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Alle Olimpiadi nessuno, tranne McDonald’s, potrà vendere patatine fritte

luglio 15, 2012 Elisabetta Longo

Le patatine fritte, una delle più grandi invenzioni mai fatte dal genere umano, sono tanto amate quanto incriminate dagli attori della lotta globale all’obesità e alle cattive abitudini. Le patatine fritte fanno subito venire in mente il re del junk food, McDonald’s, la catena di ristorazione che ha vinto l’appalto per fare da main sponsor alle prossime Olimpiadi di Londra. La cosa davvero curiosa è che durante la competizione sportiva più importante del mondo non potranno essere servite le patatine. Avete capito bene, per tutta la durata delle Olimpiadi di Londra oltre 800 tavole calde e bar intorno ai quaranta luoghi di interesse sportivo non potranno servire patatine fritte, causa “sponsorship obligations”.

L’unica eccezione consentita sarà fatta per il “fish and chips”, il merluzzo fritto con pastella alla birra servito insieme alla patatine, uno dei piatti nazionali inglesi, che nemmeno quegli americani di McDonald’s possono mettere in discussione. In una nota, gli organizzatori chiedono alla gente di non prendersela con nessuno, perché è solo una misura necessaria per tutelare chi si accolla l’enorme spesa di sponsorizzare un carrozzone come quello dei giochi di Londra. Oltre a McDonald’s, a fare pubblicità saranno anche Coca-Cola, Nature Valley (catena di alimentari che vende principalmente barrette ai cereali), Heineken e Cadbury (catena di cioccolato).

La volontà di “tutelare i propri prodotti” da parte di McDonald’s è anche dettata dall’apertura a Londra nel mese scorso del punto vendita più grande al mondo, con una superfice di 3 mila metri quadrati, in grado di servire circa 1.200 clienti all’ora. La previsione è di vendere circa 3 milioni di cartoni di patatine fritte per tutta la durata dei giochi olimpici.

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