Se la sconfitta non è mai colpa mia (o di Gervinho) ma del solito Complotto

Se pensassi che c’è il grande vecchio che decide o che gli arbitri faranno vincere la Juventus che senso avrebbe stare qui a parlare di calcio?

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L’ultima giornata di campionato ci ha riportato indietro nel tempo, compagni, amici e bastardi d’ogni ordine e grado. Improvvisamente un ottobre fa: Juventus, Roma, gli arbitri, i centimetri, i rigori, i fuorigioco, le polemiche. I romanisti hanno rispolverato l’arsenico e i vecchi merlettati discorsi di un tempo, adombrando come al solito la supervisione bianconera sugli arbitri. Non solo loro, ovviamente. Mentre guardavo la partita continuavo a ricevere sms degli interisti che, in attesa di venire spappolati a Firenze, si univano al coro anti juventino, chiedendo il mio illuminato e cinico parere. Fratelli, sapete come la penso. Sono, nel football, eretico e seguace della gnosi. Tutto s’arrotola su se stesso e alla fine ritorna da dove è cominciato. Insomma, alla fine tutto si riequilibra e chi merita di vincere, vince.

Del resto, se la pensassi diversamente, per quale motivo pagherei un abbonamento di Sky o peggio, come molti di voi fessi, farei chilometri per andare a sudare o a prendere pioggia, vento e gelo in uno stadio? Se pensassi che c’è il grande vecchio che decide o che gli arbitri faranno vincere la Juventus che senso avrebbe stare qui a parlare di calcio? Se stiamo retrocedendo, in ogni settore, è anche per questo nostro modo di vedere la vita, per cui ogni volta che perdiamo non è per causa dei nostri sbagli o di quelli di Gervinho e Renzi, ma per un Complotto.

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