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Aborto, sondaggio Gallup: la maggioranza degli statunitensi è pro life

giugno 5, 2012 Benedetta Frigerio

Dopo lo scandalo delle cliniche che fanno aborti selettivi la maggioranza della Camera vota una legge che li criminalizza. Il lavoro e la testimonianza del popolo della vita americano

La maggioranza degli statunitensi non è più abortista. L’ultimo sondaggio dell’istituto Gallup, effettuato nei giorni scorsi, ribalta le cifre che fino a pochi anni fa, vedeva i pro life in minoranza rispetto ai pro choice. Un cambiamento cosiderevole, se si pensa che negli anni Novanta il popolo pro life si attestava introno a percentuali intorno al 38 per cento contro il 56 degli abortisti. Oggi le fila degli oppositori dell’aborto si sono ingrossate fino a ribaltare le posizioni: la maggioranza dei cittadini (50 per cento) si dice infatti pro life contro il 41 che si definisce pro choice. Un dato che si riflette anche nella proposta di legge presentata settimana scorsa alla Camera. Il disegno di legge che criminalizza esplicitamente l’aborto selettivo ha ottenuto una maggioranza importante (264 a 168) con anche 20 voti democratici.

A cosa si deve un tale cambiamento di rotta? Sicuramente i video girati dagli attivisti della Live Action, un’importante associazione pro life, che due settimane fa hanno fatto il giro delle emittenti televisive americane hanno scosso la coscienza degli americani. Le immagini scioccanti mostrano le operatrici di alcune cliniche della Planned Parenthood (la più potente lobby abortista del mondo) mentre consigliano alle donne di attendere il quinto mese di gravidanza così da essere sicure del sesso del figlio per poi abortire in caso si riveli differente da quello desiderato.

Non è poi secondario il fatto che le associazioni pro life americane lavorino incessantemente da anni per denunciare gli orrori del mondo abortista. Senza mai smettere di spiegare a tutti cos’è l’aborto, hanno mostrato le immagini dei bambini nel grembo della madre. Hanno raccontato i drammi delle donne che abortiscono e denunciato le cifre da capogiro che spingono il business abortista sempre più in là. Non secondario l’aiuto che moltissimi cristiani e attivisti hanno offerto alle donne che volevano abortire. Ora, poi, anche il grande schermo ha cominciato a parlare della bellezza della vita nascente con film che hanno inaspettatamente sbancato i botteghini. Come il recente October Baby, che ha avuto grande successo nonostante gli strali del New York Times. O come la testimonianza di Gianna Jessen, la donna scampata ad un aborto salino, che da anni gira gli States per parlare della sua storia. Il fatto poi che lo scandalo che ha travolto la Planned Parenthood sia emerso in concomitanza con l’arrivo negli Stati Uniti di Chen Guangcheng, l’attivista cinese accolto come rifugiato negli Stati Uniti anche per aver denunciato la pratica degli aborti selettivi nel suo paese, ha sicuramente aiutato a far emergere la contraddizione e l’ipocrisia dell’aborto “democratico”.

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