Ucraina. «I miei fratelli a Kiev pensano che noi nell’est siamo nemici e noi pensiamo lo stesso di loro»

La casa di Oleg Plahotin nell’est è stata distrutta dall’artiglieria dell’esercito regolare: «Temo che non sarà più possibile per l’Ucraina tornare unita»

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Luda Nesterenko ha 47 anni, madre ucraina e padre russo. Vive a Ilovaisk, 15 mila abitanti nell’est dell’Ucraina, e non si era mai posta il problema di dover scegliere tra Kiev e Mosca. Dopo le proteste di piazza Maidan, l’annessione della Crimea da parte della Russia e l’occupazione dell’est del Paese da parte dei separatisti, ora Luda si ritrova con la casa sventrata da un missile lanciato dall’esercito ucraino e poco altro.

«CHI RISPONDE PER QUESTO?». Nella guerra tra Kiev e separatisti che va avanti da sette mesi e ha già fatto quasi cinquemila morti lei ci è finita in mezzo e non sa perché. «Chi risponderà per questo ora?», dice al Los Angeles Times mentre guarda la sua casa in rovina. «Quale governo? Qui siamo gente semplice, che lavora duro. Non abbiamo mai combattuto nessuno ma all’improvviso Kiev ci considera dei nemici e [il presidente Petro] Poroshenko vuole ucciderci».

SERVIZI BLOCCATI. Luda, come tanti altri, non ne può più della guerra ed è ancora più preoccupata ora che il governo ucraino ha deciso di bloccare tutti i servizi nei territori controllati dai separatisti. «Il mio passaporto dice che sono ancora una cittadina ucraina – continua la donna – ma Kiev sembra essersi completamente dimenticata di noi». La decisione del governo ucraino potrebbe avere un impatto terribile sul territorio del Donbas, che comprende le autoproclamate repubbliche autonome di Donetsk e Lugansk: niente più stipendi agli insegnanti e agli altri dipendenti statali, niente pensioni, niente servizi bancari, niente poste.

FRATELLI NEMICI. La guerra non ha solo diviso in due il territorio ucraino ma anche le famiglie. Oleg Plahotin, 40 anni, vive a Ilovaisk e la sua casa è stata colpita dall’artiglieria dell’esercito regolare. «Era una grande casa, ora invece è solo questo», dichiara mentre spazza via le macerie. «Ma la ricostruirò». I suoi fratelli e sorelle vivono a Vinnytsia, nel centro dell’Ucraina, dove il presidente Poroshenko è cresciuto. Inutile dire che i suoi fratelli hanno una visione completamente diversa del conflitto in atto: «Pensano che la gente di qui rappresenti il nemico e la gente di qui pensa che loro siano i nemici. Vivono vicini a Kiev, così simpatizzano con loro. Io temo che non sarà più possibile per l’Ucraina tornare unita».

TUTTI SONO STUFI. Mentre giornali e Unione Europea dividono l’Ucraina tra buoni e cattivi, mentre entrambe le fazioni in guerra sono state accusate di crimini contro l’umanità, intere famiglie sono state divise a metà. Molte persone, accusate da Kiev di rimanere nell’est per sostenere i separatisti appoggiati da Mosca, semplicemente non hanno i mezzi per andarsene. Altri non vogliono abbandonare la propria casa, altri ancora si sentono storicamente legati alla Russia. Ma tutti sono stufi della guerra, come spiega bene Zhenya Shibalov, giornalista di Donetsk: «L’Ucraina pensa di essere in guerra con la Russia, la Russia pensa di essere in guerra con gli Stati Uniti e la popolazione del Donbas vuole solo capire perché tutto questo sta succedendo in casa loro».

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