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Andreotti: I sette comandamenti del giovane parlamentare («Se vuoi durare, sii rigorosamente serio»)

maggio 6, 2013 Giulio Andreotti

I consigli che il presidente non smise di meditare per tutta la vita: «Gli insegnamenti più incisivi li ho ricevuti da persone semplicissime»

Pubblichiamo un articolo di Giulio Andreotti tratto dalla rivista 30Giorni, di cui fu direttore (nella foto Ap/Lapresse è con Marco Follini)

Lascio stare se la politica sia un’arte, una scienza o altro. Esige un metodo di lavoro che si deve apprendere e rispettare con molta umiltà ed attenzione, sia per l’interno degli organismi rappresentativi che in generale per la vita di uomo pubblico, soggetto come tale a regole particolari. Avendo avuto il privilegio di lavorare fin dagli inizi accanto a De Gasperi e a Guido Gonella potei introdurmi con una certa facilità nei labirinti del cosiddetto “potere”. Ma sarei ingiusto se non ricordassi che gli insegnamenti più incisivi li ho ricevuti da persone semplicissime, prive di cultura accademica o di esperienze ad alto livello, ma forgiate in modo inossidabile all’università della vita; di una vita difficile, specie nel breve periodo che aveva registrato il loro entusiasmo giovanile per l’entrata di cattolici come tali nelle competizioni comunali e dal 1919 in quelle parlamentari.

Renderò grato omaggio, per tutti, ad un ex popolare di Tarquinia, cartolaio e nel tempo libero organista parrocchiale, purgato e bastonato dai neri nel 1925, sopravvissuto nel silenzio lungo tutto il “regime” e tornato nel 1944 a dirigere la sezione di quella che ora si chiamava Democrazia cristiana. Tanti che, nel lungo intervallo, lo avevano tenuto in gelida distanza adesso gli sorridevano e ne cercavano il favore. Da parte sua rassicurava di avere dimenticato tutto e di pensare solo al futuro. Teneva testa molto bene al leader dei “rossi”, apprezzato radiologo nel locale ospedale, che si scusava in privato di dover chiamare polemicamente fascisti i democristiani. Caso tipico di cosciente simulazione.

Mi ero presentato timidamente a Tarquinia nel mio giro elettorale per la Costituente chiedendo se possibile un angolino in coda ad altre “preferenze”. Io pescavo con l’amo, mentre nella lista c’era chi aveva già in partenza le reti rigonfie. Mi sorprese con un quod superest date pauperibus, scusandosi se del ginnasio frequentato in seminario non gli erano rimaste che poche frasette. Qualche voto me lo avrebbe procurato, ma tirò fuori dalla tasca un cartoncino e volle che ne ricopiassi le brevi istruzioni sulle quali chiedeva di non stancarmi di meditare. Ci son tornato sopra più volte e le so quasi a memoria.

1) Chi si candida assume un impegno che va oltre la scadenza immediata; 2) occorre uno stile di vita coerente, senza esibizioni di virtù che non si hanno o occultamenti di azioni riprovevoli; 3) promettere sempre un poco meno di quello che si è certi di poter realizzare; 4) essere presenti ed attivi dopo le elezioni con la stessa intensità delle settimane della “questua”; 5) non fare propaganda contro gli altri ma a favore di sé e della propria squadra; 6) evitare ad ogni costo critiche ai compagni di cordata, sempre squallide ed inoltre di danno comune; 7) frequentare la chiesa come prima della candidatura o dell’elezione; semmai un po’ meno. I “mercanti dei voti” sono peggiori degli ambulanti che Gesù scacciò dal tempio.

Per ognuno di questi comandamenti il mio amico aveva una puntuale illustrazione. Diceva ad esempio che ai gerarchi fascisti procuravano invidie e di conseguenza avversioni, più degli errori dottrinali, la convinzione – probabilmente esagerata – che avessero automaticamente i favori di donne bellissime. Nel suo negozietto manteneva in evidenza la fotografia di un segretario del “Partito” affiancato da due giovani attrici cinematografiche. I clienti si stupivano di questa esibizione, ma qualcuno comprendeva il messaggio.

Massime eterne a parte, mi intrattenne su altri punti. Nei comizi (allora d’obbligo) era necessario qualche riferimento specifico alla storia e alle condizioni concrete del luogo; ma guai ai “saputelli” che si facevano preparare appunti e ostentavano conoscenze per apparire legati strettamente alla popolazione, esponendosi anche – nella congestione degli ultimi giorni – a penose confusioni di schede.

Altro prezioso consiglio riguardava la capacità di ascoltare. Forse perché in grado di avere maggiori informazioni i politici si credono spesso onniscienti (diceva proprio così, con un termine catechistico) e considerano impossibile che qualsiasi interlocutore possa trasmettere loro utili apporti conoscitivi.

Mi interrogo se ho sempre seguito questi ammonimenti sapienti; penso di poter rispondere affermativamente, ma non perché mi consideri esemplare. Da un altro dei miei maestri non dotti ricevetti questa illuminazione preziosa: «Se vuoi durare, sii rigorosamente serio», modellata con riferimento al mercato ambulante settimanale della piccola cittadina del Cassinate. Per una volta puoi anche ingannare il pubblico vendendo merce cattiva, ma se vuoi continuare a venire non potrai mai permetterti inganni del genere.

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