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Firenze e le grandi esposizioni di nicchia

luglio 22, 2014 Mariapia Bruno

La città di Firenze pare voglia schiarirci le idee in merito a quanto avvenuto nel mondo dell’arte nell’epoca dei primitivi (artisti attivi tra il Duecento e il Quattrocento, come Arnolfo di Cambio e Ambrogio Lorenzetti) e in quella che vede il trionfo di uno stile, come disse Vasari, «puro senza ornato», fiorentino tra il Cinquecento e il Seicento. E lo fa con due grandi retrospettive: la prima, presso la Galleria dell’Accademia è dedicata a quell’arte antica salvatasi grazio al collezionismo del Sette-Ottocento, la seconda, presso la Galleria degli Uffizi, rilancia il fiorentinismo purista di artisti come Andrea del Sarto, Andrea della Robbia, Jacopo da Empoli e Santi di Tito. Ma procediamo con ordine. Aperta fino al prossimo 8 dicembre, La fortuna dei Primitivi. Tesori d’arte dalle collezioni italiane fra Sette e Ottocento, presenta una serie di opere appartenenti alla tardo antichità cristiana, al Medioevo e al primo Rinascimento, sopravvissute fino ai nostri giorni grazie al gusto di collezionisti come Padre Raimondo Adami, Tommaso Obizzi, Stefano Borgia ed altri personaggi di varia estrazione sociale, colti, eruditi o membri del clero. Le loro erudite collezioni d’arte comprendevano tele di Andrea Mantegna (Sant’Eufemia), del Beato Angelico (Madonna dell’Umiltà con San Giovanni Battista, San Paolo e l’incontro tra San Domenico e San Francesco), di Cosmé Tura (Cristo in pietà sorretto dalla Vergine) e di Antonello da Messina (Cristo in pietà sorretto dagli angeli).

Con un piccolo salto temporale, che scavalca la «somma perfezione», come direbbe ancora Vasari, di Leonardo, Michelangelo e Raffaello, approdiamo alla seconda retrospettiva, intitolata Puro, semplice e naturale nell’arte a Firenze tra Cinque e Seicento. Aperta fino al 2 novembre 2014, la rassegna presenta le opere dei fondatori di un’ordinata maniera moderna, come Fra Bartolomeo (Padre Eterno benedicente con le sante Maria Maddalena e Caterina da Siena), Ottavio Vannini (Battesimo di Cristo), e Lorenzo Lippi (Fuga in Egitto). Le opere sono suddivise per tematiche: “pitture di casa”, dove dominano gli affetti intimi, “pitture di cose”, dove protagonisti sono gli oggetti domestici, e la “tradizione del sacro”, che chiude la mostra con tre busti del Redentore di Torrigiani, Caccini e Novelli.

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