Gli industriali si lamentano della distruzione giudiziaria dell'Ilva: «Quando cercavamo di spiegare che il disastro della fabbrica si sarebbe abbattuto su tutti, non siamo stati ascoltati»
Il decreto del governo sta per diventare legge. Ma fa acqua da tutte le parti. Perché ha una modesta dotazione e, soprattutto, come gli altri sei precedenti aggira il problema numero uno: le procure
Renzi si è impegnato per decreto al salvataggio dell'acciaieria, ma ci vogliono bei quattrini per ricapitalizzare un'azienda che ha 1,5 miliardi di debiti e il 75 per cento degli impianti sequestrati. Tanti da generare un sospetto
L'azienda di Taranto in due anni di caos giudiziario ha bruciato 2,5 miliardi. Ma è così sicuro che per sistemare tutto il governo potrà far leva su Cassa Depositi e Prestiti e sul miliardo e 200 milioni sequestrato ai Riva?
Su di loro si è abbattuta la tempesta della crisi, della ristrutturazione industriale e della perdita del lavoro. Si sono rialzati in piedi, hanno ripreso a lottare facendo rivivere una grande eredità
Siamo stati facili profeti quando abbiamo ricostruito le pazzesche vicende di questo tipico caso di “catastrofe italiana” indotta per via giudiziaria. Eppure una via di uscita che non sia il fallimento o la statalizzazione si può ancora trovare
Caro presidente del Consiglio, non ti devi limitare all’ironia. «Brr... che paura» devi dirlo sul serio. Dice niente il segnale che ti viene dall’Emilia? Dice niente la minaccia che ti viene dagli organi delle procure?
Il bambino aveva 5 anni, ed era malato di tumore al cervello da quando aveva 3 mesi: il padre aveva denunciato la sua storia, anche se aveva precisato che «nessuno è in grado di dimostrare il nesso di causalità tra il tumore e i fumi dell'acciaieria»