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Cina, la persecuzione comunista ha unito Chiesa ufficiale e sotterranea: «Basta demolire le croci»

agosto 2, 2015 Leone Grotti

Dal 2014 sono state abbattute già tra 1.000 e 1.500 croci. Le due Chiese, spesso divise, hanno protestato contro il governo: «Dobbiamo proteggere la nostra libertà religiosa e i nostri diritti di fedeli»

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La persecuzione unisce i cristiani. Lo ha detto papa Francesco riferendosi al Medio Oriente, dove Stato islamico e altri gruppi jihadisti minacciano, uccidono e cacciano i cristiani dalle loro case. Ma quelle parole valgono anche per la Cina, dove il partito comunista è riuscito spesso a dividere i fedeli tra Chiesa patriottica e sotterranea.

ALMENO 1.000 DEMOLIZIONI. Nel 2014 il governo comunista della provincia di Zhejiang ha lanciato la campagna delle «Tre rettifiche e una demolizione» per garantire la sicurezza degli edifici religiosi e ripulire lo skyline dalle invadenti e vistose croci. Di fatto, la campagna ha colpito solo i cristiani e da allora sono state demolite dalla sommità delle chiese tra le 1.000 e le 1.500 croci. Chi ha cercato di opporsi alla campagna, è stato picchiato o portato in prigione. Secondo molti fedeli locali, una simile campagna di persecuzione non si vedeva dai tempi della Rivoluzione Culturale.

«BASTA RIMANERE IN SILENZIO». Il governo ha agito in modo così spudorato che perfino la Chiesa ufficiale ha criticato apertamente il governo tanto quanto quella sotterranea, dimostrando una rara comunità d’intenti. Il 18 luglio, come riferisce AsiaNews, la Chiesa ufficiale di Wenzhou ha pubblicato un documento rivolto «a tutti i cittadini e i cattolici della Cina», intitolato: «Urliamo! Basta rimanere in silenzio». I sacerdoti “patriottici” dichiarano di «aver tollerato la demolizione delle croci e di aver pregato affinché le autorità si fermassero». Ma poiché il partito non si è fermato e «le demolizioni continuano senza alcun rispetto per la legge o la religione», è giunto il momento di fare qualcosa. La croce, continua il documento, è il simbolo della Chiesa e «noi dobbiamo proteggere la nostra libertà religiosa e i nostri diritti di fedeli».

PROTESTE PUBBLICHE. A questa presa di posizione è seguita la protesta di monsignor Vincent Zhu Weifang, 89 anni, che insieme a 26 sacerdoti ha manifestato davanti alla sede del governo locale. Questa iniziativa è stata lodata perfino da un vescovo illecito, Vincent Zhan Silu di Mindong. Ieri, infine, il vescovo coadiutore di Wenzhou, monsignor James Shao Zhumin, ha diffuso un comunicato insieme a tutta la Chiesa non ufficiale per «chiedere con forza di fermare la demolizione delle croci da tutte le chiese».

cina-cristiani-croce-weibo«APPELLO A TUTTI I CRISTIANI». La croce, continua monsignor Shao, «è il simbolo sacro della nostra fede cristiana. Chiediamo con forza un’immediata interruzione agli atti di demolizione illegale. Ci impegniamo a difendere con forza la croce! Ci appelliamo con forza a tutti i cristiani, senza distinzione di denominazione, a unirsi per fare la guardia e sostenere questo impegno». Tutte le parrocchie della diocesi «si organizzeranno in turni, in modo da digiunare e pregare in maniera continua per fermare la demolizione. Dobbiamo pregare per tre volte con questa frase: “Nostra Signora di Sheshan, ausilio dei cristiani, prega per noi!” e “Gesù confido in te”».

BUDDISTI OCCUPANO CHIESA. Le croci intanto continuano a essere abbattute a ritmo costante. A tutte le chiese della provincia di Zhejiang, dove risiedono come minimo due milioni di cristiani, è arrivato l’avviso di togliere il crocifisso, pena la rimozione coatta o la demolizione di tutto l’edificio. Per provocare i cristiani, il partito comunista del Zhejiang ha inviato dentro una chiesa di Huzhou dei monaci buddisti a pregare e bruciare incensi. «Mandare dei buddisti a cantare [in chiesa] è una provocazione», dichiara la congregazione protestante vittima dell’iniziativa a Radio Free Asia. «Hanno bloccato la porta principale, e la polizia ha dichiarato che avrebbero arrestato chiunque avesse bloccato i monaci con l’accusa di disturbo alla quiete pubblica».

«CROCI DIFFUSE OVUNQUE». I cristiani della provincia hanno risposto alla persecuzione proteggendo fisicamente le chiese e lanciando una campagna di ricostruzione della croce. Migliaia di croci di legno, dipinte di rosso, sono state costruite per essere poste «sulle case, sulle automobili, sui colli, sui vestiti. Non possiamo tenerle sulle chiese? Le diffonderemo ovunque», ha dichiarato in forma anonima un sacerdote di Wenzhou all’attivista Yaxue Cao.


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2 Commenti

  1. Filippo81 says:

    Onore agli amici Cristiani cinesi.

  2. SUSANNA ROLLI says:

    O che bello, si dan da fare, le croci rosse, bravi!! Ad offesa almeno loro rispondono, noi cristiani le offese non le “sentiamo” nemmeno piu’ ( V. cristiani indifferenti al gender, favorevoli all’ “amore diversamente abile”, per non parlare di quelli che i crocifissi li vogliono eliminare dalle scuole italiane -ci arrivano, ci arrivano!-, i cristiani che ormai non ne ho nemmeno piu’ la voglia di parlarne). Ma che bravi che siete, cinesi!

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