Unioni civili e stepchild adoption. Savarese (Manif pour tous): «Non si può più stare a guardare»

Dopo l’approvazione in commissione del ddl Cirinnà, è chiaro che «l’intento finale è quello di sradicare la famiglia». Intervista al portavoce

Strisicione 'La Manif Pour Tous' in piazza del Popolo«Questo disegno di legge è uno pseudo matrimonio tra persone dello stesso sesso». Non usa mezzi termini Filippo Savarese, portavoce della Manif Pour Tous Italia, perché, «parliamoci chiaro, ieri l’Italia ha fatto il primo vero passo verso la rottamazione del matrimonio naturale». Secondo l’associazione, nata nel 2013 in difesa della famiglia, lo scopo del ddl Cirinnà, il cui testo base è stato approvato ieri dalla Commissione Giustizia del Senato grazie ai voti di Pd e M5S, «è stato chiarito dalla stessa relatrice che lo ha presentato». La senatrice Monica Cirinnà (Pd), «quando ha votato recentemente a favore dell’adozione da parte dei single, ha ammesso che l’intento finale era quello di sradicare la famiglia per aprire a tutte le unioni fondate sull’amore. Ecco perché con il suo ddl vuole istituire le “unioni civili fra persone dello stesso sesso”, disciplinando le “convivenze di fatto”».

UTERO IN AFFITTO. Il provvedimento si spinge più in là rispetto alla pura regolamentazione delle convivenze, ammettendo l’adozione attraverso l’istituto della “stepchild adoption” «il che significa  – spiega Savarese – che sarà possibile adottare il figlio di un compagno anche dello stesso sesso, preparando così il terreno al mercato dei figli tramite le pratiche di fecondazione artificiale eterologa e dell’utero in affitto». La norma avrà conseguenze «su tutta la società» perché «equiparare giuridicamente queste unioni alla famiglia significa non riconoscere più un valore unico alla complementarietà tra uomo donna, la sola che può generare figli. Motivo per cui da millenni al matrimonio naturale è sempre stato riconosciuto uno status assoluto, non equiparabile a nessun’altra formazione».

IDEOLOGIA GENDER. Oltre a favorire una mentalità in cui il vincolo stabile fra uomo e donna è svilito rispetto alla sua unicità, «le conseguenze di queste unioni ricadranno sui figli, che saranno tranquillamente strappati dalle loro origini biologiche, generando cittadini già in partenza svantaggiati e con identità fragili». Inoltre, parlare di «“due padri” o “due madri” significa introdurre nell’ordinamento civile e nella società intera il virus dell’ideologia gender, che così colpirà anche chi vive al di fuori di queste unioni». Infine, il riconoscimento da parte dello Stato di diritti fondati sull’affetto «fa cadere qualsiasi argine. A questo punto non avremo più strumenti per opporci alla poligamia o ad unioni di altro tipo».

UN’AZIONE PUBBLICA. Nel 2007 Matteo Renzi aderì al Family Day, «dicendo che la difesa del matrimonio non era un’istanza dei cattolici o della Chiesa ma di tutti i laici. Ora Renzi ha fatto carriera, ma mi chiedo se sia davvero disposto a svendere un patrimonio antropologico che porterebbe al collasso della società». La Manif con i suoi 50 circoli diffusi sul territorio italiano si dice pronta a moltiplicare gli sforzi per «manifestare pubblicamente il nostro dissenso».

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