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Tarquinio: «La stampa ha strumentalizzato le parole di Benedetto XVI»

giugno 10, 2011 Benedetta Frigerio

Il Papa ha parlato ieri di energia, tecnica e uomo. I quotidiani l’hanno riportato come un intervento a favore del referendum contro il nucleare. Ma Tarquinio, direttore di Avvenire, spiega: «La tentazione di usare le parole del Papa per promuovere idee politiche è un vecchio vizio. In questo caso, è ancora più lampante che non si riferisce alla politica italiana»

Attenzione a non farsi dominare dalla tecnica perché se al centro non c’è l’uomo e se la scienza non è uno strumento al suo servizio rischiamo di esserne dominati. Questo, in nuce, il discorso di ieri di papa Benedetto XVI ai nuovi ambasciatori presso la Santa Sede provenienti dalla Moldova, dalla Guinea Equatoriale, dal Belize, dalla Repubblica Araba di Siria, dal Ghana e dalla Nuova Zelanda.

«Le parole usate da Benedetto XVI sono chiarissime e fanno riferimento al Magistero della Chiesa. Purtroppo sono state strumentalizzate a mezzo stampa anche da chi di solito urla all’ingerenza ogni volta che il Pontefice si pronuncia», spiega a Tempi.it Marco Tarquinio, direttore di Avvenire. Il Papa è contro il nucleare, hanno infatti sintetizzato alcuni fra i quotidiani più letti in Italia. «Il discorso va invece letto tutto per essere compreso – continua Tarquinio. Inizialmente il Papa chiede agli ambasciatori di utilizzare l’energia mettendo al centro la custodia del creato ma attenzione, non per il benessere della natura in quanto tale, bensì per quello dell’uomo».

Per questo, continua Tarquinio, «il Pontefice non parla mai di ecologia ma di creato umano: ripeto, per lui la natura deve essere rispettata perché sia rispettato l’uomo». Il discorso del Pontefice, letto per intero, ha il suo perno nella natura trascendente e religiosa dell’uomo, che deve essere rispettata dagli Stati e a cui la tecnica si deve sottomettere: «Occorre – ha detto il Santo Padre – interrogarsi sul giusto posto che deve avere la tecnica. I prodigi di cui è capace vanno di pari passo con i disastri sociali ed economici. (…) La tecnica che domina l’uomo lo priva della sua umanità, (…) consapevoli del rischio che corre l’umanità dinanzi a una tecnica vista come una risposta più efficiente del volontarismo politico o dello sforzo paziente educativo, i governi devono promuovere un umanesimo rispettoso della dimensione spirituale e religiosa dell’uomo».

Ma queste frasi del Papa non sono state considerate dalla grande stampa per cui la «tecno-scienza – ribadisce Tarquinio – è la dea che libererà l’uomo mentre, come dice Benedetto XVI e come si vede oggi, lo sta rendendo suo schiavo». Ma il direttore di Avvenire non è sorpreso: «La tentazione di usare le parole del Papa e di ridurle a spot per promuovere le proprie idee politiche di breve respiro è un vecchio vizio. Inoltre, in questo caso, è ancora più lampante che il Santo Padre non si riferisca a questioni inerenti la politica italiana: le sue indicazioni sono rivolte a paesi diversissimi dal nostro e hanno una profondità che richiede un’attenzione ben maggiore di quella che gli viene rivolta».

Ma perché nessuno si sofferma su queste indicazioni? «Prendere in considerazione – risponde Tarquinio – per intero quanto dice il Pontefice, ad esempio sul progresso che crea disastri se assolutizzato, significherebbe rinunciare a interessi politici ed economici di parte». Resta che Benedetto XVI ha espresso una reale preoccupazione circa l’energia nucleare. «Sicuramente – conclude il direttore di Avvenire – anche noi dobbiamo riflettere sul nucleare così come sull’acqua. Ma non come è avvenuto finora: questo referendum è stato politicizzato e usato per fini di parte, quando in ballo c’è la salvaguardia di aspetti importantissimi che riguardano il bene comune. Non mi pare questo il modo più appropriato per decidere di cose tanto importanti per il futuro del nostro paese».

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