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L’arte del ping pong in mostra all’Hangar Bicocca

giugno 7, 2011 Mariapia Bruno

Si intitola Ping—Pong, Panda, Povera, Pop—Punk, Planet, Politics and P—Art e aprirà i battenti il prossimo 10 giugno la nuova esposizione di grande impatto visivo che la sede espositiva milanese dell’Hangar Bicocca dedica all’artista tailandese Surasi Kusolwong, i cui lavori sono già stati presentati al Tate Modern di Londra, al Palais de Tokio di Parigi, al The Rose Art Museum di Boston, oltre che alle Biennali di Istanbul e Venezia (2003), di Berlino (2001) e di Taiwan (2000). Un appuntamento ludico, ma allo stesso tempo riflessivo, che richiama i visitatori a toccare le opere presenti, i cinque tavoli da ping-pong su cui sono posizionati diversi tipi di oggetti e materiali dedicati a vari aspetti del lavoro dell’artista. Si tratta di oggetti semplici, domestici, di uso quotidiano come piccoli animali in gesso coperti da pezzi di conchiglie, o animali intagliati in legno, o altri oggetti tipici di diverse culture che l’artista stesso ha collezionato o riprodotto.

 

«Presento Ping—Pong  – spiega lo stesso Kusolwong – che è al tempo stesso un classico gioco popolare e un atto politico della diplomazia internazionale. Tutti partecipiamo oggi, chi più chi meno, ai giochi della complessità e della contraddizione della vita quotidiana. Le nostre azioni in ogni tipo di attività riguardano, sia consciamente che inconsciamente, ogni altro aspetto della nostra vita, come disastri naturali, cambiamenti climatici, estinzione di specie animali, conflitti religiosi e libertà di espressione. Sono per il Panda che vive in una pacifica foresta, nutrendosi con del bamboo, ma vorrebbe aver bevuto del cappuccino. Sono per l’Arte Povera, l’arte italiana che ha in se valori umanistici profondi, per negoziare il presente attraverso i residui del passato. Sono per il Pop—Punk che è una via di uscita (per le persone senza via di uscita) in nome della libertà di scelta e di parola. Sono per il Pianeta dove Platone e il Buddismo Zen dividono simboli simili, il cubo e il quadrato, per il mondo. Il mondo per me non è racchiuso nella sua forma fisica, è proprio così. Il mondo dei pensieri delle persone è cubo/quadrato. Il mondo oggi è un cubo che sta fumando. Il fumo che è pieno di componenti virtuali e artificiali mischiati con quelli reali. Sono per la Politica, ma non tratto con politici di qualsiasi età. Costruisco le condizioni estetiche basilari di parole, materiali, media, immagini e codici sociali, per suggerire esperienze estetiche di crescita e realizzare attività svolte dalle persone e per le persone per connetterle al mondo di oggi. Faccio P-Art. Sono per l’Arte delle Persone».

 

Nell’installazione, che rimarrà aperta fino al prossimo 15 settembre, trovano anche posto una scultura cubica in alluminio collegata a una macchina di fumo, un vulcano di sale con al centro una lampada, una tenda di marmo, ferro e specchi e un’altra scultura composta dalle pagine del libro Living in the End Times di Slavoj Zizek, filosofo e psicanalista sloveno, e una serie di lampade pendenti di Kusolwong, tra cui una posta a terra con un testo dipinto a mano dello scultore giapponese americano Isamu Noguchi.

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