Tre uomini e una pecora è la versione trash di Quattro matrimoni e un funerale

Lo schema è quello solito: un po’ di amici, qualche equivoco, un matrimonio che non va come deve andare. Questa volta però il film di Stephan Elliott pecca di eccessiva volgarità e di qualche pecca tecnica che ne compromette il risultato finale.

Sbronza-movie non disprezzabile, piuttosto volgare ma con alcuni buoni momenti. Lo schema è quello di Una notte da leoni. Quattro amici, un matrimonio, un brutta sbronza e il delirio successivo fatto di equivoci e sonore figuracce tra cui un goffo, immancabile discorso nunziale. Il film procede secondo uno schema consolidato: l’arrivo degli amici cafoni a un ricevimento che raccoglie la buona società australiana, la svolta surreale con la sparizione della pecora del titolo e tanti, più o meno riusciti, equivoci. I buoni momenti si spartiscono tra la verve dei due attori meglio caratterizzati Tom (il Kris Marshall mattatore di Funeral Party) e il fantozziano Graham (Ken Bishop), a cui capiterà tutto il possibile, e le scene surreali con protagonista la pecora. Il resto è meno scoppiettante, principalmente per una minor caratterizzazione dei personaggi. Sono infatti schematici gli altri due protagonisti, lo sposo e il “malato d’amore” così come non tutte le figure di contorno paiono efficaci: se funziona nel suo essere sboccata e controcorrente la sorella della sposa (Rebel Wilson, già vista ne Le amiche della sposa) e se fa simpatia ritrovare Olivia Newton-John nei panni autoironici della madre della sposa, altre figure (il senatore, il pusher e il suo compare, il poliziotto)  hanno la consistenza di personaggi da barzelletta.

La regia di Stephan Elliott (Priscilla, la regina del deserto, The Eye) è meno interessante di altri film. Si ritrova lo stesso tentativo di Un matrimonio all’inglese di farsi beffe delle convenzioni borghesi, ma la confezione del film non è priva di pecche. Cambi di scena troppo bruschi, montaggio non sempre ben calibrato, un ritmo non bilanciato e un’indecisione anche in sede di sceneggiatura se imboccare la strada del nonsense o quella più ovvia della risata grassa. L’impressione è che in lingua originale, anche per i giochi linguistici, il film funzioni di più. Col doppiaggio Tre uomini e una pecora perde certamente freschezza mentre rimane come elemento principale una comicità grossolana che spesso tracima nel cattivo gusto (una sequenza su tutte: quella della ricerca della droga ingerita dalla pecora).