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Alesina vuole abolire il tema “diseducativo”. Noi quelli come lui che menano il can per l’aia

giugno 19, 2013 Mauro Grimoldi

Alle ore 8 e 07 del 19 giugno 2013, Alberto Alesina, economista, professore ad Harvard, esperto di scuola, educatore di rango, critico insigne, teorico della lingua, diplomato al liceo classico Berchet, bocconiano, cinquantenne di successo, aspirante Nobel, editorialista del Corriere, ha decretato la fine del tema.

Il tema è diseducativo.
Il tema sforna tuttologi incompetenti.
Il tema non insegna a scrivere.
Meglio assegnare una lettura impegnativa e chiederne conto ai ragazzi, dopo aver dato loro il tempo necessario per prepararsi.
«Naturalmente, durante l’anno, agli studenti andrebbe insegnato come fare…».
Presumiamo da quegli stessi insegnanti che coltivano retori maldestri, veri acrobati nell’arte di menare il can per l’aia ecc.
Purtroppo, però, non si può fare: gli italiani copiano, si fanno aiutare da mamma, papà, parenti, amici ecc.
Ad Harvard no! Nessuno copia, e chi ci prova viene punito in modo esemplare.
Il fenomeno Alesina, che ha studiato a Milano e ha scritto i suoi pessimi temi, si è salvato, per fortuna. Un vero predestinato.
E adesso, finalmente, si dedica alla sua missione, abolire i nonni e i papà; abolire la famiglia, abolire i temi; abolire gli italiani; abolire, abolire, abolire.
Si salveranno lui, Harvard e i marziani.

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2 Commenti

  1. greta scrive:

    Interessante reazione. Non è però argomentata. Quali motivazioni contro le tesi di Alesina?

    • Mauro Grimoldi scrive:

      Devo a Greta una risposta.
      Per prima cosa bisogna intendersi: si vuole abolire il tema come pratica abituale del lavoro scolastico o è il “tema di maturità” il problema?
      Un tema è l’esposizione organica, documentata e critica di una questione sviluppata secondo un’ipotesi di lettura. Esso ha per oggetto contenuti di studio o questioni che permettono di valutare la pertinenza tra quel che si indaga a scuola e quel che la realtà propone alla vita delle persone. La guida dell’insegnante, che corregge, valuta, impara e insegna, conduce gli studenti alla scoperta della densità razionale della lingua e del nesso inscindibile tra forma e contenuto. Ci sono, ne conosco molti, insegnanti intelligenti e capaci che sanno assumersi con grande acutezza questa non facile incombenza. Insomma a loro dobbiamo la lotta all’aria fritta e alla tuttologia.
      Il problema del tema di maturità è duplice: intanto la prova di maturità prevede lo svolgimento di analisi del testo e la produzione di saggi brevi o articoli di giornale, accanto al tema storico e di ordine generale.
      Il problema della prima è, ovviamente, la scelta dei testi e spesso una eccessiva frammentazione delle richieste. Quanto al saggio e all’articolo di giornale, la saggezza di molte donne e uomini di scuola evita che si traducano in maldestre imitazioni di pratiche che hanno una loro specifica natura. Come lo fanno? Facendo fare ai ragazzi dei temi.
      In secondo luogo, gli studenti giungono all’Esame dopo cinque anni di lavoro, in cui hanno studiato, letto, discusso e scritto. (Quello che Alesina suggerisce di fare, forse anche perché, a suo tempo, ha avuto modo di fare al Liceo Berchet)., È questo che dà qualità allo scritto di maturità, compensando a volte i limiti di certi titoli fumosi o inadeguati.
      Descrivo qualcosa che spesso non avviene a scuola?
      Può essere.
      Allora il problema è fare la scuola. E farla bene.
      M. G.

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