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Cosa salva una madre di dodici anni che vende il suo corpo su internet

aprile 15, 2015 Aldo Trento

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Pubblichiamo la rubrica di Aldo Trento contenuta nel numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

A 18 anni possiede tutta l’esperienza di una donna di strada. Ha conosciuto il carcere minorile femminile per spaccio di droga. Quando il giudice si è reso conto che era incinta me l’ha mandata a casa, agli arresti domiciliari. Per lei sono il nonno. Aveva già vissuto due anni in una delle nostre case che accolgono ragazze violentate e spesso incinte. Ha dato alla luce suo figlio all’età di 12 anni. Ogni volta che nasce un bambino a me viene in mente la canzone di De Andrè: «Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior».

Mirta, chiamiamola così, dopo tanto tempo passato con noi, era scappata. Una domenica, alle 6 del mattino, mentre andavo a celebrare la messa nella fattoria Padre Pio la incontro camminando per la strada. Mi fermo e sorpreso di vederla le chiedo: «Da dove vieni a quest’ora?». «Dal lavoro», dice. Capisco subito la questione e, con tenerezza, la invito a tornare a casa. Ha la testa bassa e piena di vergogna. Passano ancora molti mesi prima di rivederla. Questa volta dietro le sbarre del carcere minorile. Per grazia di Dio ha incontrato una guardia carceraria che si è presa a cuore la sua situazione e ha ottenuto dal giudice il permesso di farle scontare il resto della pena a casa. Un giorno questa guardia si è presentata da me dicendomi che Mirta era incinta e voleva abortire. Disperata e preoccupata mi ha chiesto di riaccoglierla. Con tanta allegria l’abbiamo riaccolta, così è iniziato un nuovo cammino, difficile, qualche volta più semplice, comunque sempre in salita. Non è facile scrollarsi di dosso gli anni passati per strada tra prostituzione e droga. Mirta ha il volto sempre cupo, parla poco.

Faccio mio il suo dolore e l’aiuto a guardare il bambino che porta in grembo come un dono. Dopo alcuni mesi nasce. Un avvenimento che segna profondamente la vita di Mirta, risvegliando in lei il senso di responsabilità. Ora è mamma. Il passato è alle spalle anche se ha lasciato in lei dei segni che, con la grazia di Dio, la compagnia e tanta pazienza, guarderà con ironia, con distacco, come ho visto accadere in altre ragazze nella stessa situazione. Il problema vero, il compito che mi aspetta ogni giorno, è quello di aiutarla a crescere con la coscienza di essere relazione con il Mistero, come sempre ci ricordava don Giussani. Immagino come sarà bello per Mirta il giorno in cui scoprirà «io sono tu che mi fai» e non il frutto dei suoi problemi. Non esiste possibilità di generare senza questa certezza. Per questo anche ciò che le è accaduto è un incidente nel cammino che l’ha spinta a cercarmi.

Alcuni giorni fa è venuta a visitarmi una ragazza amica di Mirta e che vive con la sorella, la quale ha messo in rete alcune immagini pornografiche che ritraggono Mirta. Rimango molto male, così chiamo la ragazza per farmi dire la verità: «Sì padre, è tutto vero quanto ti hanno detto, non so spiegarmi cosa mi è passato per la testa in quel momento. Mi sentivo sola». La cosa non mi sorprende perché quando confesso grandi e piccoli mi incontro sempre con peccati orribili. Prostituirsi su internet è una moda perfino nelle bambine delle medie.

Il pranzo della domenica
Mirta mi ha raccontato della solitudine che vive. Dopo che si è sfogata, mi consegna il cellulare, un gesto della sua libertà. La radice di questi fatti, in cui anche i vostri figli facilmente diventano vittime, sta nel vuoto esistenziale e affettivo con cui, prima o poi, dovranno fare i conti.

Il cuore di ognuno di noi non può battere se non è illuminato dai raggi dell’infinito che cercano una fessura per entrare. Solo l’esistenza di adulti nella fede può aiutare i ragazzi a sperimentare nel tempo la bellezza della realtà nella sua oggettività. Una ragazza vende il proprio corpo quando i suoi punti di riferimento sono deboli. Essere padre significa essere un punto di riferimento, e non posso distrarmi da questa responsabilità perché, se il grido silenzioso di Mirta non avesse trovato risposta, si sarebbe trasformato in disperazione. Più passano gli anni e più tocco con mano il bisogno che i ragazzi hanno che io stia con loro, condividendo il loro tempo. Ogni domenica pranzo con loro e vedo i loro occhi brillare di gioia quando dopo la preghiera mi siedo alla testa della tavola. Nel rapporto personale con ognuno di loro sono liberi di raccontarmi tutto, e questo è essenziale nel rapporto educativo.
paldo.trento@gmail.com

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