Utero in affitto da favola e il bel quadretto familiare del Corriere

L’articolo spiega (involontariamente) bene perché le associazioni Lgbt oltranziste fanno della stepchild adoption il fulcro della loro battaglia sulle unioni civili

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Il Corriere della sera ha pubblicato lunedì 7 dicembre una bella foto familiare per sminuire l’impatto sull’opinione pubblica dell’appello delle femministe di “Se non ora quando” firmato da decine di intellettuali, attori, politici di sinistra contro la pratica dell’utero in affitto che sfrutta la miseria e la disperazione di donne costrette a vendere il frutto della loro gravidanza, il loro figlio, alle ricche coppie gay dell’occidente.

Nella foto appaiono infatti i genitori 1, 2, 3 e 4 di tre bambini, due dei quali sono nati dalla combinazione di un ovocita offerto da Jamie, dalla gestazione di Tara e dal seme maschile di Claudio, il terzo nato sempre da un ovocita di Jamie, dalla gestazione di Tara ma con il seme maschile di Manlio.

I tre bambini vivono attualmente in Italia con Manlio e Claudio, genitori 1 e 2, mentre le due donne ogni tanto li incontrano, fiere ed orgogliose della bella famiglia allargata che hanno contribuito a creare .

Ma ambedue le donne aggiungono nelle loro interviste che, oltre che dalla filantropia, sono state spinte dal compenso economico, 20 mila dollari per Tara (una tantum o per ogni gravidanza?) e non si sa quanto per Jamie che dice: «Facevo l’attrice a New York e ha pesato la ristrettezza economica».

L’unica cosa sicura, per la legge italiana, è che Tara è la madre di tutti e tre i bambini, oltre agli altri avuti da suo marito, mentre il Corriere definisce Manlio marito di Claudio, non certo in base alla nostra Costituzione e alle nostre leggi, che risultano rispettivamente padre delle prime due bambine e del terzo bambino.

Ora, malgrado la singolare situazione venutasi a creare di tre bambini che si trovano con due padri (marito e marito?) che non sono padri di tutti e tre e una madre, liquidata con 20 mila dollari e il materiale genetico femminile fornito da una terza donna, giustamente la legge italiana garantisce ai piccoli tutti i diritti degli altri bimbi a prescindere dalle modalità della loro nascita.

Ma questa favola, in realtà, spiega bene perché le associazioni Lgbt oltranziste fanno della stepchild adoption il fulcro della loro battaglia sulle unioni civili: l’obiettivo infatti non sono i diritti dei bambini ma la possibilità per i due uomini di adottarli e l’apertura della corsa in giro per il mondo all’ovocita di qualità e all’utero in affitto, con tariffe che arrivano per un bambino chiavi in mano fino a 100 mila dollari.

Si tratta di legittimare un mercato squallido e vergognoso che comunque funziona sempre con il “colore dei soldi” e che priva sin dalla nascita i bambini del loro diritto di avere una famiglia composta da un solo padre e da una sola madre.

Foto da Shutterstock


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