Nei luoghi dell’alluvione ho visto tanta gente tirarsi su le maniche e lavorare per “far ritornare in vita” quello che era stato ricoperto e nascosto dall’ondata di melma
Fango, fango, fango. Ho visto tanto fango, ma anche un “però”, un “però” di positività. Quando quest’anno l’Emilia-Romagna è stata colpita dall’alluvione, sono andato sui luoghi più sfortunati perché volevo vedere con i miei occhi cosa fosse successo e documentarlo con alcuni brevi video che trovate sul mio canale YouTube. E cosa ho visto? Ho visto tanti disastri, gente che spalava, persone che, nel giro di poche ore, avevano perso tutto: la casa, l’attività, le cose messe insieme in una vita intera. E in mezzo a tutto questo, ho visto anche quel “però” che, dopo l’elenco dei danni, saltava sempre fuori, come a concludere il discorso con un accenno di speranza.
«Non tutto è perduto»
C’era la signora che mi ha raccontato di essere riuscita a salvare se stessa e la sua famiglia perché è salita in fretta e furia al secondo piano dell’abitazione e «adesso abbiamo perso tanto, però siamo vivi». C’era la giovane ragazza, proprietaria di un vivaio che l’acqua aveva devastato, che sospirava fe...
Contenuto riservato agli abbonati
Light
Il quotidiano online per i nuovi abbonati
Digitale
Il quotidiano online + il mensile digitale
Full
Il quotidiano online + il mensile digitale e cartaceo