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Modigliani e gli amici di Montparnasse in mostra al Palazzo Reale di Milano

febbraio 11, 2013 Mariapia Bruno

Nei primi del Novecento pittori, scrittori, intellettuali, e anche rifugiati politici partivano alla volta di Parigi, questa volta diretti non nella collinetta di Montmarte a dipingere en plain air come i loro colleghi impressionisti o gli amanti di club come le Chat Noir, ma nel quartiere degli artisti -che oggi chiameremmo alternativi – ad est della Senna. Lasciata alle spalle la vita precedente, nella zona di Montparnasse, ognuno di essi cercava di salvare il proprio sogno, come Modigliani, sbarcato dans la Ville Lumière nel 1906, era solito affermare. Soutine, Utrillo, Suzanne Valadon, Kisling, Hemingway, Miller, Jarry e Cocteau furono i protagonisti di quelle strade e di uno stile di vita a cui il Palazzo Reale di Milano dedica la retrospettiva intitolata Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti. La collezione Netter.

Aperta dal prossimo 21 febbraio all’8 settembre 2013, la mostra milanese espone una serie di opere che, come afferma il curatore Marc Restellini, «non sono state mostrate al pubblico da più di settantʼanni, e oggi ricompaiono come per magia, come uscite da un altro mondo». Lontani dall’aria viziata delle trattorie a buon mercato, delle bettole e delle cantine dove gli artisti erano soliti riunirsi per bere e discutere di arte e politica, quel che ci resta dei loro tempi sono queste preziose creazioni che hanno cambiato ancora una volta i canoni estetici ormai storicizzati, apportando rivoluzioni nel modo di dipingere paesaggi – lontani ormai dai canoni del naturalismo – e ritratti, come nel caso di Modigliani, lontani da qualunque logica realista ma vicini allo sguardo spesso sperduto dell’anima.

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