Tuttosport: telefonate tra Facchetti e Bergamo consegnate e poi sparite

Il caso Calciopoli si fa sempre più intricato e clamoroso. Le ultime rivelazioni sono state pubblicate su Tuttosport: le telefonate tra l’allora presidente dell’Inter Facchetti e Bergamo, trovate dagli avvocati di Moggi, erano state consegnate dai carabinieri al tenente colonnello Auricchio «e in quel passaggio sono sparite nel nulla»

La nuova bomba sul caso Calciopoli l’ha lanciata questa mattina Tuttosport, quotidiano torinese, vicino alla famiglia Agnelli. “Bluff Calciopoli. Ecco i documenti”, così titola la prima pagina del giornale. All’interno un ampio servizio a cura di Guido Vaciago e Alvaro Moretti.

Nemmeno un mese fa il procuratore Palazzi aveva sentenziato che le telefonate, trovate dagli avvocati di Moggi, tra Facchetti e Bergamo erano rilevanti e perseguibili penalmente. Sei anni fa però, perché ora tutto è caduto in prescrizione, così l’Inter e Moratti sono salvi, almeno a livello sportivo e penale. Poi a livello morale è un’altra cosa.

La società bianconera, alla luce di quelle telefonate, ha chiesto la restituzione dei due scudetti che con Calciopoli erano stati revocati. Ma con la prescrizione l’Inter si è salvata in corner. La domanda da allora è come mai quelle telefonate non sono state ritenute importanti da chi conduceva le indagini.

Il dossier di Tuttosport cita alcuni documenti clamorosi che dimostrano che le telefonate tra l’allora presidente dei nerazzurri e il designatore degli arbitri erano state ascoltate tutte dai carabinieri. Non solo, erano state ritenute e segnalate come importanti, tanto quanto quelle di Moggi con lo stesso Bergamo. E allora la domanda cambia: come mai se i carabinieri avevano segnalato quelle intercettazioni nessuno le ha prese in considerazione? Come è possibile che siano sparite nel nulla? Chi le ha fatte sparire?

Queste telefonate hanno una rilevanza tale che se fossero state prese in considerazione a suo tempo avrebbero sicuramente permesso di fare emergere una realtà diversa da quella che è stata raccontata e quasi certamente sarebbero state diverse anche le sentenze che hanno seppellito la Juventus, Moggi e tanti altri.
Quasi certamente i pm che allora avevano innescato il processo non erano al corrente di queste telefonate, altrimenti non si potrebbe spiegare l’affermazione di Narducci: «Piaccia o non piaccia non esistono telefonate di Moratti». E invece, eccole qua.

Tuttosport riavvolge il nastro e cerca di spiegare la “magia”: «I marescialli che ascoltano le telefonate le devono brogliacciare e classificare secondo la loro rilevanza ai fini dell’indagine che nell’ordinamento italiano non deve trascurare nulla che possa dimostrare l’innocenza dell’indagato. A quel punto la palla passa al loro superiore (allora era il tenente colonnello Auricchio) che deve poi redigere le informative. È in quel passaggio che alcune centinai di telefonate, tutte segnalate dai carabinieri, spariscono nel nulla».

Niente di inventato naturalmente. Tutto è stato verificato guardando gli originali dei brogliacci. La verità sulla vicenda sta pian piano emergendo nel processo di Napoli, dove i difensori di Moggi stanno riportando alla luce una verità finora nascosta a tutti. E insieme a quel processo, un altro cercherà di fare luce sul perché della sparizione di alcune telefonate. Insomma, il caso non si è chiuso con la relazione di Palazzi e con la decisione di non decidere da parte della commissione della Federcalcio. È aperta eccome, e Agnelli, in un’intervista rilasciata al New York Times, ha ribadito che farà ricorso in tutte le sedi necessarie affinché «la Juventus possa riavere gli scudetti che gli sono stati tolti in seguito a Calciopoli». «Anche altri club – prosegue il presidente – hanno esercitato pressioni e fatto lobby e per questo continueremo a perseguire i due titoli che ci sono stati tolti». La bagarre sembra destinata a proseguire a lungo, questo è certo.