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La verità sull’enigma-Bowie (almeno per un giorno)

Di Valerio Pece
10 Gennaio 2026
Dieci anni fa moriva il grande cantante e artista britannico, che oggi molti celebrano con disonestà intellettuale, dimenticando volutamente le sue “conclusioni esistenziali” su Dio e matrimonio. Eccole
Due persone osservano l’iconica copertina dell’album “Aladdin Sane” di David Bowie, in mostra a Londra per i 50 anni dalla sua uscita, nell’aprile 2023
L’iconica copertina dell’album Aladdin Sane di David Bowie, in mostra a Londra per i 50 anni dalla sua uscita, nell’aprile 2023 (foto Ansa)

Sono molti a ricordare con esattezza cosa stessero facendo alla notizia della morte di David Bowie. Era il 10 gennaio 2016. A 10 anni esatti da quella data nuovi libri, mostre, convegni e documentari celebrano in tutto il mondo la figura dell’artista che ha anticipato estetiche, ansie e speranze del XXI secolo (e che moltissimi, anche in Italia, non smettono di imitare). Con un fratellastro a cui deve la passione per la musica e che, affetto da schizofrenia paranoide, finisce per buttarsi sotto il treno, e con un cazzotto in faccia che gli altera la percezione di luce e profondità (e che rende iconoci i suoi occhi: uno marrone, l’altro blu), il Duca Bianco ha una parabola esistenziale singolarissima, raccontata con speciale disonestà intellettuale.  Trasformismo e frustrazione (e a letto con Mick Jagger)

La popolarità per Bowie arriva nel ’71, con l’album Hunky Dory, sulla cui “rumorosa” copertina l’artista compare con lunghi e biondi capelli da diva. Mentre con il Sexual Offenc...

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