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Aborto con Ru486. Le vendite sono aumentate del 30 per cento

gennaio 10, 2013 Benedetta Frigerio

Sono 10 mila circa le confezioni vendute. Le Regioni in cui è stata maggiormente acquistata sono Piemonte (2.322), Puglia (1.486) e Toscana (1.040)

A soli due anni dalla sua introduzione i dati di recente pubblicati dall’industria degli aborti a domicilio ha registrato un’impennata di vendite del 30 per cento dal 2011 al 2012. A pubblicare le cifre è la Nordic Pharma, la casa farmaceutica che vende la Ru486 in Italia. Significa 10 mila confezioni comprate, che sono tantissime se si pensa che fino a due anni fa la cosiddetta “Kill Pill” non era legale. Ovviamente questi dati non possono rientrare in quelli ufficiali pubblicati ogni anno dal ministero della Salute che, potendo vigilare solo su quelli ospedalieri, l’anno scorso segnalava un calo degli aborti, che alcuni hanno attribuito all’incremento dell’obiezione di coscienza. Bisogna però tenere conto che a queste cifre si devono aggiungere quelle degli aborti clandestini (come documentato anche da un’inchiesta della Stampa del 13/11/2009), dell’incremento della cosiddetta “pillola del giorno dopo”, che può essere abortiva, e della spirale. Se solo si aggiungono questi 10 mila aborti il decremento si trasforma nel suo contrario.

REGIONE PER REGIONE. I dati sulla “Kill Pill” sono molto diversi a seconda della Regione in cui viene venduta. Non a caso, in testa a tutte ci sono il Piemonte (2.322), la Puglia (1.486) e la Toscana (1.040), che insieme fanno il 50 per cento delle vendite totali di Ru486 e in cui la sperimentazione prima dell’introduzione in Italia della pillola è stata massiccia. Mentre dove questo non accadeva le cifre sono più basse. A metà troviamo il Lazio (847), l’Emilia Romagna (645) e la Lombardia (566, pochi secondo Repubblica). In fondo l’Abruzzo (130), la Calabria (104), l’Umbria (12) e le Marche (10).
Bassi o alti i numeri sugli aborti fanno rabbrividire, sopratutto se si pensa che, come ha dichiarato la deputata del Pdl Eugenia Roccella che, al contrario di come previsto dal Consiglio superiore della Sanità e dalle indicazioni del ministero, «non è rispettato il ricovero dei tre giorni», per evitare che la donna abortisca il figlio da sola. A tragedia dunque si sta sommando tragedia. E leggete qui cosa raccontano le donne cui la Ru486 è stata somministrata.

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