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Caso talidomide. Garattini: «La sperimentazione sugli animali è necessaria»

settembre 19, 2012 Chiara Rizzo

«Non possiamo fare a meno dei test sugli animali. Gli animalisti si leggano la letteratura scientifica». Intervista al direttore scientifico dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano

La Lav ha combattuto strenuamente perché il canile di Green hill fosse chiuso: una manifestazione di piazza senza precedenti, che oggi porta anche al dibattito su una norma che regolarizzerebbe le sperimentazioni cliniche sugli animali. Si tratta dell’articolo 14 della legge comunitaria, che è in discussione alla Commissione politiche comunitarie del Senato dopo l’approvazione alla Camera: questo articolo prevede l’abolizione degli allevamenti animali. La conseguenza, secondo un fronte politico bipartisan, potrebbe essere però che la sperimentazione dei farmaci sia spostata dalle aziende ad altri paesi dove i controlli anche sul benessere degli animali sono più blandi o inesistenti, rispetto al nostro. È tornato alla ribalta nelle cronache il caso del talidomide, un farmaco messo in commercio tra il ’57 e il ’61 senza che prima fosse testato su animali gravidi, che portò alla nascita di 10 mila bambini focomelici nel mondo (600 in Italia): fu dopo questo terribile caso che fu introdotta anche nel nostro paese la farmacovigilanza. «Nei test eseguiti dai ricercatori – ha replicato Michela Kuan della Lav – nessuna delle specie trattate in laboratorio con il talidomide produsse feti focomelici». A Kuan replica Silvio Garattini, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano: «La dottoressa Kuan dovrebbe prima leggersi la letteratura scientifica».

Perché? È possibile mettere una parola fine alla polemica con dei dati certi?
Con dosi appropriate e a tempi appropriati durante il processo della gravidanza, il talidomide aveva indotto malformazioni negli animali gravidi su cui fu testato, solo dopo però che aveva provocato malformazioni nei feti umani. Vennero riscontrate malformazioni dapprima nel topo (come dimostrò lo studio di Giraud, Tuchmann-Duplessis e Mercier-Parot pubblicato nel 1962), poi negli embrioni di pollo (studio di Yang, Yang e Liang del ’63), nel coniglio (in due studi, di Schmacher, Blake, Gurian e Gillette nel 1968 e di Pasquet nel 1974), nel ratto ma solo per via endovenosa (Schumacher e altri, 1968), nel marmoset (Hamilton e Poswillo, 1972) e nella scimmia (Hendrickx del 1973). Il ratto è risultato l’animale meno sensibile al talidomide. E si potrebbe continuare con la citazione di altri studi. Purtroppo questi sono risultati ottenuti in tempi successivi alla tragedia del talidomide perché all’epoca non era richiesto che i nuovi farmaci fossero studiati sulla riproduzione animale, mentre oggi è obbligatorio.

Il ministro della Salute Renato Balduzzi ha appoggiato il divieto di allevamenti e indicato il ricorso a metodi alternativi per i test. Da scienziato lei cosa ne pensa?
Il divieto di allevamento non risolve il problema perché la sperimentazione animale è necessaria e, per molti aspetti, è obbligatoria. Non esistono metodi alternativi, ma metodi complementari. Si tratta delle colture in vitro di cellule che si utilizzano quotidianamente in tutti i laboratori. Tuttavia chiedendo metodi “alternativi” gli animalisti si contraddicono perché, da un lato, ritengono che gli animali non siano adatti e, dall’altro, che le cellule in una provetta di vetro siano più predittive per l’attività nell’uomo. Chiunque abbia buon senso non può negare che il topo sia più vicino all’uomo di quanto non lo siano singole cellule, anche umane.

All’istituto Mario Negri lavorate quotidianamente con la ricerca sui farmaci. Attualmente quali “paletti” dovete seguire nel fare i testi sugli animali?
Da noi i progetti che richiedono sperimentazione animale prima vengono sottoposti al parere di un comitato etico e poi devono essere approvati dal ministero della Salute. Vi sono regole ben definite per evitare sofferenze agli animali: si utilizza l’anestesia quando si devono eseguire interventi chirurgici, si cerca di utilizzare ogni accorgimento che favorisca il benessere animale. Un veterinario sovrintende alla sperimentazione animale. Noi non abbiamo mai utilizzato cani: so che al livello nazionale, nel 95 per cento dei casi, gli animali usati per la sperimentazione sono topi e ratti.

Meglio il progresso medico, anche a qualsiasi costo, o meglio il rispetto di creature indifese, sacrificando però la ricerca che potrebbe salvare nuove vite?
Credo che l’uomo sia più importante degli animali e che le sofferenze dei bambini meritino di ricorrere alla sperimentazione. Una volta la leucemia dei bambini determinava la morte in 6 mesi. Oggi oltre l’80 per cento guarisce grazie alla sperimentazione animale che nel tempo ha individuato i farmaci adatti.

Oltre al caso talidomide, ci sono altri casi in cui le mancate sperimentazioni su animali comportarono gravi conseguenze per gli esseri umani?
Non esistono altri casi così “clamorosi” perché da allora gli studi di tossicità su animali in riproduzione sono divenuti obbligatori.

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6 Commenti

  1. Giuliano scrive:

    grazie agli animalisti, ovvero alla sinistra, torneremo alla barbarie e alle malattie precedenti alle scoperte scientifiche. A loro non interessano punto gli animali, la loro battaglia serve a ridurre la visione spirituale dell’uomo al rango di animale tra gli animali. Infatti si sterminano milioni di esseri umani con l’aborto e loro sono felici.

    • Poppi Pippo scrive:

      “Infatti si sterminano milioni di esseri umani con l’aborto e loro sono felici.”

      peccato che tra quei milioni nn c’eri te….

    • cassandra scrive:

      In democrazia mi sarei aspettata che la questione “sperimentazione animale” venisse approfondita e trattata più “coraggiosamente”come meriterebbe la questione”salute pubblica”(salute=diritto e bene universale,NON merce)invece non si da’ spazio ai sempre più numerosi scienziati,ricercatori e medici antivivisezionisti(tali NON per animalismo ma per scienza) come per esempio questi: Prof.Sprovieri,Congresso di Sorrento,1980,“la ricerca biomedica non ha bisogno di animali,è insensato e pericoloso continuare a seguire questa via tradizionale”;Prof. Croce P., ex primario dell’ospedale Sacco di Milano, dopo anni di ricerca sui modelli animali, umilmente e onestamente li riassumeva cosi: “errore metodologico”.• Il cardiologo J. Pippin “Harvard Medical School”, sugli articoli pubblicati dagli sperimentatori, commenta: “E’ un insieme di articoli dai quali risulta in modo evidente l’uso strumentale di un esperimento per giustificare il successivo.”•Bross I., ex direttore dello Sloan-Kettering, il più grande istituto di ricerca sul cancro del mondo: “I contraddittori risultati della sperimentazione animale non solo hanno spesso ritardato e ipotecato il cammino della guerra al cancro, ma non hanno mai neppure determinato un solo tangibile avanzamento sul terreno della prevenzione o della cura del cancro umano”,da “Nature” :“… per quanto riguarda le malattie neurodegenerative, i risultati ottenuti utilizzando il modello murino [cioè i topi] appaiono pressoché inutili”•Ricercatrice di società farmaceutiche Dr.Eli Lilly : “Se considerate i milioni di topi che siamo riusciti a curare, e poi li confrontate con ciò che siamo riusciti, o meglio, con ciò che non siamo riusciti a fare nella cura clinica delle metastasi, vi renderete conto che in quei modelli ci dev’essere qualcosa di sbagliato”.Holly Cheever, Veterinario americano: “Le patologie cardiache che si riscontrano nell’uomo non hanno alcuna correlazione con i problemi cardiaci dei cani. Di conseguenza, cercare di ricreare artificialmente nei cani le patologie cardiovascolari umane è inappropriato, inutile e dirotta fondi”.•Marius Maxwell, neurochirurgo formatosi ad Oxford, Cambridge e Harvard, in merito all’irriproducibilità del Parkinson umano negli animali dice: “non ci sono prove del fatto che la loro predittività per il trattamento del Parkinson nell’uomo possa superare il risultato probabilistico del 50/50, come nel lancio della classica monetina”. (mentre un metodo di ricerca è ritenuto statisticamente significativo quando fornisce un valido risultato nel 95% dei casi!)• Neancy Andreasen, psichiatra americana tra i massimi esperti mondiali sulla schizofrenia, dice “Non è possibile avere modelli animali per i disturbi del pensiero formale..Anche i modelli animali utilizzati dalle case farmaceutiche per testare l’efficacia terapeutica degli antipsicotici non sono validi.” Prof. Cagno, Dirig.Medico Ospedaliero, Psichiatria, commenta che “un metodo sbagliato non si corregge,si abolisce”…ecc.ecc.ecc.
      Trovo che il punto sia proprio in quest’ultima frase citata, concetto che esemplifico ulteriormente: Drize Test (datato 1944 e MAI validato come tutti gli altri test su animali)che ancora oggi si usa per lo studio dell’irritabilità oftalmica utilizzando i conigli in quanto privi di ghiandole lacrimali, nonostante già nel 1971 fosse stato dimostrato dai ricercatori Weil e Scala, come differiscano i risultati da caso a caso e da laboratoio a laboratorio,e nonostante esista il TEST DI BETTERO per cui la sostanza “X” viene posta in contatto con la lacrima umana in vitro. Quest’ultimo test è sicuro e attendibile al 100%, veloce, pratico, economico ed addirittura personalizzabile per evitare le reazioni allergiche individuali MA NON SI USA! Cosi come non sono obbligatori per legge TUTTI gli altri test più moderni,più scientifici più attendibili rispetto “al salto nel vuoto, a posteriori, del confronto tra specie diverse”,che gli stessi foglietti illustrativi dei farmaci dimostrano con queste frasi “[…] negli studi sugli animali la somministrazione di “X” ha avuto un effetto dannoso sulla prole. Non è noto il potenziale rischio per la specie umana […]”.
      Basta leggere i progetti di ricerca basati sul “modello animale” per vedere come venga fatto solo in base alla facilità “logistica” come si evince dal Sito Telethon,ricerca “GJT030345” dal titolo “Caratterizzazione dei meccanismi genetici che controllano il differenziamento pancreatico in zebrafish” finanziata con 83150 euro per studiare il diabete (malattia di un mammifero,senza branchie:l’essere umano), dove il ricercatore dice “Altri organismi si prestano meglio ad un compromesso fra la loro somiglianza con noi e la facilita’ di un loro studio genetico. Il topo, ad esempio, a causa della sua prolificita’ e’ geneticamente più facile da studiare dell’uomo. Un altro animale che ha molto successo in genetica e’ il pesce zebra.”
      Ma, scientificamente,per la medicina, quanto è utile il “compromesso”?Che significa “simile”? Il vino rosso è simile al nostro sangue..il monossido di carbonio è trasparente come l’aria..ma queste parole nella ricerca medica (onesta)non hanno senso,forse lo avevano alcuni secoli fa,ma ora no!
      Sempre dal medesimo sito “Telethon”citato perché molto popolare, nonostante vengano taciuti i dettagli degli esperimenti si può vedere come le ricerche spesso avvengano in parallelo cioè contemporaneamente su animale e uomo infatti in un’altra ricerca che dovrebbe riguardare l’AUTISMO viene espressamente scritto: “In questo progetto studieremo i meccanismi neuronali che sottostanno all’adattamento nel sistema tattile dei ratti. Nei soggetti umani normali studieremo le caratteristiche ed i parametri dell adattamento e dell apprendimento tattile(385.600 €!).. Ma che senso hanno le ricerche in parallelo uomo/ratto ?Forse perché si sa benissimo che non esistono topi autistici,ma i topi servono perchè ci sono finanziamenti per creare nuovi ceppi “pasticciando”un pò sul loro genoma per farli “assomigliare un cicinin”!?
      Altra citazione dal medesimo sito:descrizione di una ricerca da 180.000 € che dovrebbe riguardare il RITARDO MENTALE “L’approccio che noi abbiamo preso per identificarne alcuni si basa sia su nuove tecnologie di studio di pazienti che sull’analisi di un mutante di topo che presenta alcune interessanti caratteristiche che ne fanno secondo noi un buon modello per studiare almeno alcuni aspetti del RM.”(180.000 €)(San Raffaele) ..è proprio in quel “per noi” e “almeno alcuni aspetti” che questi “ricercatori” portano alla luce la falla: soggettività ed inadeguatezza degli esperimenti sugli animali..per non parlare poi del fatto che chi ritiene buono il modello?chi si piglia i denari!!!
      Poi devo ancora capire che significato “socio-sanitario” abbia questo progetto da ben 263.000 €,riguardante la ben conosciuta obesità,“ Ci prefissiamo di utilizzare modelli animali, al fine di ottenere evidenze che indichino l’opportunità di ulteriori approfondimenti nell’uomo”..ebbene,quando ho letto questi numerosi progetti “non senso” non so se ero più divertita o più agghiacciata!
      Altro divertimento leggere alcuni esempi fatti da alcuni politici favorevoli alla vivisezione:hanno citato gli antibiotici senza sapere che proprio la penicellina,valsa il Nobel agli scopritori, NON fu sottoposta a sperimentazione animale, altrimenti sarebbe stata scartata!!Sensa dedurre che quasi sicuramente i passi avanti si sono avuti NONOSTANTE la vivisezione,non grazie a lei!
      Ma la citazione seguente è il “top”: l’incredibile commento del rappresentante delle industrie farmaceutiche (invito a leggere il loro statuto e il loro codice deontologico..chiarificatori!) intervenuto durante gli incontri a Montecitorio, promossi nei primi anni del duemila per discutere sulla riforma alla legge inerente la sperimentazione animale che,interrompendo bruscamente il Prof. Fedi,prof. di Urologia ed ex primario all’ospedale di Terni, proferì una domanda emblematica ovvero se i presenti si rendessero conto che se fosse recepita la tesi antivivisezionista TUTTI avrebbero potuto fare ricerca, (per carità!!mica i malati hanno bisogno di un volano derivante anche dalla maggior concorrenza qualitativa scientifica),domanda che lasciò di stucco i presenti che probabilmente non si aspettavano una simile ammissione di natura esclusivamente commerciale e non certo scientifica o inerente la salute pubblica!!
      Ciò fa capire come IL VERO VOLANO DELLA RICERCA SIA LIBERALIZZARLA,TAGLIANDO LE OBSOLETE E FUORVIANTI CATENE DELLA VIVISEZIONE quindi,preso atto che ormai nessuno crede più alla favoletta standard “preferisci un topo o un bambino” perchè con la vivisezione sono cavie entrambi,sarebbe preferibile che il bambino potesse contare su sostanze sottoposte a test attendibili al 100 % e non al lancio della moneta “test-animale”.

  2. Alessandro Baiocchi scrive:

    Non sono d’accordo con le conclusioni dell’articolo.
    I casi di reazione avversa ai farmaci sono anche oggi molto numerosi, addirittura in aumento secondo gli scienziati inglesi che hanno sottoscritto l’appello al Prime Minister David Cameron per una ricerca più sicura, meno basata sul modello animale:

    The Lancet, 04/06/2011, “Open letter to UK Prime Minister David Cameron and Health Secretary Andrew Lansley on safety of medicines”

    http://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(11)60802-7/fulltext

    Non dimentichiamo, inoltre, i danni causati ai primi soggetti umani dal farmaco sperimentale TGN1412.
    Nessun test animale aveva previsto questo fallimento ed il farmaco era stato somministrato ai soggetti umani in dosi 500 volte inferiori a quelli dimostrati “sicuri” sulle scimmie:

    http://en.wikipedia.org/wiki/TGN1412

    La sperimentazione animale favorisce unicamente gli interessi delle aziende farmaceutiche, che in questo modo possono immettere più facilmente sul mercato farmaci inutili o addirittura dannosi.
    Leggere in proposito la recente ricerca condotta in Francia dal professor Philippe Even e dal dottor Bernard Debré:

    “Half of drugs prescribed in France useless or dangerous, say two specialists”, The Guardian 14/09/2012

    http://www.guardian.co.uk/world/2012/sep/14/french-doctors-drugs-useless-dangerous

    Gli autori rivelano che 20.000 persone, ogni anno, perdono la vita a causa dei farmaci.

    Oggi esistono le condizioni per una ricerca più sicura, che deve essere maggiormente incentivata e finanziata nell’interesse di tutti i cittadini.
    Si assiste invece, purtroppo, ad un continuo aumento del numero di animali utilizzati per fini sperimentali, spesso con autorizzazioni in deroga alla normativa vigente; questo rappresenta un inutile scempio di esseri viventi e senzienti senza alcun ritorno dimostrabile per il benessere umano.

    • Tommaso scrive:

      Caro Baiocchi, ma con i costi che ha la sperimentazione animale, lei davvero crede che essa favorisca “unicamente gli interessi delle aziende farmaceutiche”… e che interessi? se un’alternativa ci fosse, le farmaceutiche sarebbero le prime ad utilizzarla, proprio per i costi che la sperimentazione enimale comporta!

      Oltretutto, non è vero che “Si assiste invece, purtroppo, ad un continuo aumento del numero di animali utilizzati”, porti dei dati! Io so che la regola delle “tre R” è molto ben applicata, almeno in italia…

      Poi, suvvia, il “the Guardian” come fonte scientifica…

      • Alessandro Baiocchi scrive:

        Caro Tommaso, andiamo con ordine (inverso, se permette):

        1. The Guardian è solo il “vettore” della notizia, ma la ricerca ha basi assolutamente scientifiche, i cui risultati sono contenuti nel libro scritto dal professor Philippe Even (direttore del Necker Institute) e dal dottor Bernard Debré.

        2. I dati ufficiali circa l’incremento del numero di animali ci sono eccome, vedere:
        “Ethical and Scientific Considerations Regarding Animal Testing and Research”, PLOSOne (fonte primaria, peer-reviewed), Hope R. Ferdowsian, Nancy Beck, Sept. 2007 –

        http://bit.ly/pIZWC4

        Riporto un passaggio fondamentale:
        “Despite the attention brought to this issue by Russell and Burch, the number of animals used in research and testing has continued to increase. Recent estimates suggest that at least 100 million animals are used each year worldwide”.
        In Italia le ultime statistiche riportano un dato sostanzialmente stabile, ma con un preoccupante aumento delle sperimentazioni in deroga alle normative vigenti.

        3. Circa i costi della SA: che vuol dire? Anche il marketing è “costoso”, ma un alto costo non significa che non sia un buon investimento, semplicemente serve un capitale iniziale più alto, tra l’altro questo esclude i piccoli player dal mercato della ricerca.
        Il modello animale orienta la ricerca verso farmaci che curano i sintomi, non le cause, in quanto le malattie indotte artificialmente negli animali non hanno la stessa eziologia di quelle umane: questo crea un florido mercato di malati cronici.
        Ma le aziende farmaceutiche fanno bene a curare i loro interessi; io sono indignato con i nostri rappresentanti politici, che troppo spesso antepongono gli interessi privati ai diritti e alla volontà dei loro elettori.

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