Perché gli stadi tedeschi sono pieni anche se vince sempre il Bayern

Di Sandro Bocchio
09 Marzo 2026
Pietro Nicolodi, la voce della Bundesliga di Sky, ci spiega come mai in Germania i tifosi – non solo di calcio – «amano esserci e rimangono sempre attaccati alla squadra, anche quando fa schifo»
Nico Schlotterbeck festeggia il gol dell’1-0 del Borussia Dortmund nell’ultimo Klassiker contro il Bayern Monaco al Westfalenstadion, 28 febbraio 2026 (foto Ansa)
Nico Schlotterbeck festeggia il gol dell’1-0 del Borussia Dortmund nell’ultimo Klassiker contro il Bayern Monaco al Westfalenstadion, 28 febbraio 2026. I bavaresi vinceranno poi la partita 3 a 2, chiudendo virtualmente in testa anche l’ennesimo campionato di Bundesliga (foto Ansa)

A meno di ribaltoni assai improbabili, l’ultimo Klassiker ha scritto la parola fine sulla Bundesliga. E lo ha fatto con largo anticipo. Il 3-2 del Bayern in casa del Dortmund, secondo in classifica, ha lanciato la capolista verso il 35esimo titolo della sua storia, il 13esimo delle ultime quattordici stagioni. Dal 2013 a oggi è sempre stato solo Monaco, con l’eccezione del 2024 rappresentata dal Leverkusen di Xabi Alonso, tecnico andato poi a scottarsi con il Real Madrid. Un dominio totale per il gruppo di Vincent Kompany, che ha nella solidità l’abituale base, unita ai lampi di genio dei singoli (Michael Olise e Luis Díaz) e all’impressionante costanza realizzativa di Harry Kane, andato a prendersi in Germania le soddisfazioni negategli dal Tottenham in Inghilterra.

Eppure, nonostante si sappia già chi sia l’assassino, la gente non si annoia mai e va allo stadio. Come accade per l’immortale Trappola per topi di Agatha Christie, scritto nel 1954 e sempre presente nei cartelloni teatrali. Basti un dato: nel 2024-2025 la Bundesliga ha avuto una media di 38.655 spettatori per partita, con una percentuale di riempimento degli stadi del 97 per cento, seconda soltanto al 97,90 per cento della Premier League (ovviamente). Una classifica capeggiata dal Dortmund che, nonostante le montagne russe su cui fa viaggiare i tifosi, ha raccolto in media 81.365 spettatori al Westfalenstadion. Il tutto nonostante il predominio del Bayern.

«Se uno calcola le percentuali da quando è arrivata la Bundesliga», osserva Pietro Nicolodi, storica voce del calcio tedesco su Sky, «il Bayern è sempre stato molto forte. Ora è però devastante. Un salto di qualità coinciso con l’ingresso di Uli Hoeness in società. Con lui – prima dirigente e poi presidente – c’è stato un ottimo lavoro dal punto di vista economico, che ha trasformato il club in una potenza allucinante. La maggioranza delle quote appartiene ai soci, ma quelli di minoranza si chiamano Adidas, Allianz e Audi… Il vero campionato il Bayern lo vince il giorno in cui l’assemblea divide quanto ha guadagnato: hanno il bilancio in positivo da decenni e gli acquisti sono sempre e solo sostenibili. C’è una equa divisione tra la squadra per i risultati e la società come macchina da soldi: un sistema che funziona alla grande.

Un sistema inattaccabile?

In questo momento è così. Pensavo che potesse reggere il Lipsia, ma a Red Bull interessa solo fare soldi, non gliene frega niente del risultato. Appena hanno uno bravo, lo vendono. Se li avessero tenuti… Anche il Dortmund sarebbe messo bene, ma anche loro vendono i giocatori e, soprattutto, non sono bravi a comprarli. O, meglio, a metterli insieme.

Si può dire che il Bayern è un altro simbolo della Baviera che fa soldi?

Ci sta. Anche il Baden-Württemberg è ricco assai, ma lo Stoccarda fa molta più fatica nel calcio [cinque titoli vinti, l’ultimo nel 2007, ndr].

Il “muro giallo” del Westfalenstadion, Dortmund, prima del derby di Germania contro il Bayern, 28 febbraio 2026 (foto Ansa)
Il “muro giallo” del Westfalenstadion, Dortmund, prima del derby di Germania contro il Bayern, 28 febbraio 2026 (foto Ansa)

Se si già come andrà a finire, perché i tedeschi vanno allo stadio?

È la loro caratteristica: si divertono perché vedono giocare bene e perché stanno bene insieme. I tedeschi sono presenti a prescindere dall’avversario e anche dal risultato. Nella scorsa stagione lo Schalke 04 è finito quint’ultimo in Zweite Liga, la loro Serie B: uno stadio da 63 mila posti ha registrato una media di 62.550 presenze a partita. Anche l’Amburgo, poi promosso, era in Zweite: stadio sempre pieno. Io, dopo 10 minuti, andrei via se non c’è spettacolo. I tedeschi invece sono così in tutti gli sport. Vanno a vedere il biathlon in 25 mila.

Una Germania che è cresciuta tanto negli sport di palestra.

Una volta avevano solo calcio, hockey e pallamano, che è lo sport nazionale al coperto. Il Kiel vinto 4 volte la Champions e 4 volte è andato in finale. Ha un impianto capace di ospitare ben 10 mila persone, mentre il calcio ne ospita 15 mila. Il basket tedesco ora è una potenza: sono campioni del mondo e d’Europa in carica. E anche la pallavolo è diventata molto popolare in Germania. È una questione di cultura. Più che in televisione preferiscono vedere lo sport dal vivo. Una volta hanno organizzato un match di hockey allo stadio al coperto di Gelsenkirchen, c’erano sessantamila spettatori. I prezzi non sono bassissimi, ma nemmeno alti come da noi. E poi ai tedeschi piace andare in giro: ad Anterselva erano in 7 mila per il biathlon alle Olimpiadi invernali, ai Mondiali di basket non c’erano meno di 5 mila tifosi. Amano esserci e rimangono sempre attaccati alla squadra, anche quando fa schifo.

E sono importanti come soci dei club.

Votano alle assemblee, poi demandano ai dirigenti. Ma i club tengono conto dei soldi che mettono i tifosi. In certe realtà sono tutto, come l’Union Berlino. Non potevano più giocare nel loro impianto: i tifosi hanno lavorato per metterlo a posto. Hanno visto il Mondiale sui divani piazzati sul campo, hanno inaugurato per primi la tradizione di ritrovarsi per i canti di Natale. Un altro mondo.

Qual è il luogo imperdibile in cui vedere un match di Bundesliga?

In mezzo al muro giallo del Westfalenstadion. A Dortmund sono sempre brividi assicurati.

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