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Lo scandalo dei libri di testo mai consegnati. «L’Apartheid continua nell’educazione»

luglio 9, 2012

una vignetta di Zapiro contro le scuse di rito del governo sudafricano per la mancata consegna dei libri di testo

Nono indica con orgoglio l’A4 attaccato alla porta con le puntine dove è stampato in caratteri maiuscoli “THE  LIBRARY”: la biblioteca è stata finita l’anno scorso in collaborazione con volontari americani, arrivati qui da over seas per riempire di libri quello scaffale che però è una delusione, per quanto è piccolo oltre ogni aspettativa. Nono è una ragazza di nemmeno 30 anni e si occupa dell’amministrazione di Kuyasa, una ONG locale, centro di sfogo per i tanti (troppi) abitanti della township dove lei è cresciuta e vive: ci sono il doposcuola per i più piccoli e il laboratorio di falegnameria o i corsi di informatica e anche quelli per diventare stilista o designer d’interni. Figlia di un operaio e di una domestica che hanno faticato a risparmiare, chissà come, soldi per mandarla a studiare in città, Nono è arrivata all’Università e poi a dirigere un progetto importante per sé e per la sua comunità: ambiziosa e risoluta è soprattutto la madre, Tandeka, che ha 47 anni ed è elegante dentro quei vestiti abbinati senza senso ma con gusto e quei cappelli colorati che non toglie mai perché «mi riparano i capelli e poi mi piace perché fanno risaltare la mia faccia, tonda e nera». Il sorriso con cui declama l’amore per la propria negritudine splende più di certi argenti che lucida per pochi (troppo pochi) rand nelle case dei ricchi.

Tandeka e Nono e tanti altri, nelle città satellite sempre più simili a bidonville, conoscono e riconoscono il valore di una buona educazione e del rispetto dei libri. Nel Nord del Paese invece è esploso un triste scandalo, di libri di scuola stampati, pagati e mai arrivati agli studenti; una storia di finanziamenti pubblici e interessi privati che tocca anche questa volta il Presidente Jacob Zuma e che fa dire al segretario del più rappresentativo sindacato, il Cosatu, che «l’Apartheid continua nell’educazione che non funziona».

Solo il 7 per cento delle scuole sudafricane ha una biblioteca, solo il 5 per cento è dotato di laboratori di scienze e solo l’1 per cento ha l’accesso a internet, secondo Zwelinzima Vavi e la sua organizzazione sindacale. Un disastro, dopo 18 anni dalle prime elezioni democratiche, con l’ininterrotto governo dell’Anc, il partito di Nelson Mandela. Per rimarcare la distanza tra la classe dirigente e i bisogni reali della maggioranza della popolazione, Vavi ha aggiunto che «se i figli dei politici o della gente d’affari fossero stati nelle scuole dove i libri di testo non sono arrivati, la vicenda si sarebbe risolta in fretta».

Al momento ci sono tre inchieste giudiziarie aperte sul ritrovamento di scatoloni pieni strapieni di centinaia di libri stampati e nascosti, distrutti, gettati in discariche a cielo aperto: una chiarirà anche il ruolo del Presidente Zuma accusato di aver ricevuto sul conto della propria associazione caritatevole RDP Educational trust, sostanziosi sostegni economici dalla EduSolutions, la società incaricata dell’infausta consegna dei libri e molto potente in diverse province sudafricane. Ci sarebbero anche alcune foto a dimostrare le frequentazioni e l’amicizia tra Zuma e il presidente della compagnia privata, un ex insegnante e attivista politico dell’Anc. A denunciare tutta questa vicenda dei libri, e delle implicazioni politiche, è stato l’ex responsabile della sicurezza di EduSolutions, Dirk Coetzee. Com’è cinica e sfaccettata, la storia: Coetzee fu il comandante della Vlakplass, la  squadra antiguerriglia dei governi dell’Apartheid, un reparto paramilitare chiamato a rispondere di violenze e omicidi alla Commissione nazionale per la Riconciliazione voluta da Nelson Mandela.

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