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Marina Corradi – Derubati dell’attesa

agosto 10, 2012 Marina Corradi

Tratto dal n.14/2012 di Tempi

Uno splendido marzo. Io non me ne ricordo di così caldi, a Milano; e luminosi, e con il cielo così terso. Accanto al Cimitero Monumentale i pioppi sembrano essere stati presi alla sprovvista: in pochi giorni hanno germogliato delle piccole foglie di un verde chiarissimo, acerbo – come donne che si vestono in fretta, per una festa arrivata prima del tempo. Gli alberi sotto casa invece sono ancora spogli, e impressiona il sole alto, sotto ai rami nudi. Mi trasmettono una confusa inquietudine – come di qualcosa, nell’orologio regolare delle stagioni, che non gira come ha sempre girato. Una splendente primavera, davvero. Precoce, trionfante sui toni spenti delle nostre strade e dei nostri cappotti. Eppure, ho addosso come il vago rimpianto di qualcosa che, quest’anno, è mancato.

È mancata la vigilia. Sono mancati quei giorni ancora freddi in cui però vedi che il sole pallido si fa più vigoroso; e, nell’aria tagliente, l’impercettibile farsi avanti di un odore nuovo, di terra bagnata, di erba. Sono mancati i giorni in cui, nel gelo che morde, alzi gli occhi e sorprendi sui rami le gemme dure, gonfie della loro promessa. Quelli in cui, benché sia ancora ufficialmente inverno, sfrontatamente compri al mercato un geranio, rosa: e lo esponi sulla ringhiera del balcone, come una sfida. È mancata l’attesa. Quella terra di nessuno incerta come un’aurora, in cui già non è più buio, ma ancora non è giorno.

L’attesa, che delle cose belle è la parte più bella: il pregustare ciò che si annuncia, ma non è, ancora; lo stare attenti, tesi, ai primi segni d’avvento del tempo nuovo – quelli che magari altri, distratti, non vedono, e invece tu riconosci e serbi in te come un tesoro. È mancato il tempo della vigilia, quello che colma, quando si è bambini, le settimane che mancano a Natale; o quel silenzio che riempie il sabato santo – prima che si sciolgano, la notte di Pasqua, le campane.

Nelle vetrine, già i colori sgargianti dei costumi da bagno. Che meravigliosa primavera. E però ci cammini dentro incerta, col vago senso di essere stata, quest’anno, derubata della sottile gioia della vigilia; quasi più grande di quella del compimento, gravida com’è di desiderio. La vigilia, che non è ancora possesso: non è ancora quella persona fra le braccia, o quel dono nelle mani. (Perché già nell’istante in cui ti stringi addosso ciò che volevi tanto, c’è un finire. Come nei Natali da bambina, al pomeriggio, davanti a tutti i regali che desideravi: quella punta di amaro addosso, come se poi niente fosse all’altezza del tuo desiderio). Quest’anno mi è mancato il sapore acerbo del primo segno. Il bucaneve che nei prati ancora duri di gelo spunta, piccolo e audace, la corolla candida in quello sfarsi di fango nero; e commuove, tanto è trasparente nella sua sagoma esile il segno, tanto fedele la promessa.

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Tempi Motori – a cura di Red Live

Derivata dall’estrema 620R, ne condivide il 2.0 Ford supercharged da 314 cv. Il peso cresce da 500 a 610 kg a causa di alcune concessioni al comfort, ma le prestazioni restano degne di una supercar.

La Casa spagnola debutta nell’affollato segmento delle Sport Utility con una vettura concreta e gradevole esteticamente. Entry level la 3 cilindri 1.0 TSI da 115 cv, top di gamma la 2.0 TDI da 190 cv. Trazione anteriore o integrale e cambio manuale o DSG.

È stata l’ultima due ruote motrici a conquistare il Mondiale Rally. Mossa da un 4 cilindri 2.0 supercharged da 205 cv, era una vera e propria vettura da corsa targata. Alla trazione posteriore abbinava raffinate sospensioni a triangoli sovrapposti.

Grazie alla trazione integrale, la versione sportiva della wagon ceca scatta da 0 a 100 km/h in 7,7 secondi contro gli 8,0 secondi della “sorella” 2WD. Confermato il 2.0 TDI da 184 cv. Prezzi da 34.350 euro.

Sorpresa durante alcuni collaudi la versione wagon coupé dell’ammiraglia tedesca. Adotterà il medesimo pianale della berlina e i motori più performanti in gamma. Debutto atteso entro il 2017.

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