Google+

Chi è Fabrizio Barca, che oggi fa il tecnico per fare domani il ministro di Bersani

giugno 18, 2012 Pietro Salvatori

Forse non indosserà la mitria di papa straniero del centrosinistra. Ma il profilo di Fabrizio Barca è sempre più congruente con quello dei tecnici che nel dopo Monti potrebbero traslocare armi e bagagli nei lidi attigui a quelli del Pd. Lo si poteva intuire già a novembre, quando gli fu ritagliato il ruolo di ministro (senza portafoglio) per la Coesione territoriale. Come a dire: tanti saluti alla Lega e al suo federalismo celodurista. Che ha lasciato il posto ad un “volemose bene” centralistico di cui il ministro si è fatto garante. D’altra parte, la storia di Barca lo rende l’uomo ideale per deludere l’elettorato leghista e ringalluzzire la sinistra solidaristica italiana. Professore a Parigi, a Stanford, al Mit e all’immancabile Bocconi montiana, prima di assidersi sullo scranno ministeriale Barca è stato il presidente del Comitato delle politiche territoriali dell’Ocse. Istanze, quelle territoriali, che ritiene di tutelare meglio con la coesione che non con il decentramento.

E se è vero che le colpe dei padri non devono ricadere sui figli, l’humus familiare di casa Barca è probabile che abbia contribuito non poco alla formazione delle idee del ministro. Almeno tanto quanto la sua eccellente formazione accademica. Fabrizio è infatti figlio di Luciano Barca, ex partigiano, difensore in Aula delle istanze del Pci per quasi trent’anni, fino alla svolta della Bolognina. Che non condivise, abbandonando la gioiosa macchina da guerra di Achille Occhetto per ritirarsi a vita privata. Una lunga esperienza riassunta dalle intellettualmente vivaci e giornalisticamente gustose “Cronache dall’interno del vertice del Pci”, pubblicate in piena era berlusconiana.

Una storia forte della quale il ministro non ha ritenuto di battere ciglio allorché, ospite qualche settimana fa all’Infedele di Gad Lerner, fu appellato soavemente come “un tecnico di sinistra”. Barca non disdegna il ruolo che gli si sta cucendo addosso. Quello di riserva nobile del centrosinistra, pronto a scendere in campo in qualità di esperto d’area. E se le primarie tagliano le gambe di chi lo avrebbe voluto addirittura alla guida del cartello di Vasto, sono in molti coloro che lo descrivono come rientrante in Consiglio dei ministri nel caso Bersani conquistasse Palazzo Chigi.

Intanto il ministro continua nel suo oculato lavorio. Lo fa oggi in un’intervista concessa al La Stampa. Nella quale definisce i partiti come inabili a “parlare con i cittadini”. Cita Zygmunt Bauman definendo le organizzazione politiche “liquide”, e mette in chiaro chi potrebbe portare i pantaloni a casa Vasto: “Siamo stati messi lì proprio perché sul governo si scaricassero le responsabilità, finendo per accreditarci tutte le cose che non vanno e in qualche modo riconoscendoci quelle positive”. Così che si capisca chiaramente chi ha le palle per poter sostenere la battaglia sul fronte orientale del Palazzo.

Ricevi le nostre notizie via email:

Leggi gli articoli sull'app:

Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter per ricevere tutte le nostre notizie!
I commenti sono liberi. La redazione rimuoverà quelli offensivi.

Commenti Facebook

2 Commenti

  1. francesco taddei scrive:

    i tecnici non sono politici……l’appetito vien mangiando.

  2. Luigi Lupo scrive:

    L’unica cosa che ho capito di quest’articolo e che nel caso Bersani vincesse le elezioni e Barca diventasse ministro, l’articolista potrebbe dire: “L’avevo previsto”. Se invece, sempre che Bersani vinca, Barca non diventasse ministro sfido chiunque a ricordarsi di questo articolo. Intanto cominciamo a seminare dei dubbi.

L’Osservatore Romano

L'Osservatore Romano

Tempi Motori – a cura di Red Live

Elettrica, due posti, leggerissima e con un’autonomia di 160 km. La nuova concept a zero emissioni è una creazione dell’Università di Monaco e promette un prezzo in linea con una city car a benzina.

Edizione limitata della coupé bavarese per celebrare la vittoria nel Campionato tedesco turismo. La meccanica resta invariata, mentre l’allestimento esterno è di chiara ispirazione racing.

Un campo di battaglia inusuale per una sfida che ha il sapore della competizione a stelle e strisce. 800 metri di terra battuta da percorrere a tutto gas, rigorosamente in senso antiorario. Queste sono le regole dell’ovale e a scriverle sono due giapponesi dall’anima sportiva: Subaru WRX STi e Honda CRF 450R Supermoto

Si avvicina alla fine la produzione della hypercar ibrida di Stoccarda e fioccano gli ordini. Restano solo pochi, pochissimi esemplari disponibili. In fondo, bastano 800.000 euro per scatenare 887 cv e percorrere 32,3 km/l…

Un'innovativa combinazione di materiali e tessuti garantisce la regolazione termica ottimale

Speciale Nuovo San Gerardo