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A che serve il processo? Repubblica condanna il peccatore Formigoni e «un movimento che si è fatto lobby»

maggio 9, 2013 Correttore di bozze

Il Correttore di bozze è uno che gode nell’additare alla pubblica denigrazione i peccati altrui e nel crocifiggere i miscredenti in sala mensa. Credeva di non avere rivali in quanto a perversione moralista, ma oggi Alberto Statera su Repubblica gli dà abbondantemente la paga. Infliggendo a quel vizioso impenitente di un Roberto Formigoni certe scudisciate che il compianto Torquemada, ai bei tempi, poteva solo sognarsele.

Tutto contento per la richiesta di rinvio a giudizio arrivata ieri nei confronti dell’ex governatore della Lombardia, Statera festeggia il lieto evento dapprima ricordando che Formigoni secondo Ciriaco De Mita era «stupido», tiè, poi descrivendolo come «il Memor Domini ciellino che giurò povertà, castità e obbedienza, ma offriva il suo “corpo mistico” ignudo su yacht miliardari». Siamo solo all’inizo dell’articolone, ma Statera è già in preda alla scimmia puritana. Di qui in avanti il pezzo sarà tutto un mescolare peccati e reati, fatti e pregiudizi, opinioni e anatemi. Proprio come piace al Correttore di bozze e al buon vecchio Torquy. E a Repubblica ovviamente.

Statera diventa così Staterarola e di conseguenza la procura milanese non imputa più a Formigoni l’associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, ma piuttosto «chiede il suo rinvio a giudizio con l’accusa di aver deviato più dalla povertà che dalla castità, con osceno utilizzo di pubblico denaro». Lo stesso Formigoni non è più stupido bensì «Diomammoneggiante» e i suoi servi corrotti sono «lottatori a tempo pieno, ma non vincitori contro il peccato». Un tempo erano «giovani timidi, pallidi, abiti scuri, gonne lunghe» eppure «alla morte del fondatore di Comunione e Liberazione don Giussani sono stati risucchiati dal loro stile di vita quasi monastico verso i lidi più agevoli del potere e del denaro, garantiti da un movimento che si è fatto lobby». Come il loro vizioso capo, dunque, Staterarola ritiene sacrosanto che questi ciellini siano perseguiti dal sant’uffizio milanese, poiché essi «hanno deviato più dalla povertà che dalla castità». Ed è giusto che sia espiata questa grave colpa. Tuttavia il Correttore di bozze si augura che non restino impunite anche le pippe e i pensieri sconci.

Per di più l’infernale Celeste «sbeffeggia i giornalisti che osano fargli qualche doverosa domanda, inventa complotti e minaccia querele e sfracelli». E tutto ciò si è permesso di farlo non con un correttore di bozze qualsiasi, ma «nella sua arroganza» lo ha fatto «con noi di Repubblica». Capite che razza di sacrilegio? Con noi lo ha fatto. Proprio con noi repubblicones che invece, poveri e casti per davvero, non sbeffeggiamo nessuno, non minacciamo sfracelli e soprattutto non inventiamo mai mai mai complotti.

Comunque, benché determinato a ottenere la condanna di Formigoni per la «lampante evidenza delle sua vita non frugale», Staterarola si rende conto che stiamo pur sempre parlando di un processo tribunalizio contro l’ex governatore, e quindi non dimentica di dedicare un pensierino speranzoso anche «alle documentate accuse al suo cerchio magico di aver sottratto sotto la sua protezione decine e decine di milioni, forse centinaia, alla sanità della regione Lombardia, facendone un’immensa mangiatoia privata».
Già. La sanità lombarda, questo famoso schifo di «colossale truffa organizzata», universalmente riconosciuta come «una casbah percorsa da una pletora di politici simoniaci, assessori corrotti, faccendieri, manager lottizzati, all’insegna di fondi neri, tangenti, appalti truccati». Per non dire degli infermieri massacratori di handicappati e dei medici picchiatori fascisti. Robaccia «di cui i magistrati devono ancora scrivere tutta la storia», ma che a prescindere dall’esito dell’eventuale processo noi repubblicones ci divertiamo a definire «il “federalismo delle truffe”», escogitato dal satanasso del Pirellone e realizzato grazie a una legge «fatta su misura per gli interessi di Cl». O per «gli ospedali targati Cl» (occhio alla variazione sul tema). E già che ci siamo ci mettiamo pure una prece per la buonanima di «don Verzé, l’amico di Berlusconi e allevatore della maitresse delle olgettine nella “casa delle femmine”, che più che un prete sembrava un gangster di Chicago». Amen.

Statera non si capacita perché Formigoni «incredibilmente», proprio «sulla sanità sfoga da anni il suo patologico narcisismo». Come osa insistere a chiamarla eccellenza quando «noi di Repubblica» per anni abbiamo sfogato la nostra sana obiettività osannando il modello Campania dell’eccellente Bassolino? Non lo sa forse Formigoni che «noi di Repubblica» preferiamo gli ospedali di laggiù, che magari non saranno dei bijoux ma vuoi mettere la pulizia dei bilanci?

Ma con il reprobo Celeste non abbiamo mica finito. Staterarola giustamente è proprio schifato dalle «ville in Sardegna del capo del Gruppo Adulto». E fa niente se Formigoni non è affatto il capo del Gruppo Adulto: verificare le notizie è un problema dei correttori di bozze, «noi di Repubblica» facciamo le omelie. Per esempio questa: «Passi per la castità, che in caso di scivolate si può assolvere confessandola ai padri salesiani di via Copernico, ma quanto alla povertà evangelica difficilmente a Formigoni potrà dare l’assoluzione anche il padre eterno, quando si saprà con certezza la cifra sottratta attraverso la Maugeri e le altre strutture “aiutate” da Daccò».

Ecco. Adesso mancherebbe solo di celebrare il processo. Ma francamente al Correttore di bozze parrebbe quasi superfluo, dopo che don Statera con le famose «documentate accuse» ci ha già celebrato la messa.

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4 Commenti

  1. Su Connottu scrive:

    A proposito, ho perso lo scontrino del gelato.
    Mo’ so’ cazzi…

  2. marzio scrive:

    repubblica che accusa altre realtà di essere lobbies….il bue che dice cornuto all’asino….ma repubblica è quello che è ,del resto.

  3. megamike scrive:

    al rogo al rogo !! nessuna pietà contro lo sporco più sporco!!

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