dal 68 ad oggi, si è scatenata una vera e propria campagna di distruzione. Per questo sostengo che c’è l’humus adatto che rende facile rompere invece che costruire.
            Oggi, è un dato di fatto, il matrimonio, il rapporto che dovrebbe sottendere a due coniugi, è quasi un linguaggio dimenticato. L’impegno, la costanza per costruire armonia , comprensione ,la voglia di ascoltare ed entrare nel cuore dell’altro e, cosa più importante, l’apertura alla vita, sono solo cose senza senso. Tutto è sostituito, e Filomena non avrà difficolta a confermare, dalla stimolante e gustosa passione amorosa … all’insegna del finché dura. Questo perché nulla deve essere troppo impegnativo, ne verrebbe meno la spontaneità (termine che è sinonimo di infantilismo).
            Speriamo …. che passi la nottata

        • Valentina says:

          “L’allontanamento dalla fede”? Esattamente quale fede, fra le innumerevoli che esistono? E dove sta scritto che si debba per forza appartenere a una fede religiosa? Non è obbligatorio per nessuno. E non è detto che coloro che ufficialmente professano un credo religioso siano necessariamente migliori di chi non si riconosce in nessuno.

          • giovanna says:

            Valentina, dove vivi? Prova ad uscire di casa, ti imbatterai in mille segni della fede che hanno fatto duemila anni di storia in Italia. Io esco da casa mia e mi imbatto in successione in sette chiese, in statue , sia di questo periodo, che dei secoli scorsi, che richiamano al cristianesimo, nel cimitero cittadino che è pieno, strapieno, di preghiere e invocazioni a Dio, in vie e negozi e sale con nomi di Santi.
            A scuola i ragazzi studiano Dante, Manzoni, Petrarca, Caravaggio…senza conoscere la religione cristiana, cosa vuoi che capiscano ?
            Ti dirò, sono andata ad uno spettacolo di un comico nazionale e anche lì i riferimenti al cristianesimo si sprecavano .
            E lasciamo perdere le opere, chiedi in giro, quanti non credenti si danno da fare per i bisognosi, siano essi i bambini in difficoltà, le mamme abbandonate, gli anziani lasciati a se stessi, i carcerati peggio che mai , i tossicodipendenti ecc ecc…una minoranza , ne sono certa. Di solito un ateo propone soluzioni più sbrigative, che assistere chi soffre.
            Perché non riconoscere una cosa tanto semplice ed evidente, che la nostra civiltà è basata sul cristianesimo?
            Nessuno ti obbliga ad essere cristiana , ma perché sminuire il cristianesimo , a che serve ?
            Poi, anche l’ateismo è una forma di religione, con un suo linguaggio, con dei suoi riti e una sua credenza. Per non parlare del fatto che anche chi non crede non si è fatto da solo !
            Sono i risultati sull’uomo che sono diversi: lo dimostra la storia , anche attuale.
            Lo dimostrano gli atei che intervengono su Tempi, non voglio mettere aggettivi, basta leggere !

            • filomena says:

              @Giovanna
              Il semplice fatto che siano visibili i segni della fede nel corso della storia di un popolo non la rende automaticamente una conferma che quella è la vera fede. A scuola i ragazzi studiano Dante, Manzoni…ma anche altri autori non necessariamente cosí illuminati dalla Provvidenza come Manzoni e non per questo di minor valore (almeno nella scuola pubblica). In quanto alle associazioni laiche che si occupano di volontariato, non sono certo di valore e importanza inferiori a quelle religiose con la differenza che si occupano prioritariamente dei bisogni delle persone prima ancora di quelli legati alla fede e non certo con soluzioni sbrigativi. Infine ti rendo noto che quella A davanti ad ateismo sta per assenza di fede in Dio quindi definire l’ ateismo una forma di religione è una vera forzatura. Le religioni in quanto dogmatiche sono in assoluta contraddizione con la democrazia, principio su cui si basano le civiltà più avanzate. Detto questo nessuno nega che il cristianesimo abbia anche fatto del bene ma quantomeno lo ha fatto anche per fare proselitismo mentre il volontariato laico non ha questo secondo fine è soprattutto non antepone la fede ai bisogni della persona. Si tratta di rovesciare il ragionamento mettendo al centro dell’universo l’uomo è non Dio la cui fede risponde a un bisogno dell’uomo.

              • Giannino Stoppani says:

                Eh sì!
                Non ci sarebbe niente di meglio che leggere certi ariosi sproloqui per rinvigorire l’amor proprio, se non fosse che la carità cristiana a un certo punto ci impone la compassione e ci impedisce di sbellicarsi quando ci si imbatte in una sì tanta pochezza culturale-morale e, ahimè, pure intellettuale.
                Coraggio Filomena-Valentina-PincoPallino, è un momento… passerà!
                P.S.: scusate gli eventuali strafalcioni, ma quando ho a che fare con certi discorsi a nafta mi passa pure la voglia di rileggermi.

              • Toni says:

                Cara Filomena
                Sicuramente quei segni “visibili” dimostrano che abbiamo creato bellissime cose a conferma che l’albero si riconosce dai frutti. Quali soni i frutti che appartengono alla “tua” cultura Filomena? aborto? Eutanasia? Il libero coito? La famiglia usa e getta? Spinello libero? …. Grazie!
                Meno male che c’è stato qualcuno prima di voi a fare qualcosa di buono e bello.

                Precisazione “Le religioni in quanto dogmatiche sono in assoluta contraddizione con la democrazia, principio su cui si basano le civiltà più avanzate” è una sciocchezza (Stati Uniti, i padri pellegrini, preambolo costituzione, giuramento del presidente sulla bibbia )… ma perché inventi le cose?

                Precisazione 2: la bontà laica – “Detto questo nessuno nega che il cristianesimo abbia anche fatto del bene ma quantomeno lo ha fatto anche per fare proselitismo mentre il volontariato laico non ha questo secondo fine è soprattutto non antepone la fede ai bisogni della persona” …. è una affermazione cattiva e gratuita , come dire li aiutano se diventano cattolici ( non basta correggere con “ma quantomeno lo ha fatto anche….”)

                Piccola considerazione mia … se i laici a cui ti riferisci fanno qualcosa di buono è solo grazie al fatto che “ non possiamo” non dirci “cristiani” (il vecchio b Croce) …. se fanno qualcosa di buono è solo per questo motivo.

          • michele says:

            Non è obbligatorio crecere, ma non mi dire che se un popolo abbandona la fede dei padri per il libertinaggio amorale sia una nazione fedele a se stessa.

          • Toni says:

            @Valentina
            Nessuno ti ha puntato una pistola per dirti che devi credere per forza a qualcosa.
            Pure io credo che ci sono non credenti che si comportano meglio di certi credenti.
            Aggiungo però che ci sono ladri e prostitute con l’animo più gentile di certe persone “per bene” rispettosi delle leggi, che pagano pure le tasse, ma che amano diritti come aborto, droga libera, eutanasia, eugenetica (versione educata , non nazista). Quest’ultimi per me sono i peggiori.

  2. Ale says:

    Dunque se si chiede l’ANNULLAMENTO va tutto bene e ci si risposa con “il Velo in Chiesa” da Pudende mentre se si Divorzia si è Peccatori. E guai a semplificare la Vita ai Peccatori…ma Pagando per l’Annullamento Tutto e’ Lecito. I Ricchi in Paradiso i Poveri all’Inferno!!! Carolina di Monaco si è sempre sposata da “pudenda” ops nonostante qualche topless e relazione discutibile extra extra..e così tante altre brave dame che in Chiesa entrano con il velo in Testa.. bianco per i matrimoni e nero per funerali e visite dal Papa, da brave dame cattoliche…

    • michele says:

      Il problema non è essere principi, ma che il matrimonio è un Sacramento. C’è un forum Dei che, non essendo credenti, menti come le tue non riescono a concepire.

      • Nino says:

        Alla base di tutta questa discussione, e delle relative polemiche, c’è la (secondo me deleteria) associazione, dovuta ai patti lateranensi, tra matrimonio come sacramento cattolico e matrimonio quale istituto civile regolato dalle leggi dello stato.

        Oggi in molti casi (percentualmente sempre di meno, e non credo sia deleterio per la chiesa) ci si sposa in chiesa per motivi che con il proprio credo e la propria religione c’entrano poco, e quel matrimonio ha anche tutti gli effetti del matrimonio civile. Se le due cerimonie fossero distinte e separate, allora forse le cose sarebbero più chiare a tutti.

        Lo stato ha introdotto il divorzio quale mezzo per porre fine agli effetti civili del matrimonio, ovvero non entra (e giustamente non può entrare) in quello che il matrimonio religioso. Il divorzio non va assolutamente ad inficiare il valore del matrimonio religioso nè quello della promessa che la coppia si scambi adavanti a Dio. In questa ottica, a me sembra effettivamente una semplificazione utile che, se una coppia si è già separata (attenzione, già separata, quindi ha definito di fatto tutti gli accordi per porre fine al matrimonio, considerato che sono rarissimi i casi in cui, una volta separati, i due coniugi ritornano insieme) e nel caso in cui non esistano figli minori (dettaglio che nell’articolo non viene citato) il passaggio dalla separazione al divorzio diventi un mero atto formale. Anche perchè, ricordiamolo, sa separazione esiste perchè in italia non c’era il divorzio, e quando questo è stato introdotto, invece di sostituirlo alla separazione (come credo sia in tutto il mondo), lo si è introdotto come passo aggiuntivo.

        Insomma, non ci vedo nessuno scandalo

        • Valentina says:

          Condivido il suo ottimo ragionamento. Inoltre bisogna ricordare che il matrimonio è un sacramento per la Chiesa Cattolica e per chi è cattolico, ma non tutti sono cattolici. Per chi non è credente il matrimonio ha solo valore civile ed è giusto che la legge consenta di mettervi fine quando, per tantissime ragioni, si è rivelato un fallimento.

          • michele says:

            Nella logica contrattuale del matrimonio civile è lineare. Ma povera società!

          • Toni says:

            Nino e Valentina
            Il vostro ragionatamente non lo condivido. Mi dissocio in particolare nel vedere una “associazione” luciferina tra matrimonio cattolico e civile, per via patti dei Lateranensi , individuata come causa principe, dal Sig. Nino. Insisto, con entrambi, nel ritenere che il problema a monte non consiste nella facilità o meno di rompere civilmente un matrimonio, ma il fatto che il matrimonio è una cosa sconosciuta rispetto ad una cultura imbarbarita. Consiglierei ad entrambi di dare un’occhiata alla concezione ellenica del matrimonio (Senofonte, Plutarco) avendo questa il vantaggio di non aver avuto rapporti con i patti Lateranensi e bigotti cattolici. I greci, si sa, la realizzarono la civiltà …. i barbari la sanno rompere (così è oggi, e gli effetti….si vedono, anche se si fa finta di no).

            • Nino says:

              @Toni: io ho solo espresso una mia opinione, e cioè che i patti lateranensi avendo fatto un tutt’uno tra matrimonio religioso (sacramento) e matrimonio civile (contratto civile) hanno ridotto il modo con cui viene vissuto ed affrontato il matrimonio religioso, o almeno possono averlo ridotto per molti.

              Purtroppo non conosco bene la concezione ellenistica del matrimonio, ma mi pare che anche a quei tempi il matrimonio non fosse indissolubile. Che poi oggi ci siano persone che si sposano (civilmente o in chiesa) senza capire esattamente l’entità del passo che stanno per compiere … può anche essere vero, ma non è certo rendendo il divorzio più complicato, o addirittura proibendolo, che si risolve la questione. Proprio qui su tempi c’è un articolo dal titolo molto eloquente (anche se relativo ad altro argomento): proibire non vuol dire prevenire

              • Toni says:

                @ Nino
                E’ vero, per i greci il matrimonio non era indissolubile ( questo e’ un vanto cristiano). Non di meno era concepito come se dovesse essere per sempre , in più si percepisce, nella loro visione, una prondita’, una cura , una attenzione tra i coniugi che non ha nulla a vedere con il “finché dura” la paaassione odierno. Qualità queste che non erano frutto del caso , ma di una disciplina che gli uomini e le donne davano a se stessi e che nulla ha da vedere con la spontaneismo infantile di oggi.

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