Il talento e la positività di Kimi Antonelli
Per l’Italia il 2026 è stato l’anno in cui riscoprire primati che erano coperti dalla polvere di un tempo ormai troppo lungo. Soprattutto nell’atletica leggera dove, in ordine cronologico, il 3 luglio Francesco Pernici ha battuto il record di Marcello Fiasconaro negli 800 metri (23 agosto 1973); il 5 luglio Larissa Iapichino ha cancellato quello di mamma Fiona May nel salto in lungo (22 agosto 1998); l’11 agosto Eloisa Coiro ha superato quello di Gabriella Dorio negli 800 metri (5 luglio 1980). Poi è arrivato il 6 settembre con il Gran Premio di Monza, dove un primo posto ti ammette nell’empireo della Formula 1.
Qui la storia ha dovuto fare i conti con il neo-ventenne Andrea Kimi Antonelli, nato il 25 agosto 2006, un mese e mezzo dopo il successo azzurro al Mondiale di calcio in Germania. Partiva in griglia dalla 19ª posizione, non per errori suoi ma per una penalità inflitta alla Mercedes causa sostituzione della power unit, con superamento del numero massimo consentito in stagione. Ventisei sorpassi dopo, ha tagliato per primo il traguardo e ha riportato un italiano sul gradino più alto di Monza ben sessanta anni dopo Ludovico Scarfiotti, che vinse nel 1966 con una Ferrari.
L’altro precedente da eguagliare
Ma potrebbe non essere l’ultimo precedente da eguagliare, visto l’attuale primo posto in classifica generale con 84 punti di vantaggio sul compagno di squadra George Russell (320 contro 236) a sette GP dalla fine. E con lo stesso inglese costretto a sua volta a partire dalle retrovie per un’altra penalità in questo fine settimana a Singapore. Una condizione di calendario e di classifica che ha fatto scattare il conto alla rovescia verso il traguardo di campione del mondo da tagliare in anticipo, con un altro italiano con cui confrontarsi: l’ultimo nostro pilota a conquistare il titolo fu Alberto Ascari nel 1953. Settantatré anni fa, altro che i 53 dal record di Fiasconaro…
Non solo. Antonelli vi arriverebbe frantumando il record di precocità che appartiene a Sebastian Vettel, vincitore nel 2010 a 23 anni e 134 giorni, e alla sola seconda stagione in F1. Un vero predestinato. Altro che Charles Leclerc, così frettolosamente incoronato al primo successo nel 2019. Da allora il monegasco ha vinto appena altre otto corse – le stesse del bolognese in questo 2026 – coinvolto nella perenne involuzione della Ferrari.
Così Kimi Antonelli è diventato il più bravo di tutti
Altra cosa è invece la ritrovata competitività della Mercedes, che ha permesso ad Antonelli di esprimere il proprio talento, battendo quasi tutti i primati di precocità, a cominciare dal più giovane in pole position, a 19 anni e 201 giorni in Cina. E poi: il giro più veloce, il più giovane leader in gara, il più giovane leader del campionato. Fino alla serie di cinque vittorie a inizio stagione, dopo il secondo posto nel GP di apertura in Australia alle spalle di Russell. La serie che ha sottolineato come non fossimo di fronte a una semplice spalla in Mercedes, ma a un pilota di talento già pronto a diventare il più bravo di tutti.
Un talento educato dalla famiglia sotto ogni aspetto, da mamma Veronica e da papà Marco, proprietario di una scuderia (la Akm Motosport) che prende parte alle competizioni Gran Turismo. Come ha raccontato alla Gazzetta dello Sport, quando Kimi ha un anno lo porta con sé su un kart e il piccolo si mette a piangere al momento di staccarsi dal volante. Proprio da questa specialità parte il percorso che lo conduce fino alla F1, seguendo le orme del suo modello. Quell’Ayrton Senna capace, a 32 anni dalla morte sul circuito di Imola, di entrare ancora nella mente dei giovani e cui Antonelli ha reso onore scegliendo il numero 12 all’ingresso in F1.
Talento e positività
Il merito e l’intuizione sono della Mercedes, che nel 2019 lo inserisce nel Junior Team e nel 2025 lo sceglie per sostituire Lewis Hamilton, passato alla Ferrari. La prima stagione è costellata di alti e bassi, con il quarto posto nella prima gara in Australia (con rimonta dalla 16ª posizione), il primo podio (terzo in Canada), diversi contrattempi della scuderia ed errori personali, culminati nelle lacrime dopo il 16° posto di Spa-Francorchamps. Qualcuno, all’epoca, parlò di errore della Mercedes nell’avergli affidato la vettura, lui ripartì da quel momento buio per imparare e rimettersi in gioco.
La preferenza è una cosa seria.
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Ci è riuscito benissimo, come abbiamo visto quest’anno. E, ben sapendo come siano accesi gli umori del pubblico in F1, è stato significativo vedere gli stessi tifosi Ferrari rendergli omaggio durante e alla fine dell’incredibile rimonta di Monza. Questo perché, oltre che dal talento, Antonelli è sostenuto da una positività che anestetizza le rivalità tipiche del mondo dei motori, dove il sostegno a una scuderia o a un pilota non conosce alternative e dove ogni colpo in gara è ancora (quasi) permesso. «Gli auguro di rimanere quello che è, dolce e generoso», ha sottolineato in quell’intervista papà Marco. Soprattutto se saprà farlo anche da numero uno nel grande circus dei motori.
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