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Fornero non ha detto che «il lavoro non è un diritto», ma che «il posto di lavoro non si ottiene per diritto»

giugno 27, 2012 Pietro Salvatori

Una giornata segnata dalle polemiche contro il ministro del Lavoro. Elsa Fornero è stata strapazzata in aula alla Camera, dove si è votata la fiducia alla sua riforma del settore. Un via libera incassato a larga maggioranza, ma con il malumore del Pdl. Su 209 deputati azzurri, ben 87 non hanno votato sì, mentre il capogruppo Fabrizio Cicchitto, pur premendo il tasto giusto sulla pulsantiera, ha lanciato parole di fuoco nei confronti dell’esecutivo: «È l’ultima volta che votiamo una fiducia che cala come una mannaia sulla libertà di espressione del Parlamento. Siete tecnici, non siete consules al di sopra della legittimità democratica».
Ma le polemiche sono infuriate soprattutto per un brano dell’intervista concessa da Fornero al Wall Street Journal. «Il lavoro non è un diritto», sono le parole del ministro nella traduzione rimbalzata su tutta la stampa italiana. Che, condivisibili o meno nel loro assunto, metterebbero effettivamente il titolare del dicastero del Lavoro in contrapposizione con l’articolo della Costituzione che proprio di quella materia tratta.
È il quarto, e recita: La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

E, a leggere l’articolo del prestigioso quotidiano d’oltreoceano, in effetti la gaffe formale di un ministro della Repubblica contro la Carta è plausibile. Nel testo originale si legge infatti: We’re trying to protect individuals not their jobs. People’s attitudes have to change. Work isn’t a right; it has to be earned, including through sacrifice

Che, in italiano, suona così: «Stiamo cercando di proteggere le persone, non i loro posti di lavoro. L’attitudine delle persone deve cambiare. Il lavoro (work) non è un diritto, deve essere conquistato, anche attraverso sacrifici».

Ma, come la gran parte delle testate online anglosassoni, il Wsj offre anche il “Trascript”, la trascrizione letterale dell’intervista che sta dietro al taglia e cuci del giornalista che ha portato all’articolo che finisce in pagina. Andando a ripercorrere le parole testuali di Fornero, ci si accorge che il ministro non cita mai il lavoro nell’accezione considerata dalla Costituzione, ma il singolo posto di lavoro occupato dal cittadino. E di conseguenza non ha mai pronunciato le parole che le sono state attribuite:

Everyone, not just workers, have to understand and change. That includes youth, who need to know a job isn’t something you obtain by right but something you conquer, struggle for and for which you may even have to make sacrifices.

Che tradotto si legge: «Tutti, non solo i lavoratori, devono capire e cambiare. Inclusi i giovani, che devono capire che il posto di lavoro (job) non è qualcosa che ottieni per diritto, ma qualcosa che devi conquistare, per la quale devi lottare e per la quale devi addirittura  fare sacrifici».

Qualcosa di molto diverso (nella sua condivisibile lapalissianità) dell’apodittica esternazione frutto della semplificazione operata dall’estensore dell’articolo e ripresa dal giornalista collettivo italiano, poco interessato ad operare una reale verifica delle fonti.

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2 Commenti

  1. PAOLO DELFINI scrive:

    LA FRASE DEL MINISTRO FORNERO “IL LAVORO NON SI OTTIENE PER DIRITTO ” E’ UNA FRASE OVVIA, SCONTATA, ED ANCHE INUTILE, NON CAPISCO COSA C’ENTRI NEL CONTESTO, ANCHE PERCHE NESSUNO S’ASPETTA CHE QUALCUNO GLI PORTI UN POSTO DI LAVORO A CASA SU UN VASSOIO D’ARGENTO,
    IL PROBLEMA E’ FARE IN MODO CHE AUMENTINO LE POSSIBILITA’ DI LAVORARE PER TUTTI, ED IN CONDIZIONI DECENTI, MA QUESTO AL NOSTRO MINISTRO E AL SUO GOVERNO NON INTERESSA MOLTO, INFATTI I PROVVEDIMENTI DELL’ESECUTIVO POSSONO SOLO PEGGIORARE LE CONDIZIONI DELL’ECONOMIA.DEL RESTO CHI LI HA MESSI A GOVERNARE ( LA FAMOSA BANCA D’AFFARI)NON HA L’AMBIZIONE DI MIGLIORARE LE CONDIZIONI SOCIOECONOMICHE DEL PAESE, MA HA TUTT’ALTRE ASPETTATIVE, QUINDI NON MI MERAVIGLIO PIU’ DI TANTO DI CERTE ESTERNAZIONI, CON TUTTO IL RISPETTO DOVUTO PER IL MINISTRO STESSO

  2. Francesco Mangone scrive:

    Non condivido il tentativo dell’articolista di giustificare la ministra il cui pensiero, anche colto nella sua interezza, rimane in profonda contraddizione con il dettato costituzionale.
    La costituzione italiana si caratterizza per avere introdotto il principio del riconoscimento non solo formale bensì sostanziale dei diritti, vale a dire l’obbligo costituzionale per lo stato di operare al fine di promuovere le condizioni che facilitino l’esercizio il pìù pieno possibile del diritto riconosciuto.
    Questo principio si applica alla salute, all’istruzione, all’abitazione e anche al lavoro, e ciò è confermato, se necessario, dalla costituzione stessa dove afferma che la repubblica”promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”.
    Diverso sarebbe stato affermare che devo lottare e fare sacrifici per ottenere un lavoro adeguato alla mia preparazione, ai miei studi, alle mie aspettative. Ma sostenere che l’occupazione sia “qualcosa che devi conquistare, per la quale devi lottare e per la quale devi addirittura fare sacrifici” equivale a introdurre un principio aberrante ispirato alle peggiori filosofie liberiste. Una lotta presuppone l’esclusione di qualcuno dall’esercizio di un diritto (se devo lottare per ottenere qualcosa è evidente che qualcun’altro ne uscirà perdente) quindi la ministra postula la possibilità per lo stato di accettare programmaticamente l’esclusione di qualcuno dal godimento di un diritto costituzionale. Lavoro non più come strumento di realizzazione dell’individuo (di buona volontà aggiungo io), di accesso a una vita dignitosa per se e la famiglia attraverso una retribuzione adeguata e al tempo libero dal lavoro (tutti principi sanciti dalla costituzione).
    Per la ministra, e per questo governo, l’individuo è merce di scambio, deve conquistarsi un lavoro (un lavoro qualsiasi, non un lavoro prestigioso o qualificante) in concorrenza con altri i quali rimarranno esclusi, dovrà naturalmente sacrificarsi per questo quindi, si può bene immaginare, dovrà accettare condizioni contrattuali capestro, impiccato alla legge domanda-offerta (se non te la senti di sacrificarti di sicuro ne troverò altri cento al posto tuo).
    Questa ministra e questo governo altro non sono che gli emissari della finanza mondiale. Sono quì a realizzare quello che i mercati vogliono vale a dire la mercificazione di tutto incluso l’individuo. Sopratutto l’individuo.
    Mi meraviglia invece che un quotidiano di ispirazione cattolica che apprezzo e del quale condivido appieno i valori che promuove, questa volta si sia prestato a difendere l’indifendibile.

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