Unioni civili. La protesta dei giuristi: «Il “super canguro” è incostituzionale»

Il comunicato del Centro studi Livatino critica l’emendamento del senatore Pd Andrea Marcucci, che «comprime gravemente il dibattito parlamentare e impedisce ai senatori di esprimersi»

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Domani in Senato iniziano le votazioni sul Ddl Cirinnà. Il senatore Pd Andrea Marcucci ha presentato un emendamento detto “super canguro”, che farebbe cadere le migliaia di emendamenti  presentati dagli oppositori della legge. Pubblichiamo di seguito il comunicato del Centro studi Livatino.

L’emendamento c.d. “super-canguro” presentato dal sen. Marcucci si pone in chiaro contrasto con la Costituzione tanto sotto il profilo procedurale, quanto sotto quello sostanziale.

Sul piano procedurale, esso comprime gravemente, in contrasto con l’art. 72 Cost., il dibattito parlamentare, e continua a impedire ai senatori di esprimersi sul merito del ddl c.d. Cirinnà, dopo averne – per la prima volta nella storia parlamentare repubblicana – precluso l’esame nella Commissione parlamentare competente.

Sul piano sostanziale, il “super-canguro” riproduce, se non aggrava, i vizi di legittimità costituzionali presenti nel testo del ddl Cirinnà – denunciati nell’appello contro la sua approvazione proposto dal Centro studi Rosario Livatino, firmato da circa 600 giuristi – sia per il rilievo pubblico e l’equiparazione delle unioni omosessuali alla famiglia, la cui infungibile funzione sociale viene così gravemente misconosciuta, sia per la violazione del superiore interesse del minore determinato dall’introduzione, mediante la step child adoption, di progetti omogenitoriali nell’ordinamento italiano.

Augurando che, come non è accaduto per il voto sul non passaggio all’esame, prevalgano il diritto e il buon senso e non la forzatura ideologica, il Centro studi Livatino, auspica che l’emendamento in questione sia dichiarato inammissibile, e che nell’ipotesi che sia invece messo in votazione, quest’ultima avvenga in modo segreto, ai sensi dell’art. 115, c. 4 del Regolamento del Senato, essendo in gioco gli articoli 29 , 30 e 31 della Costituzione.

Foto Ansa


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