Parigi si ribella alla Stanza del buco. «Attirerà i drogati. Siamo disperati e il governo non ci ascolta»

A febbraio i socialisti apriranno nel decimo distretto di Parigi una Stanza del buco per drogati ma un “referendum” dice che tutti sono contro.

Non si ferma l’opposizione dei parigini del decimo distretto alla Stanza del buco (“salle de shoot”), promossa dal governo di Francois Hollande. Ieri, in un bar della stazione Nord (nella foto a sinistra l’avviso), vicino alla quale i socialisti vogliono aprire un locale dove i drogati possano iniettarsi sostanze stupefacenti illegali in tutta sicurezza, si è svolto un referendum popolare contro la proposta appoggiata da Rémi Féraud, socialista a capo della circoscrizione.

PARIGI DICE NO. Ieri Serge Federbusch (Partito delle libertà), eletto nel decimo distretto di Parigi, ha organizzato un voto popolare simbolico ma indicativo. Hanno partecipato 296 persone e 280 si sono espresse contro la Stanza del buco, solo 16 a favore. Ma come avvenuto già nel caso della legge sul matrimonio gay è difficile che il governo socialista ascolti che cosa vogliono davvero i francesi. Infatti, dopo un incontro pubblico del 27 marzo tra rappresentati del governo e parigini, i residenti sono usciti infuriati: «Aprire una sala del buco è da irresponsabili. Hanno fatto solo demagogia, non ci hanno ascoltato per niente», racconta Nicolas.

«SONO DISPERATO». Anche ieri i cittadini intervistati nel bar referendario da Le Figaro e Le Monde erano infuriati: «Ne abbiamo abbastanza» si sfoga Solange, che abita nel quartiere da 40 anni. «Sapete bene che qui si può comprare crack quando si vuole. Ho sempre paura quando torno a casa la sera. Sono disperato». «È evidente che bisogna aiuterà i drogati» spiega Erwan. «Ma la soluzione non è aprire un luogo dove avranno tutti i comfort per continuare a drogarsi». È d’accordo Patrick: «Così si rischia solo di attirarne altri e non si migliora certo la fama del distretto».

RABBIA E PAURA. La Sala per consumare la droga, come viene chiamata dai socialisti, dovrebbe essere aperta a febbraio nel decimo distretto, vicino alla Stazione nord. La metà delle 300 mila siringhe che vengono usate ogni anno a Parigi, si trovano qui, così come quelle abbandonate per strada. Ecco perché Hélène, madre di 27 anni, appena trasferitasi nel quartiere, è preoccupata: «Così si cerca di depenalizzare la consumazione della droga. Attireranno qui la pericolosa popolazione dei drogati». «Saremo ancora più insicuri» rincara la dose Etienne, «ci sono già i Rom, i senzatetto e i drogati che qui vengono a cercare il metadone. Chi vende la droga verrà qui».

STATO SPACCIATORE. Come dichiarato a tempi.it da José Berdini, responsabile delle comunità Pars, che operano nel campo del recupero dei tossicodipendenti, così è come se lo Stato «si trasformasse in spacciatore. È come se dicesse: drogatevi, morite ma lasciateci tranquilli. Lo Stato si rende anche complice di un reato».