La Spagna prepara una riforma dell’aborto che «non piacerà ai vescovi»

Grazie a leggi sempre più permissive sull’aborto, le interruzioni di gravidanza sono passate in Spagna da 53.847 nel 1998 a 118 mila nel 2011

Riguardo a una nuova legge ci si aspetta che sia più adeguata alla realtà di quella vecchia, che sia più giusta e rispettosa dei diritti e degli interessi di tutti, e che questo smorzi le critiche di chi non vuole cambiamenti. Non la pensa così Alberto Ruiz-Gallardón, ministro spagnolo della Giustizia nel governo conservatore di Mariano Rajoy, che per rassicurare i critici della riforma della legge sull’aborto che il governo ha promesso ma continua a rimandare ha dichiarato: «La legge che stiamo preparando non piacerà sicuramente ai vescovi, ma quello che faremo sarà applicare i princìpi del Tribunale costituzionale. Ascoltiamo i vescovi, ma non sono loro che governano».

La critica più virulenta che l’opposizione socialista indirizza alla non ancora presentata proposta governativa di riforma della legge è che sarebbe il risultato delle pressioni del presidente della Conferenza episcopale spagnola, il cardinale Rouco Varela. Al punto che alcune deputate del Psoe minacciano di denunciare il Concordato fra la Spagna e la Santa Sede se la legge introdotta da Zapatero nel 2010 verrà modificata.

In realtà per capire che la legislazione spagnola deve essere imperativamente riformata basterebbe guardare le statistiche: dalla legalizzazione dell’aborto nel 1985 (per mano del governo socialista dell’epoca) le interruzioni di gravidanza non hanno fatto che aumentare di numero e di incidenza: nel 1998 erano 53.847 e riguardavano il 6 per mille delle donne feconde, nel 2011 (ultimo dato disponibile) erano 118.359, relative al 12,4 per mille delle donne in età feconda. Nel 2010 Zapatero sostituì la vecchia legge, che fissava alcune condizioni per l’ammissione all’interruzione della gravidanza (malformazione del feto, grave minaccia alla salute fisica o psichica della donna), con una legge che semplicemente ammetteva l’aborto su richiesta nelle prime 14 settimane di gravidanza, fruibile anche dalle minorenni. Il risultato è stato un’ulteriore impennata degli aborti, dai 113 mila del 2010 ai 118 mila del 2011. [rc]