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I 94 anni di Mandela, l’uomo che (con De Klerk) salvò il Sudafrica

luglio 18, 2012 Lorella Beretta

Alle 8 di stamattina, circa 12 milioni di alunni sudafricani hanno intonato un corale Happy Birthday Mandela, “We love you father”. Lo avranno fatto anche nelle scuole del Limpopo, nel Nord del Paese, dove sono rimasti senza libri di testo per una brutta vicenda di malgoverno, come raccontato qualche post fa. E infatti stamattina una delle strisce di cartoon più ficcanti del Sudafrica – Madame&Eve – faceva giusto un ironico riferimento ai libri di scuola mai consegnati e anzi gettati perfino in fondo al fiume. Le vignette, in questi giorni di melassa retorica, dicono bene e meglio di illuminati editoriali, quanto l’eredità di Mandela rischi di essere sprecata per corruzione e incompetenza.

Non avranno avuto modo di cantare di sicuro invece i bambini che lunedì, alla riapertura delle scuole dopo le tre settimane di vacanze invernali, non sono potuti tornare in classe, sempre in alcuni villaggi del Nord, per mancanza di insegnanti. Anche nel più efficiente Western Cape, ci sono 27 istituti che sono rimasti chiusi per problemi alle strutture e legati all’organizzazione didattica. Ovviamente sempre e solo di scuole rurali si tratta, quelle sperdute in mezzo a centinaia di chilometri di campagne coltivate e pressoché disabitate.

Eppure oggi – nelle radio e in televisione – è tutto un parlare di educazione come “central issue”: i principali collegamenti vengono fatti proprio dalle scuole sparse per il paese, a partire da quella di Qunu dove Mandela frequentò le elementari. «I bambini sono molto orgogliosi di studiare in questa scuola – ha detto la corrispondente dalla città in cui crebbe l’ex presidente – e oggi festeggeranno con una torta di cioccolato a pranzo». Le condizioni in cui ancora oggi la maggioranza dei sudafricani versa, si capiscono da quella eccezionalità pronunciata con inconsapevole normalità: la torta di cioccolato a pranzo per festeggiare.

Di come stia celebrando il suo 94esimo compleanno Mandela, invece, non si sa molto, se non quello che dicono le informazioni più ufficiali: attorno alla sua casa di Qunu – che i giornalisti qui amano descrivere aggiungendo il colore pesca delle sua mura – è un cordone di polizia e poi di cronisti e infine di sudafricani. Nessuno entra, se non selezionati membri della famiglia e Vip: ieri è stata la giornata della visita di Bill Clinton assieme alla figlia Chelsea. Furoreggiano sui media le foto di loro due con un Mandela inchiodato su una poltrona giallo oro già vista in altri scatti: sulle gambe del Presidente c’è una coperta di lana. «Madiba si è ripreso molto bene e l’unica cosa di cui si lamenta sono le sue gambe che, dice, non gli obbediscono più» ha scherzato la moglie, Graca Machel, per tranquillizzare tutti quelli preoccupati per le serie condizioni di salute di Tata Madiba. In mancanza di sue dichiarazioni dirette, chi è riuscito a incontrarlo si fa portatore del Mandela-pensiero: «Il mio amico Nelson Mandela non sta pensando al passato ma al futuro e noi abbiamo bisogno di persone e di leader politici che siano in grado di fare questo» è stata la dichiarazione di Clinton, che così ha inferto la sua bastonata all’attuale presidente, pluriattaccato, Jacob Zuma.

Ha ragione Bryan Rostron, un giornalista serio e dotato di spirito critico, che nella sua divertente guida al Sudafrica alla lettera M dice di Mandela: «Sarà per sempre invocato dai commentatori internazionali come il bastone con il quale colpire i leader africani. Senza pensare che nei loro paesi non sono stati in grado di produrre statisti di una simile statura». Vedere, o rivedere, Invictus di Clint Eastwood è il modo migliore per capire il perché.

http://laberettina.blogspot.com/

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