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Non si può «rincorrere Cristo» saltando il rapporto con la fidanzata

aprile 30, 2015 Aldo Trento

padre-aldo-trento-matrimonio-clinica-divina-providenciaPubblichiamo la rubrica di padre Aldo Trento contenuta nel numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

Padre Aldo, il 3 novembre 2013, a seguito di un peccato che commisi con la mia fidanzata, ebbi la grazia di piangere a dirotto e sentii la Sua mano su di me… ho conosciuto la Grazia e la Misericordia di Dio. Da allora la mia vita è stata un continuo rincorrere e lasciarmi toccare da Gesù, nei sacramenti, nei rosari, nelle preghiere. Nel frattempo ho cercato di trascinare dentro questo vortice di pienezza Giovanna, la mia fidanzata, che dopo tanta sofferenza mi dice di aver abbracciato anche lei la fede.

Abbiamo iniziato anche un corso vocazionale al matrimonio, che è stato magnifico, ma… c’è un grosso ma: io non so cosa il Signore voglia da me, sono immerso in dubbi atroci, sto mettendo tutto in discussione e mi sembra una follia, considerando che lavoro anche stabilmente e tutto sembra portarmi al matrimonio, non so nemmeno se questo essermi avvicinato a Cristo sia stata una mia fuga dalle responsabilità verso Giovanna… Avrei voglia di addormentarmi e svegliarmi tra 10 anni ed essere nel posto che Gesù ha pensato per me. Ho paura padre, paura di deludere tutto e tutti, di fallire miseramente.

Roberto

Cristo può diventare una scappatoia, quando non facciamo i conti con la realtà. San Paolo ci dice che la realtà è Cristo; allora come fa uno a sapere se Cristo è una scappatoia dalla realtà? La vita non cambia, uno rimane un eterno adolescente e nel tempo è inevitabile l’incapacità di assumersi qualsiasi responsabilità. Ogni circostanza diventa fastidio, viviamo lamentandoci immersi nelle nostre fantasie. Non è possibile verificare nessuna vocazione saltando la realtà: «È necessario mordere la pietra», diceva l’abate a Miguel Mañara nell’opera di Milosz. La realtà è la grande amica dell’uomo perché in essa si riflette la bellezza affascinante del Mistero.

Il nostro rischio è quello di ridurci come molti sessantottini che, delusi dalle loro utopie, andavano in India cercando un guru che risolvesse i loro problemi, dimenticando che qualsiasi proposta ascetica che non faccia i conti con la realtà è falsa. Il disastro che ne è conseguito lo stiamo vivendo ora con il morbo della virtualità nei rapporti: chi salta la realtà rischia sempre la pazzia. Il pazzo è colui che fa coincidere la realtà con la fantasia. Se non partiamo dall’oggettività della realtà è impossibile qualunque verifica e non saranno i corsi prematrimoniali a dirci cosa Dio vuole da noi.

Un mio caro amico soleva dire a certe persone che vedeva un po’ distratte: «Mi sembra che hai qualche problema con la realtà». Quando uno dice: «Non so nemmeno se questo essermi avvicinato a Cristo sia stata una fuga dalla responsabilità verso Giovanna» riduce Cristo a oggetto di devozione. Non è possibile avvicinarsi a Gesù saltando la fidanzata. Quanto dice l’amico, «la mia vita è stata un continuo rincorrere e lasciarmi toccare da Gesù, nei sacramenti, nei rosari, nelle preghiere», è bellissimo, ma non è un grido che nasce dal mordere la pietra, è una pia devozione.

Imparare a pregare
Dobbiamo, come gli apostoli, chiedere a Gesù di insegnarci a pregare. Non c’è niente di più reale che il Padre Nostro, perché mette in relazione l’io con il Mistero creatore e padre. Il beato Ancheta, gesuita fondatore di San Paolo del Brasile, non sapendo come tradurre in guaraní «venga il tuo regno» usò la parola che significa «venga il tuo modo di essere»: e il modo di essere del Mistero è quello di creatore e padre. Quale espressione più reale di questa? La paura nasce lì dove non c’è più il nesso con la realtà, con la grande presenza, come chiamava don Giussani il mistero.

È un cammino lungo che siamo chiamati a compiere in compagnia di chi ha la grazia di vedere chiaro l’orizzonte, il destino della vita. Lo dico con profonda umiltà: solo ora dopo 26 anni di Paraguay, di lotta fra le mie ossessioni e la realtà, Dio mi sta regalando una pace profonda. Roberto, ti chiedo di vedere il filmato sulla vita di don Giussani, venduto dal Corriere della Sera, per entrare nel cuore di ciò che siamo e vedere il cammino da percorrere per diventare amici della realtà. Prego per te, so per esperienza cosa significa il dolore che vivi.

paldo.trento@gmail.com


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