«Quella di De Magistris non è una rivoluzione, ma una tragedia». La giravolta sul Salva-Napoli

Fino a un mese fa o’ sindaco auspicava un intervento del Governo per una norma speciale. Oggi vuole farci credere che non l’ha mai chiesto

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Se è vero, come è vero, che Roma non è stata costruita in un giorno, figurarsi se Napoli può «diventare Ginevra in due anni e mezzo». Dice bene Luigi De Magistris, il primo cittadino della città partenopea dal 1° giugno 2011, in un’intervista oggi su l’Espresso: le conseguenze nefaste di decenni di malagestione della cosa pubblica a Napoli, infatti, sono da tempo sotto gli occhi di tutti, a partire dall’annosa emergenza rifiuti che precede il suo mandato. E la responsabilità non è, non interamente per lo meno, imputabile alla sua gestione. Non è vero, però, come il sindaco prova forzatamente a sostenere, che «a differenza di Roma, che con Alemanno e Marino ha avuto due leggi speciali, le salva-Roma, io non le ho mai chieste né volute per Napoli». De Magistris potrà non aver ottenuto una legge salva-Napoli, e forse non l’otterrà mai, ma di certo si sa che l’ha chiesta. Vediamo perché.

L’IDEA “RUBATA” ALL’OPPOSIZIONE. L’idea di una legge speciale per Napoli è stata lanciata per la prima volta da Gianni Lettieri, rivale di De Magistris ai tempi della campagna elettorale e che ora è capogruppo dell’opposizione in Consiglio comunale: «Quando io proponevo la legge speciale per Napoli, in accordo con il Governo – spiegava il 20 giugno 2012 Lettieri –, De Magistris dichiarava in ogni sede che Napoli non ne avesse bisogno e che lui da solo sarebbe riuscito a risolvere ogni problema. Oggi apprendiamo che, invece, l’ex pm ha richiesto proprio una legge speciale al Presidente Napolitano. Questa è l’ennesima dimostrazione che il populismo e i proclami sono una cosa, ma amministrare seriamente la città è tutt’altra storia». E come se non bastasse, proseguiva Lettieri, la richiesta di De Magistris era «davvero allarmante perché arriva, in maniera del tutto estemporanea, in un momento molto delicato: nel mezzo dell’approvazione del bilancio». Proprio oggi Lettieri è tornato sull’argomento con un’intervista all’agenzia stampa il Velino in cui sostiene che «quella di de Magistris non è una rivoluzione, ma una tragedia».

UN PIANO DI RIENTRO POCO CREDIBILE. Il bilancio 2013 del Comune è poi stato approvato, ma la Corte dei Conti ha bocciato il 20 gennaio 2014 il piano di riequilibrio finanziario pluriennale deciso dal sindaco De Magistris e dal suo assessore al Bilancio Salvatore Palma per rientrare da un debito di 1,4 miliardi di euro entro il 2022. Un’impresa assai ardua, se non addirittura impossibile. In particolare, «nel mirino dei giudici contabili – spiegava l’indomani Italia Oggi – è finito il piano di dismissioni del patrimonio comunale che dovrebbe fatturare 750 milioni di euro in dieci anni», pari a 7,5 milioni l’anno. Il piano, secondo i giudici, «non avrebbe un cronoprogramma abbastanza credibile» e poi «le società partecipate, mai seriamente snellite, ammontano a una quindicina, proliferano i bilanci in passivo e gli impiegati rappresentano la metà dei 18.500 dipendenti comunali».

UNA LEGGE SPECIALE PER NAPOLI. De Magistris, intervenendo in una conferenza stampa l’indomani della bocciatura della Corte dei Conti, ha detto, testuali parole: «Io non capisco perché Napoli non possa avere, essendo la terza città di Italia, la medesima attenzione istituzionale di Roma». E ha aggiunto, intervistato ai microfoni di Ntv-Napoli Tivu, un’emittente locale: «È una doccia fredda istituzionale, ma noi siamo abituati a lottare (…) e ora dobbiamo seguire due binari: uno è quello giuridico, tecnico, amministrativo, di contabilità pubblica, che è il ricorso alla sezione giurisdizionale della Corte dei Conti che faremo non appena verranno depositate le motivazioni. Poi c’è un percorso politico, perché noi, un anno e mezzo fa, chiedemmo con grande forza, con il Consiglio comunale a Montecitorio e con tanti rappresentanti della città, al Governo e al Parlamento di fare un provvedimento con cui si gestiva in modo separato il debito pregresso e si consentisse alla città di vivere, visto che erano responsabilità, colpe e momenti storici che non ci appartenevano». Né più né meno, insomma, che una legge speciale per Napoli. E ora De Magistris vuole farci credere che non è vero, che lui non l’ha chiesta?

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