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Colli Lanzi: i quattro punti importanti per riformare il mercato del lavoro

dicembre 23, 2011 Redazione

I quattro punti importanti per riformare il mercato del lavoro che, secondo l’ad di Gi Group Colli Lanzi, la proposta di Ichino contribuisce a sostenere

Pubblichiamo i quattro punti che, secondo Stefano Colli Lanzi, ad di Gi Group, bisogna tenere presente per riformare il mercato del lavoro e che la proposta di Ichino contribuisce a sostenere.

1) Il contratto a tempo indeterminato deve orientare imprese e lavoratori ad una reciproca responsabilità, ad investimenti prospettici,  che consentano alla persona e alle aziende di costruire percorsi duraturi. La storia insegna che l’inamovibilità del singolo non aiuta gli investimenti perché tende a deresponsabilizzare la persona e spaventa l’azienda, orientandola a non intraprendere o ad utilizzare strumenti ingiustamente ed inutilmente precarizzanti.

2) Come sostenere allora, se non con l’inamovibilità, un livello adeguato di security all’interno di un sistema maggiormente flessibile? Rafforzando le politiche attive ed in particolare il supporto alla ricollocazione professionale, coinvolgendo le aziende in una logica assicurativa attraverso l’utilizzo di fondi interprofessionali secondo una concezione per cui chi, in qualche modo, crea il problema contribuisce anche a  risolverlo facendosene carico. Un tale impegno oltre ad essere equo risulterebbe persino conveniente:

a) per le aziende, mettendole in una condizione di forza nella gestione delle  altre componenti del “pacchetto di buonuscita”
b) per i lavoratori, che si troverebbero più facilmente a risolvere il vero problema che è la mancanza di lavoro
c) per l’intero sistema, che erogherebbe meno ammortizzatori passivi e potrebbe contare più velocemente sul contributo  produttivo delle persone reimpiegate. Il punto di forza delle persone nel mercato del lavoro non è costituito dall’inamovibilità del contratto ma dalla propria occupabilità. A livello di sistema bisogna dunque puntare a creare risorse più occupabili, produttive e responsabili.

3) Le politiche attive andrebbero concepite in una logica di collaborazione pubblico-privato per supportare innanzitutto la ricollocazione di quei lavoratori che non hanno “sponsor”, o perché non hanno un contratto stabile o perché si trovano all’interno di aziende fallite (e dunque non in grado di attivare servizi di outplacement). In questi casi sistemi quali i voucher o le doti, sperimentati da diverse amministrazioni locali e basati sulla premialità dei risultati raggiunti,  se rivolti a soggetti ben identificati e coresponsabilmente coinvolti, rappresentano casi di successo e dunque indicano una strada da perseguire per un welfare moderno. A patto che vi sia un’accurata selezione di interlocutori competenti, autorizzati e monitorati nel tempo. Analogamente potrebbero essere realizzati interventi per orientare i giovani anche con l’utilizzo di risorse pubbliche. Anche in questo caso dovrebbero però essere adottate logiche di premialità per il conseguimento di una buona ricollocazione all’interno di percorsi scolastici o lavorativi, utilizzando la sinergia tra il pubblico e il privato.

4) Con un contratto a tempo indeterminato in grado di consentire una certa mobilità delle risorse nel mercato del lavoro diminuirebbe la necessità di utilizzo di forme diverse di contratto per gestire i rapporti di lavoro dipendenti. Verrebbero così meno forme di lavoro non subordinato, spesso usate impropriamente, come il contratto a progetto, e si potrebbe concentrare il lavoro autonomo nella forma della Partita Iva utilizzabile da professioni ben definite. Circa gli impieghi  a termine, che a questo punto potrebbero essere utilizzati solo per esigenze effettivamente temporanee, le Agenzie per il Lavoro attraverso il contratto di somministrazione svolgerebbero sempre più l’importante ruolo di garantire al lavoratore temporaneo un adeguato supporto allo sviluppo professionale e di carriera che l’azienda utilizzatrice non sarebbe in grado di perseguire. Già oggi infatti le agenzie sostengono le persone nella ricerca di opportunità, selezionandole e orientandole verso le migliori e applicando varie forme di tutela attraverso istituti come Ebitemp – in grado di fornire supporti integrativi – ma soprattutto attraverso supporti alla formazione resi possibili dagli accantonamenti obbligatori gestiti da Formatemp, sino a giungere alla presa in carico a tempo indeterminato dei lavoratori attraverso lo staff leasing.

Una maggiore flexicurity significa la possibilità per tutti di accedere a percorsi professionali in una prospettiva di continuità anche dove il presupposto del rapporto di lavoro è temporaneo.

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