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Perché la Cina fonda una città su un isolotto di due chilometri quadrati e ci manda l’esercito?

luglio 24, 2012 Leone Grotti

C’è un ufficio postale, una banca, un supermercato, un ospedale, un municipio, un sindaco, un segretario di Partito, 45 deputati, mille abitanti e basta. Questa è Sansha, una città che la Cina ha fondato a giugno e che ha il suo centro amministrativo su un piccolo isolotto, Woody island, che si potrebbe anche definire scoglio, di 13 chilometri quadrati. Il 23 luglio Xiao Jie è stato eletto sindaco e Fu Zhuang segretario di partito. Entrambi governeranno su due milioni di chilometri quadrati di mare. Di più: Pechino vi ha schierato una intera guarnigione militare, «responsabile nella gestione della difesa, dell’approvvigionamento delle scorte e del coordinamento delle operazioni militari».

Ma perché mai un impero economico e militare come la Cina dovrebbe fondare una nuova città con sede su un isolotto sperduto nel Mar cinese meridionale per mille abitanti e mettervi a difesa un’intera guarnigione militare? Semplice, per quello che c’è attorno e sotto l’acqua. L’isola di Woody si trova infatti nell’arcipelago delle isole Spratly e Paracel, nel Mar cinese meridionale che, secondo le stime, nasconde 30 miliardi di tonnellate di petrolio e 16 mila miliardi di metri cubi di gas.

Non stupisce perciò che la Cina, sempre affamata di materie prime, voglia metterci le mani. Peccato che non sia l’unico paese interessato. L’arcipelago in questione, infatti, è rivendicato nell’ordine anche da Vietnam, Brunei, Taiwan, Filippine e Malaysia. Filippine e Vietnam accusano Pechino di manovre sempre più aggressive per appropriarsi delle isole senza il consenso internazionale. Per questo i due paesi cercano alleati validi, oltre che negli Stati Uniti, nell’Asean (Associazione dei paesi del Sudest asiatico). Ma l’ultimo raduno, che si è svolto poche settimane fa in Cambogia, non ha portato a nessuna risoluzione contro la Cina, che fa valere sul voto di molti paesi i suoi aiuti economici. Resta da vedere le contromisure che prenderanno soprattutto Filippine e Vietnam.

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1 Commenti

  1. francesco taddei scrive:

    mica scemi i cinesi! dovremmo fare la stessa cosa con lampedusa!

L’Osservatore Romano

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