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Le inconfondibili nature morte di Mattioli

febbraio 6, 2012 Mariapia Bruno

Figura visionaria e inclassificabile nelle avanguardie del suo tempo, Carlo Mattioli (1911-1994) è il protagonista di una mostra che, a un anno dal suo primo centenario di nascita, lo porta in primo piano e lo affianca a un altro grande artista del XX secolo, Giorgio Morandi. Il Museo Morandi di Bologna è infatti la sede della retrospettiva “Carlo Mattioli al Museo Morandi” che dal prossimo 10 febbraio e fino al 6 maggio 2012 presenta le opere dell’uno accanto alla collezione dell’altro in un crescendo di rimandi e dettagli simbolici. Modenese di nascita, Mattioli ha guardato con molta ammirazione alle opere di Giorgio Morandi. A lui ha dedicato ben cinque ritratti e una delle prime esposizioni a Parma, città che lo accolse per tutta la sua vita.


È la natura ad accomunare le creazioni di questi due artisti, la natura frammentata, scardinata dal suo universo e mutata in pura forma. Mattioli la incontra per la prima volta negli anni Trenta, agli esordi della sua carriera, quando produce le prime nature morte con fiori e oggetti comuni, già dalle dimensioni molto poetiche, per poi risposarla nel suo periodo più maturo. Ma questa volta il linguaggio in cui la rende è diverso, stravolto dal fervore astrattista degli anni post Seconda guerra mondiale e dall’influenza dell’Espressionismo americano. Qui le nature morte non sono altro che ciotole e barattoli, definiti da impasti densi, grumosi e da colori cupi, nero, grigio, ocra e bianco sporco, che a volte si accostano tono su tono, mentre altre si distaccano in decisi contrasti. Un maestro inimitabile a cui dare il benvenuto.

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