Sri Lanka, in quattro mesi gli estremisti buddisti hanno attaccato trenta chiese

La testimonianza di un religioso protestante: «La Chiesa continua a crescere, i fedeli lasciano meno offerte ai templi buddisti, che si sentono minacciati»

Trenta chiese attaccate solo negli ultimi quattro mesi. È quanto avvenuto in Sri Lanka, dove i cristiani, che rappresentano appena il 9 per cento della popolazione, subiscono spesso violenze dalla maggioranza buddista (70 per cento).

RAGIONI ECONOMICHE. A informare sulla loro situazione nell’isola a sud dell’India è padre Amos (pseudonimo), leader protestante cristiano impegnato nel paese, intervistato dall’organizzazione americana Mission Network News. «La Chiesa in Sri Lanka continua a crescere – spiega – e i buddisti cominciano a sentirsi minacciati. Molti credenti non lasciano più offerte ai templi buddisti, che fanno fatica a sopravvivere, per questo hanno cominciato ad attaccare le chiese».

POLIZIA FERMA. La Costituzione dello Sri Lanka garantisce la libertà religiosa ma «in un paese dove il 70 per cento della popolazione è buddista, è chiaro che il governo è consapevole che andare contro il buddismo significherebbe perdere il potere in breve tempo. Ecco perché molte volte le forze dell’ordine chiudono un occhio di fronte agli attacchi contro i cristiani».

GUERRA CIVILE. Lo Sri Lanka è uscito nel 2009 da 26 anni di guerra civile tra l’esercito nazionale e le Tigri Tamil, che chiedevano l’autonomia delle zone settentrionali e orientali del paese. Come affermato lo scorso 30 agosto da Navi Pillay, Alto commissario per i Diritti umani delle Nazioni Unite (Unhrc), sono tante «le notizie di intimidazioni contro attivisti e sacerdoti» da parte del governo, che non vuole che vengano svelati i crimini di guerra che anche secondo l’Onu l’esercito avrebbe commesso nella fase finale della guerra civile. «Sono profondamente preoccupata – ha spiegato al termine della sua visita – per lo Sri Lanka, che nonostante le opportunità avute dalla fine della guerra per costruire uno Stato nuovo, vibrante e aperto a tutti dà segnali di dirigersi verso un crescente autoritarismo».