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«L’ateismo senza l’esigenza del pensiero»

luglio 12, 2016 Redazione

Catherine-Chalier

«Forse dovrei chiamarlo l’ateismo senza l’esigenza del pensiero». Così la filosofa Catherine Chalier, allieva di Emmanuel Levinas, definisce gli atei del mondo contemporaneo in un’intervista ad Avvenire in occasione dell’uscita del suo ultimo libro: Il desiderio di conversione. Rosenzweig. Bergson, Weil, Merton, Hillesum (Giuntina).

Si spiega meglio Chalier:

«Molte persone si dicono atei, ma sembrano ignorare di quale Dio sono atei. Spesso si fanno un’immagine di Dio, consolatore e potente, per esempio, e quando non trovano né consolazione né potenza visibile di questo Dio nel mondo, allora si dicono atei. Ma il loro ateismo vale solo per l’immagine che si sono fatti di Dio. Spesso l’assenza visibile di Dio è vissuta come l’inizio positivo per celebrare il proprio modo di vivere lontano da lui. Non vi è nessuna lacerazione spirituale in questo ateismo».

Poi rifila una stoccata all’ateo Michel Onfray:

«Dirsi atei è un’affermazione che dovrebbe sapersi misurare con esigenze difficili. Per citare Michel Onfray, egli compie un ritratto caricaturale delle teologie di cui parla, e poi per lui è facile mostrare che non vuole credere a questa caricatura! Egli per esempio dice che ha “letto” il Talmud, cosa che è semplicemente ridicola, perché il Talmud non lo si legge, lo si studia, con gli altri, e questo per tutta la vita! Che voglia essere ateo, perché no? Ma che faccia la caricatura della fede e pretenda di conoscere quello che non conosce, questo mi indigna».

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3 Commenti

  1. Aléudin scrive:

    Considerazione sacrosanta, spesso quando parlo di teologia con “atei” spesso viene fuori che sono anche io ateo del dio che hanno in testa e ci mancherebbe altro visto i mostri che descrivono.

  2. paolo scrive:

    Anche se la gente pensasse che il Paradiso fosse solo una favola affascinante, almeno ne sarebbero attratti, cosa che farebbe anche da trampolino per qualche pensiero ulteriore, non esclusa la fede. Ma se si trattasse di parlarne in modo sciatto, poco cambierebbe il fatto che il Paradiso consistesse in una verità o una bugia sciatte.
    La grossolanità, non il dubbio, è il nemico più temibile della fede, come del resto l’indifferenza, non l’odio, lo è per la carità.
    L’uomo moderno è fondamentalmente un annoiato, un cinico, indifferente e scoppiato.
    Quando, fra non molto (mio personal feeling) si apriranno i cieli, molti semplicemente esprimeranno un sorriso di circostanza, col dire: Begli effetti speciali, ma la trama è piuttosto datata.
    Se non fossimo così vuoti e demotivati, non dovremmo stimolare così di frequente i nostri recettori con dosi sempre più crescenti di sostanze, sesso e violenza o semplicemente di affari.
    Le occasioni di stupore non mancano: nascite, morti, luci, tenebre, amore, vento, mare, fuoco, aurora, stelle, alberi, uccelli, intelligenze, Dio e il Cielo.
    Ma il problema non è che sono cambiate queste cose, siamo cambiati noi. L’universo non si è vuotato, si è vuotata l’anima dell’uomo occidentale.
    Ma le ossa inaridite di Ezechiele possono sempre rianimarsi per virtù dello Spirito, alleluia!

    • paola scrive:

      Verissimo, Paolo, e facilmente verificabile incontrando la gente e anche leggendo giornali e altro.
      Il vuoto si tocca e bisogna stare all’erta che non ci si attacchi.

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