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Chi studia, muore. Perché Boko Haram ha distrutto più di mille scuole in Nigeria

dicembre 10, 2015 Leone Grotti

Solo quest’anno in Nigeria, in una sola regione, 1.100 istituti sono stati chiusi o distrutti. A Maiduguri si va in classe due giorni a settimana

Nel 2014 Boko Haram ha ucciso più persone dell’Isis (oltre seimila), guadagnandosi lo scettro di gruppo terroristico più mortifero del mondo. Ma c’è un’altra vittima illustre dei jihadisti in Nigeria: l’educazione. Solo nel 2015, infatti, e solo nella regione del lago Chad, attorno al quale Boko Haram combatte senza sosta nel nord della Nigeria, sono state chiuse o distrutte più di 1.100 scuole.

600 INSEGNANTI UCCISI. Secondo Irin, tra il 2009 e l’ottobre di quest’anno i terroristi islamici hanno ucciso più di 600 insegnanti. Boko Haram letteralmente significa “l’educazione occidentale è peccato” e dal 2009 tempesta il nord del paese per cacciare tutti i cristiani e fondare uno Stato islamico. Uno dei primi obiettivi dei jihadisti sono le scuole, colpevoli di insegnare altre materie oltre al Corano e di essere plagiate dai successori dei colonizzatori occidentali.

DOCENTI IN FUGA. Oltre a quelli uccisi, altri 19 mila professori sono scappati dalle scuole dove insegnavano a causa della violenza. Migliaia di altri sono stati minacciati, feriti o rapiti. «È da 20 anni che insegno», racconta Ahmadu Abba, 42 anni, docente in una scuola della capitale dello Stato di Borno, Maiduguri, dove gli attentati si susseguono da anni. «Sono sempre spaventato di entrare in classe. La maggior parte dei miei colleghi è stata uccisa o ferita». In città le lezioni si tengono solo due giorni a settimana e quand’è periodo di esami contingenti dell’esercito vengono schierati a protezione degli edifici. «Un sacco di volte ho pensato di cambiare lavoro a causa dell’insicurezza», continua.

«CHIUNQUE PUÒ PIAZZARE UNA BOMBA». Il governo assicura di aver già aumentato al massimo la protezione, ma Hadiza Bashir, vedova con sette figli, insegnante in una scuola elementare di Maiduguri, non è d’accordo: «Non c’è un cancello a bloccare l’entrata e nessuna guardia a vedere chi entra e chi esce. Chiunque potrebbe venire dentro e piazzare una bomba». Molti nigeriani risolvono il problema della sicurezza rifiutando le proposte di lavoro che vengono dal nord-est del paese: «Di recente ho rifiutato una proposta a Gashua, presso l’università federale dello Stato di Yobe (uno dei più colpiti da Boko Haram, ndr)», spiega il docente Shehu Ahmed. «Ho pensato che fosse troppo rischioso per me andare a lavorare là».

Foto Ansa


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3 Commenti

  1. SUSANNA ROLLI says:

    Toc Toc!! C’è qualcuno fuori dalla Nigeria (perchè in Nigeria evidentemente non c’è nessuno che se ne occupi) che ci può almeno mininominimo far caso?

    • Menelik says:

      Pensa che l’ultimo anno del pontificato Ratzinger, in occasione di un attacco che è costato un sacco di morti, da qualche parte giù nella Nigeria (avevano massacrato la gente in una chiesa cattolica e anche in una scuola, è successo un casino, non ricordo bene, comunque i morti erano decine e la cosa fece scalpore qua), io ho letto su un forum o un blog delle affermazioni di alcuni atei trolleggiavano là, e mi colpì questa frase:
      Hanno fatto un bel regalino di Natale a Nazingher.
      (Era pochi giorni prima di Natale).
      Un altro aggiunse:
      Nazingher, sei contento?
      Una volta credevo che si trattasse di qualche esaltato, invece oggi credo che tra gli atei troll, quei personaggi sono molto più frequenti di quanto crediamo.
      Ecco, alla tua domanda se qualcuno ci può far caso fuori dalla Nigeria, qua in Occidente, non temere, loro (gli atei nostrani) già si fregano le mani dalla soddisfazione.

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