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Referendum Bologna, Rodotà: «Le scuole deve farle lo Stato per principio». Non per i bambini?

maggio 21, 2013 Correttore di bozze

Ieri il Correttore di bozze ha appreso con sgomento che perfino il suo personale babau, Romano Prodi, the king of the adult catholics, si è schierato a favore del finanziamento pubblico degli asili paritari da parte del Comune di Bologna, e che quindi al referendum cittadino del 26 maggio voterà B. B come Bologna, come Bambini e come Bozze. «Perché bocciare un accordo che ha funzionato bene per tantissimi anni e che, tutto sommato, ha permesso, con un modesto impiego di mezzi, di ampliare almeno un po’ il numero dei bambini ammessi alla scuola dell’infanzia?», ha scritto Prodi con una dose di buon senso talmente incredibile da lasciare tramortito il Correttore di bozze. Ma come? – si è domandato smarrito quest’ultimo – Significa che non è rimasto proprio nessuno a resistere contro «questa regalia di denaro pubblico ai privati», come l’ha definita Paolo Ferrero, leggendario segretario del Partito della Rifondazione Comunista, l’ultimo dei cubani?

Poi, per fortuna, stamattina a pagina 4 del Corriere della Sera è apparsa la lettera di Stefano Rodotà, il rubicondo ancorché leggermente impolverato ex presidente del Pds ed ex altre-cose-di-sinistra che i parlamentari grillini volevano eleggere al Quirinale in qualità «presidente di tutti», avendo egli racimolato la bellezza di quattromila e rotti like dal famoso popolo del web. Il quale Rodotà per altro già da tempo ha sposato la causa dei referendari bolognesi contro il (micro)finanziamento in questione, aderendo all’appello in compagnia di un circolino di menti lucide da strappare le mutande, tipo Margherita Hack, Dario Fo e Maurizio Landini.

Ebbene, oggi nella sua lettera al Corriere il quasi-presidente-di-tutti spiega molto bene quali sentimenti animino i promotori del referendum antiparitarie, regalando emozioni che il Correttore di bozze non provava più dai tempi gloriosi del compagno Lunaciarskij, indimenticato Commissario del Popolo all’Istruzione dell’Unione Sovietica. Sostiene Rodotàrskij che «il vero ispiratore» di tutto l’ambaradan non è lui stesso, magari lo fosse, ma è in realtà «l’articolo 33 della Costituzione, dov’è scritto che i privati possono istituire scuole “senza oneri per lo Stato”». E senza oneri, secondo Rodotà, che di mestiere fa il giurista ma legge la Costituzione come un ayatollah leggerebbe il Corano, significa senza alzare un dito. Né un quattrino né una scartoffia né niente. Neanche quando si tratti, per lo Stato stesso, di risparmiare.

Hai voglia poi a spiegargli che in realtà, nel caso delle scuole paritarie in questione, l’onere a ben vedere è tutto «sulle spalle della società civile» visto che «il Comune dà 1 milione all’anno, ricevendo però in cambio un servizio da 6 milioni» (lo dice l’economista Stefano Zamagni, non il Correttore di bozze). Inutile ribadire, come ha fatto il cardinale Angelo Bagnasco, che «quel finanziamento permette allo Stato di risparmiare». Non gliene frega un piffero, a lui, dei numeri: «Non siamo di fronte a una questione contabile». Per noi maomettani della Carta siamo piuttosto di fronte a una bestemmia, «una triste interpretazione, giuridica e politica, che ha voluto aggirare la chiara lettera della Costituzione» allo scopo di «distinguere “finanziamenti” da “oneri”, e battezzare come “pubblico” un sistema di cui i privati sono parte integrante». Come se la sacra Costituzione si dovesse adattare alla volgare realtà. O magari alle persone. Ma come osate, infedeli? Non lo sapete che è l’uomo che è fatto per il sabato? «Ci si dovrebbe un po’ vergognare».

Ugualmente si dovrebbero vergognare quelli che usano i bambini come scudi umani. Come se i bambini c’entrassero qualcosa in questa sacrosanta crociata contro i privilegi della Chiesa. Proprio non si può sentire l’argomento secondo cui con gli stessi soldi (ma forse è meglio dire spiccioli) «regalati ai privati» il Comune tirerebbe fuori manco un decimo dei posti asilo. Perché il punto è un altro, per Rodotà: «Siamo ormai così disabituati alle questioni di principio che, quando ci capitano tra i piedi, cerchiamo di liberarcene tacciandole di “ideologia”. I promotori del referendum, per fortuna di tutti, sono abituati a un altro realismo e chiedono che i princìpi siano rispettati al di là delle convenienze e che la legalità costituzionale venga onorata». È chiaro adesso? È una questione di principio. Le scuole mica si fanno per i bambini (luride convenienze). Le scuole si fanno per la legalità. E se un domani vostro figlio non troverà posto, forse dovevate adottare un articolo della Costituzione.

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15 Commenti

  1. Tommaso scrive:

    Secondo me Rodotà parla con coscienza e il “principio” per cui le scuole devono essere fatte dallo stato è perché nelle scuole paritarie si seguono spesso percorsi di insegnamento diversi da quelli “standard” delle scuole statali, spesso volti a tirar fuori anche l’estro creativo degli studenti e a farli ragionare con la loro testa.
    Scuole del genere, sempre secondo me, non sono affatto funzionali al potere, perché rischiano di formare generazioni “pensanti”.

  2. Mappo scrive:

    Vorrà dire che i bambini che non dovessero trovare posto negli asili comunali potranno essere ospitati nella grandissima e va da sé schiccosissima magione del nostro Ro-do-tà

  3. Giacomo scrive:

    Quella del risparmio è una balla colossale. La verità è che pre-1995, ovvero a costo zero per il Comune di Bologna, c’erano già 1660 bambini che frequentavano scuole poi divenute “paritarie”. Oggi, con 1.2m di euro distribuiti a pioggia, quei bambini sono 1736. Se la matematica non è un’opinione, quei 60 e rotti bambini costano 15mila euro l’uno al Comune, ovvero più del doppio di un bambino “comunale”, che costa meno di 7000 euro. Con gli stessi soldi, il Comune potrebbe assorbire il triplo dei bambini.

    Attaccando sul lato economico non fate che abbassare i vostri ideali. La verità è che a Bologna c’è sempre stato (e probabilmente sempre ci sarà) uno zoccolo duro di famiglie che vogliono per i loro figli un’educazione di stampo prettamente cattolico, e che sono disposte per questo a sostenere istituzioni specializzate di tasca loro. Non si capisce perché il Comune, la cui priorità è garantire a tutti il diritto alla scuola, debba costringere centinaia di famiglie a NON usufruire del loro diritto per poter poi regalare soldi a compagnie private che potrebbero tranquillamente sopravvivere senza.

    • giuliano scrive:

      educazione cattolica e altri rimproveri che si leggono !!. La Costituzione dice anche che i genitori hanno il diritto di scegliere per i propri figli la scuola che desiderano, quindi lo Stato deve mettere in condizioni tali genitori di esercitare tale principio, chiaro ?? il resto è retorica dei soliti notti che vorrebbero che tutti i figli di tutti fossero indottrinati dagli insegnanti democratici, ovvero rossi, che sono i padroni veri del sistema scolastico pubblico

    • luigi scrive:

      egregio Giacomo e signora baldassari e compagnia io sono cattolico pago le tasse come penso che faccia anche lei e voi e forse ho diritto ad avere una scuola che trasmetta anche i valori della mia famiglia senza dover pagare ancora di più di quello che pago adesso senza lamentarmi, lei (e voi)evidentemente non credete ,liberissimi ma anche la vostra è una opzione e non un assoluto in una società plurale, solo che voi mandate quasi gratis alla scuola che ritenete più valida io devo pagare più volte, quando l’ideologia prevale……., ps in Francia stato che più laico non c’è ne le scuole paritarie non sono messe in discussione.

      • Giacomo scrive:

        Ma infatti, liberissimi di discuterne sul piano ideale/ideologico ed eventualmente trovare un compromesso (detassazione etc), ma non mettiamola sul pragmaticismo del ‘costa meno’ perchè é una fandonia – solo questo dicevo, ed è irrefutabile.

        • Martino scrive:

          “Liberissimi di discuterne sul piano ideale/ideologico”? Qui mi pare “irrefutabile” il sacrosanto diritto alla libertà di educazione? C’è da discuterne per lei?

          “Discutibili” sono invece i suoi conti: cosa significa che “pre 1995 ” vi erano 1660 bambini formati a costo zero? Non sono di Bologna, dunque non conosco nel merito ciò a cui lei si riferisce, ma delle due una:
          1) o lei desidera che nelle paritarie ci lavorino solo i volontari
          2) o se invece quelle scuole erano pagate dallo stato e non dal comune, per lei non erano un costo
          …. se ve ne è una terza me la spieghi.

          PS: Dividere 1.2m su 60 mi pare davvero poco leale da parte sua.
          Quello economico è invece un terreno laico di discussione, non lo censuri con questo “trucchetto matematico”.
          Mi pare che siano quelli che la pensano come lei che finora abbiano sventolato la questione economica come elemento di diseguaglianza tra scuola statale e privata: i soldi dati alle private/paritarie sono tolti alla scuola pubblica. Non è questo lo slogan?
          Adesso che la foglia di fico rischia di cadere, si cerca di fare i conti con ….. fantasia?

          • Gmtubini scrive:

            Quello di Giacomo è il classico approccio semplicistico ad un problema complesso che serve solo a sbattere sul muso dei gonzi ideologizzati il risultato di qualche operazioncella aritmetica che parrebbe dar loro ragione.
            Senza contare che quando uno dice “la verità è che pre-1995″ dimenticando di parlare di un’altra epoca, non si dovrebbe neanche prenderlo in considerazione.

  4. mario scrive:

    MA IL DIRITTO ALLO STUDIO è a senso unico, ossia è quello di un certo pensiero ideologico, o deve rispettare la libertà di pensiero e, quindi, il diritto di scelta? Ogni cittadino che rispetta i principi della Costituzione ha il diritto di poter godere degli stessi benefici compresa la gratuità del diritto allo studio e perciò anche di non essere discriminato da una autorità che si chiama democratica e poi agisce con comportamenti di tutt’altra natura. La Costituzione “più bella del mondo” che proclama la libertà come principio irrinunciabile deve essere guardata a vista da quale controllore, fermo restando che non mi risulta che i programmi delle scuole paritarie prevedano la rivoluzione contro l’autorità costituita? Di che cosa si ha paura? Che si formino delle menti critiche capaci di leggere autonomamente la realtà anzichè seguire l’indottrinamento della cultuta laica dominante? se non è questo, chi mi spiega tanto accanimento contro la libertò di insegnamento?

  5. monica scrive:

    Ognuno dovrebbe avere il diritto di scegliere la scuola che vuole , e chi sceglie la scuola privata avere indietro i soldi che lo Stato non spende per la sua istruzione!!!.. Mi sento fortunata perchè ho frequentato la scuola Privata quindi ho conosciuto dei punti di vista diversi dal solito Statalismo!!

  6. Su Connottu scrive:

    Non farei troppi ragionamenti.
    Basta mostrare la faccia di Rodotà e uno corre a votare “B” per istinto di conservazione.
    Concordo totalmente con Francesco Cacopardi.

  7. MR scrive:

    Zamagni dice che lo stato spende 1 e risparmia 6……….questo già basterebbe. La domanda di fondo è: quale è lo scopo dello stato? Favorire le diverse anime della società o scegliere tutto di tutto?

    La signora Gaia può decidere giustamente di mandare i propri figli dove desidera ma dice almeno due cose errate oltre ad avere un concetto di libertà un po’ limitato

    1. I figli non l’avrebbero scelta……….perchè forse hanno scelto quella statale o il colore del pannolino? ma dai non prendiamoci in giro……….

    2. la carta igienica la compriamo tutti e se ha difficoltà possiamo fare una colletta……comunque a parte le battute ……chi manda i figli alla scuola non statale (definirla privata non è corretto) paga tutte le tasse fine in fondo anche per l’istruzione statale. quindi siamo noi che paghiamo la scuola della signora Gaia e non il contrario xchè noi paghiamo perlomeno il doppio (tasse per la scuola statale e rette per la scuola non statale) mentre è lo stato che spende 1/6 di quello che avrebbe speso se vi avessimo mandato alla scuola statale sempre…..chiaro?

    MR

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