Lo Stato non esiste proprio là dove lo Stato ha sede e Palazzi

Tutti i predicatori di legalità stanno a Roma. Ma ci è voluto un prefetto venuto da Milano per scoperchiare l’incalcolabile disastro dei conti capitolini

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Tutte le supreme magistrature. Tutte le principali testate nazionali di giornali e tv. Tutti i predicatori di legalità e di riforma morale della Nazione. Ecco, tutti costoro stanno a Roma. Hanno residenza, istituzioni, salotti, circoli, conferenze, frequentazioni e affinità elettive romane. E ci è voluto un prefetto venuto da Milano per scoperchiare l’incalcolabile mole di illegalità di sistema, disastro contabile, anarchia patrimoniale, sprechi e inefficienze capitoline?

È così. Dopo vent’anni di sistema Milano-Lombardia raccontato a sirene spiegate e avvisi di garanzia, veniamo a scoprire che lo Stato non esiste proprio là dove lo Stato ha sede e Palazzi. Foresta per niente vergine che viaggia alla media di 550 milioni di buco strutturale l’anno. Ma dove finiscono i soldi dei contribuenti? Dove alloggiano i 300 milioni che Roma riceve dal Tesoro ogni anno e fino al 2040? Cosa ci fanno in Campidoglio con i 200 milioni per il Giubileo? “Roma capitale” è una spiegazione importante del perché gli italiani lavorano sei mesi l’anno solo per pagare le tasse. A Milano sono vent’anni che non vola una mosca al telefono che non sia intercettata. A Roma, invece, è da sempre che non vola una mosca sugli inquilini degli alti Palazzi. Credono di cavarsela gettando all’opinione pubblica l’osso di “Mafia capitale”. Una banda di ladruncoli che ha speculato sulle cooperative dei carcerati. Scellerati.

Già, se la sanità laziale ha perso per dieci anni consecutivi un miliardo di euro l’anno sarà forse colpa del cambiamento climatico. Ma se solo Atac, azienda dei trasporti partecipata al cento per cento dal Comune di Roma, ha contabilizzato perdite per 4 miliardi tra il 2009 e il 2014, vuoi almeno indagare se è colpa del Papa? Al 20 gennaio 2016 sono iscritti in bilancio altri 429 milioni di perdite, gli stessi 12 mila dipendenti e, con il doppio di utenza, metà degli incassi che ha l’azienda dei trasporti di Milano. Già, perché a Roma il 40 per cento degli utenti viaggia a scrocco, così come nelle case di proprietà del Comune l’85 per cento degli inquilini non paga l’affitto.

Ecco, adesso l’italiano può facilmente immaginare perché è da Roma che è partito l’affossamento del federalismo. Perché nessun giornale si è accorto che Renzi ha chiuso la commissione sul federalismo il cui presidente ha denunciato che gli ottanta euro in busta paga, i jobs act e i tagli Imu sono stati finanziati con gli ottanta miliardi che il governo di Roma ha sottratto alle amministrazioni locali. E perché il Quarto Potere è andato dietro alla bufala che l’Italia federale nuocerebbe alla legalità dello Stato.

Già, se l’Italia si ridisegnasse sul modello federale dei Länder tedeschi e se Milano e Roma fossero città-Land come Amburgo e Berlino, non pagherebbe più Pantalone per tutti. Ma tutti avrebbero la responsabilità di rispondere dei propri atti. E così finirebbero anche le tante chiacchiere sui “diritti” pagati col portafoglio degli altri.

Foto Ansa