Ucraina. Occupazione russa in Crimea. Obama? È stato preso alla sprovvista e non sa cosa fare

Il governo americano condanna l’occupazione russa della Crimea. Kerry esclude una operazione militare contro la Russia e chiede l’appoggio per le sanzioni economiche. Ma quali?

La crisi in Ucraina mette nuovamente alla prova la capacità di Barack Obama e della sua amministrazione in politica estera.
L’intera penisola ucraina della Crimea sarebbe sotto il controllo dell’esercito russo e il governo provvisorio filo-russo della regione avrebbe già preparato un referendum sull’indipendenza da Kiev, da votare entro la fine di marzo. Nonostante le condanne del governo americano, la Russia non si tira indietro e continua a inviare forze militari per consolidare l’occupazione.
Dopo il disfacimento delle attese della primavera araba, i fallimenti in Egitto e in Libia, il mancato intervento in Siria, gli Stati Uniti rischiano di affrontare la crisi in Crimea, senza essere in grado, ancora una volta, di avere una linea vincente e la capacità di dettarla ai propri alleati.

IL GRIDO DI KERRY. «Obama è stato preso alla sprovvista, lasciato a rincorrere» le mosse di Vladimir Putin, scrive oggi il New York Times. Il quotidiano americano ricorda che «Putin ha ignorato l’avvertimento di stare fuori dell’Ucraina e ha efficacemente reciso la penisola, con la sua popolazione in gran parte di lingua russa, dal resto dell’Ucraina». Obama non ha potuto far altro che constatare il fatto e definire l’azione di Putin una «violazione del diritto internazionale». Non sembrano aggiungere molto altro a questo nemmeno le condanne più dure del segretario di Stato, John Kerry, che domenica aveva bollato l’invasione russa della Crimea come «un atto sfacciato di aggressione», accusando Putin di «debolezza» e «disperazione». Mentre Obama e Kerry mantengono ancora il silenzio sulle prossime mosse dell’amministrazione, sul Washington Post, l’editorialista David Ignatius, accusa l’Europa di aver preso sottogamba la situazione: «Per due mesi l’amministrazione Obama ha fatto pressioni affinché l’Unione Europea prendesse la crisi in Ucraina più seriamente». In questo modo, avverte Ignatius, l’incapacità dell’Europa e la fermezza di Putin, rischiano di vanificare il progetto della costruzione di «una comunità atlantica democratica che si estende da Lisbona fino a Vladivostok».

SANZIONI. QUALI? Il governo degli Stati Uniti sta ancora riflettendo su quale azione intraprendere per rispondere a Putin. Mentre il premier ucraino in carica da pochi giorni, Arseny Yatseniuk, continua a ripetere che «nessuno cederà la Crimea», Obama cerca ancora di capire quale soluzione adottare. John Kerry si è limitato a chiedere a tutti gli alleati della Nato di «andare fino in fondo in modo da isolare la Russia». Ma in che modo? Scartata subito l’ipotesi, avanzata da uno dei leader repubblicani, Lindsey O. Graham, di «sospendere l’adesione della Russia nel G8 per almeno un anno» (la proposta non avrebbe l’appoggio di Italia e Germania) non restano che le sanzioni economiche. Quali? Alcuni funzionari dell’amministrazione, interrogati dal New York Times, hanno spiegato soltanto che le sanzioni economiche e commerciali dovrebbero andare a detrimento della posizione economica della Russia all’estero. «Una possibile strada sono sanzioni contro le banche russe», ha affermato un funzionario dell’amministrazione Obama. Queste azioni potenziali «sarebbero significativi e lascerebbero la Russia debole», ma avranno «un costo per l’economia russa».

NESSUNA OPZIONE MILITARE. Nessuno a Washington chiede un’operazione militare contro una potenza nucleare come la Russia perché lasci la Crimea. «L’ultima cosa che chiunque vuole è un’opzione militare», ha detto Kerry, ieri, spiegando che gli Stati Uniti vogliono «una soluzione pacifica attraverso i normali processi delle relazioni internazionali». Dello stesso parere è anche l’opposizione repubblicana al Congresso. Al Washington Post, il senatore Marco Rubio, membro della Commissione Affari Esteri del Senato, ha smentito che qualcuno possa avere in mente una chiamata alle armi contro la Russisa. «Se mi viene chiesto se gli Stati Uniti dovrebbero preparare attacchi militari contro le truppe russe in Ucraina e in Crimea, vi direi che non credo ci sia nessuno che possa sostenerlo». D’altronde, come ricorda Andrew Weiss, consigliere di sicurezza nazionale del presidente Bill Clinton, lo scopo dell’amministrazione Obama non dovrebbe essere un’azione militare contro la Russia, ma cercare di tenere fuori l’Ucraina e la Russia da una guerra aperta. Anche perché, sottolinea al New York Times, «forse potremmo segnare qualche punto, parlando di quanto siamo forti, però in questo caso perderemmo la guerra».