Cosmo e Four Tet: alternativi a tutti i costi
Provo sincera stima per cantanti e musicisti che si muovono senza inseguire ossessivamente i trend di TikTok o le logiche della viralità. Ma esiste un rischio speculare e meno discusso: fare troppo gli alternativi. Nel primo caso si abbassa la qualità del prodotto mentre nel secondo si mette a rischio la fruizione della musica stessa.
Tornare alla fonte ma perdere la brocca
Cosmo, artista elettropop originario di Ivrea che ho sempre apprezzato, ha pubblicato di recente il nuovo disco La fonte. Rispetto ai lavori precedenti è più sperimentale, costruito su suoni tondi e naturali, lontano dall’atmosfera da clubber adulto a cui ci aveva abituato, una scelta per cui l’ho apprezzato meno dei suoi altri dischi, ma assolutamente legittima.
Il problema è stata un’altra scelta, conseguente: i live del nuovo disco verranno suonati esclusivamente all’alba. Cosmo negli anni aveva avuto anche intuizioni interessanti sul formato live: nel tour che seguì Sulle ali del cavallo bianco venivano distribuiti all’ingresso degli sticker per coprire la fotocamera del telefono, un invito a vivere il concerto senza lo schermo davanti. Un’idea che aiutava la fruizione, mentre suonare alle sei di mattina fa l’opposto.
Cosmo stesso, in un’intervista a Est Radio, racconta che alla fine di questi concerti si percepisce che è successo “qualcosa di speciale”. Può darsi, ma una fascia oraria del genere richiede uno sforzo logistico non banale: i mezzi pubblici non ci sono, ci si ritrova ad uscire a notte fonda (visto che non tutti abbiamo voglia di fare after), e il risultato inevitabile è che meno gente verrà a questi live (me compreso).
Difficoltà di lettura
Il musicista britannico Four Tet ha pubblicato un nuovo disco sotto un altro pseudonimo: ⣎⡇ꉺლ༽இ•̛)ྀ◞ ༎ຶ ༽ৣৢ؞ৢ؞ؖ ꉺლ. Il titolo del disco e dei brani sono ancor più lunghi e illeggibili (ve li risparmio). Four Tet ha poi creato una playlist pubblica su Spotify con un brano di questo disco dentro, ed è così che siamo riusciti a risalirci e ascoltarlo. Ho letto che dietro a quei simboli ci sarebbe un senso preciso. Può essere, sinceramente non mi interessa; è un bel disco e meriterebbe di essere ascoltato più facilmente.
Ostacolare la fruizione, di un live o di un disco, per ragioni che restano oscure a chi dovrebbe godersela è snobismo. O almeno, così mi sembra. Si può essere originali senza inseguire ossessivamente le logiche del mercato, e in Italia di artisti così siamo pieni. Ma si può anche evitare di andare contro alle logiche più innocue: fare i live alla sera, scegliere nomi che si possono cercare su una piattaforma.
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