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Stuart Pearce, l’elettricista con la faccia da Psycho che sostituisce (ad interim) Capello

febbraio 10, 2012 Emmanuele Michela

Tra l’addio di Capello e il probabile arrivo di Harry Redknapp come sostituto, sulla panchina inglese si siede Stuart Pearce, allenatore dell’Under 21 inglese, che nel ’94 contro lo United si lasciò andare anche lui a insulti razzisti contro l’ex giocatore dell’Inter Paul Ince.

Non oso immaginare l’imbarazzo con cui i capi della FA gestiranno questa fase seguita all’addio di Capello dalla panchina della Nazionale inglese. Se infatti per la stampa inglese il tecnico di Pieris sembra ormai dimenticato e s’inneggia già al suo probabile successore (english, of course) Harry Redknapp, il sito del Sun apre oggi ricordando il “race storm” di cui fu protagonista Stuart Pearce, allenatore dell’Under 21 inglese e momentaneo sostituto di Capello ad interim, che, quando nel ’94 giocò col suo Nottingham Forest un match contro lo United, si lasciò andare anche lui a insulti razzisti contro l’ex giocatore dell’Inter Paul Ince. Stuart chiese scusa, giustificandosi che s’era fatto prendere dall’impeto del momento. Chissà se però ora quell’errore di 16 anni fa non gli peserà troppo, agli occhi di una Federazione che si è comportata con John Terry come abbiamo visto.

Al di là di ciò, Pearce è molto popolare Oltremanica. Ex-giocatore di anni Ottanta e Novanta, ha dalla sua diverse presenze anche in Nazionale. Timido fuori dal campo, sanguigno e picchiatore dentro, per lui parla un’immagine: quella del quarto di finale dell’Europeo ’96, quando scese in campo contro la Spagna. Sembra ancora di sentire il suo urlo: Wembley segue col fiato sospeso la lotteria dei rigori. Stuart si avvicina al dischetto, batte facilmente il portiere e segna, vendicando l’errore di sei anni prima contro la Germania a Italia ’90. A quel punto si gira verso il pubblico. Per un secondo si ferma come se nulla fosse. Poi sfoga tutta la tensione: pugno in aria, occhi rossi, e l’espressione che da rabbiosa sembra cedere il passo al pianto, in una foto diventata icona del calcio inglese. Pearce dovrebbe sostituire Capello solo per una partita, quella del prossimo 29 febbraio contro l’Olanda (ammesso che non venga fatto fuori prima da questo “race storm”), anche se qualcuno dice che il suo impegno possa arrivare fino agli Europei, nell’ipotesi che il tanto atteso Harry Redknapp non se ne vada dal Tottenham prima di quest’estate.

Soprannominato “Psycho” per la faccia tutt’altro che raccomandabile con cui scendeva in campo, Pearce iniziò la sua carriera da professionista nel Coventry: affiancava l’attività da calciatore a quella da elettricista quando nell’83 gli Sky Blues gli offrirono il primo contratto. Con il suo temperamento sanguigno si guadagnò un posto da titolare, finendo poi al Nottingham Forest, squadra di cui divenne una bandiera. Allievo di Brian Clough in persona (per intenderci, l’allenatore che vinse due Coppe Campioni col Nottingham a fine anni Settanta), per 12 anni vestì la maglia dei Tricky Trees, ne fu capitano, e per un breve periodo anche allenatore-giocatore. Poi, le esperienze a Newcastle, West Ham e Man City, squadra in cui ha chiuso la carriera e in cui ha avuto anche la prima esperienza da allenatore a tempo pieno.

Personaggio stranissimo, amante della musica punk (compare anche sulla copertina di un album di una band inglese, The Lurkers, e avrebbe ispirato il nome della casa discografica degli Stranglers, la Psycho Records), è ricordato anche per un episodio tutt’altro che invidiabile: nella partita di qualficazione ai mondiali ’94 tra Inghilterra e San Marino “regalò”, con un passaggio arretrato sbagliato, il pallone all’attaccante Davide Gualtieri, che segnò così il gol più veloce della storia delle qualificazioni mondiali, in 8,3 secondi (singolare che questo record sia detenuto da un giocatore di una Nazionale che all’epoca non aveva mai vinto un’incontro ufficiale!). La partità finirà poi 7-1 per l’Inghilterra, che però non riuscirà ad accedere a quei mondiali. Un altro aneddoto risale al 2006, anno in cui allenava il City: si portò in panchina, come portafortuna, un cavallo giocattolo, chiamato Beany, datogli da sua figlia. I citizens vinsero, e i tifosi adottarono il giocattolo come mascotte, cantando cori in suo onore.

Dal 2007 è allenatore dell’Under 21 inglese, e gli è stata affidata anche la guida della rappresentativa britannica di calcio per le prossime Olimpiadi di Londra. Ai suoi uomini cerca sempre di insegnare grinta, agonismo e carattere in campo. Tutte qualità che sicuramente potranno servire ai “Tre Leoni” per le prossime partite, qualora sedesse su quella panchina per più di un match. Nella speranza che, se non dovesse essere sacrificato prima, possa dare uno scossone anche ai piani alti della Federazione inglese.
http://colpodireni.wordpress.com

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