Sarah: «L’uomo non è grande se non quando è in ginocchio davanti a Dio»

“Dio o niente”. Il libro di un grande cardinale cresciuto nella savana africana ci fa risentire il cristianesimo dei primi secoli

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Nell’Africa del V secolo dopo Cristo, Agostino spiega a sé e ai suoi fedeli la novità del cristianesimo: un Dio sceso incontro agli uomini, perché gli uomini non sono in grado, da soli, di ascendere a lui. «Agostino ricordati cosa ti ho detto: non è l’uomo a trovare la verità, deve lasciare che sia la Verità a trovare lui. Perché la Verità è una persona, Gesù Cristo, figlio di Dio»: così parla, nel film dedicato al grande vescovo di Ippona, il vescovo di Milano, Ambrogio. Ed è proprio qui la conversione di Agostino: una conversione di sguardo.

Viene in mente tutto questo, al sottoscritto, mentre legge il bellissimo libro, Dio o niente. Conversazioni sulla fede con Nicolas Diat (Cantagalli), di un altro africano, il cardinale Robert Sarah.

Cresciuto nella savana della Guinea, tra musulmani ed animisti, partito a 11 anni per il seminario minore dedicato proprio a sant’Agostino, Sarah è un uomo che ha vissuto innumerevoli esperienze: l’animismo africano e la fede cattolica; l’Africa e l’Europa; il sacro timore degli africani per il divino e la secolarizzazione dell’Occidente; la povertà della sua famiglia, e, dal 2010, come presidente del Pontificio Consiglio Cor unum, il dolore, la miseria e la disperazione dei terremotati del Giappone, o dei poveri disperati di Haiti.

La prima carità
Nel dialogo di Sarah con Nicolas Diat, quello che traspare è sempre la fede di Agostino: è necessario che lasciamo che la Verità ci raggiunga; che l’Amore ci tocchi e ci trasformi. È necessario, da parte nostra, “soltanto” un sì, umile e fiducioso, alla potenza della luce e dell’amore divino. La fede non è forse fidarsi di Colui che solo merita, ragionevolmente, tutta la nostra fiducia? È dunque alla luce della fede che un cristiano guarda alle verità eterne e, contemporaneamente, al suo tempo. Cos’è la carità? «La vera carità – risponde Sarah, ben sapendo quanto questa parola sia equivocabile – non è né un’elemosina, né una solidarietà umanista, né una filantropia: la carità è l’espressione di Dio e un prolungamento della presenza di Cristo nel nostro mondo. La carità non è una funzione specifica, ma la natura intima della Chiesa, Intima Ecclesiae Natura. La carità ci spinge a evangelizzare; semplicemente, la Chiesa rivela l’Amore di Dio. Spesso, è l’assenza di Dio che è la radice più profonda della sofferenza umana. Così la Chiesa dona l’Amore di Dio a tutti. Di conseguenza, un cristiano non può fare la carità solo ai suoi fratelli in Cristo, ma a tutti gli uomini, senza alcuna distinzione».

Una nuova ideologia del male
E la famiglia? Ci sono tanti tipi di famiglia, o esiste un progetto di Dio, per il bene dell’uomo? «La famiglia – risponde Sarah – è la piccola Chiesa in cui cominciamo a incontrare Dio, ad amarlo e a intessere dei rapporti personali con Lui. (…) I genitori sono i primi educatori dell’uomo. Nella famiglia, l’uomo può imparare a vivere e manifestare la presenza di Dio. Se Cristo costituisce il legame di una famiglia, allora, questa avrà una solidità indistruttibile. In Africa, agli anziani è riservato un ruolo importante; il rispetto dovuto alle persone attempate è una delle pietre angolari della società africana. Penso che l’uomo europeo non comprenda fino a che punto i popoli africani siano scioccati dal poco peso che si dà agli anziani nei paesi occidentali».

E il gender, di cui tanto si parla in Occidente, ma anche, causa un nuovo colonialismo ideologico, pure in Africa? «Non ho timore di dire che la Chiesa dovrà sempre confrontarsi con le menzogne ideologiche. Oggi si trova ad affrontare l’ideologia del gender, che Giovanni Paolo II non esitava a qualificare come la “nuova ideologia del male”. D’altronde, il genere, frutto della riflessione degli strutturalisti americani, è un figlio deforme del pensiero marxista. Nel suo ultimo libro, Memoria e identità, Giovanni Paolo II già scriveva: “Penso alle forti pressioni del Parlamento europeo affinché siano riconosciute le unioni omosessuali come forma alternativa di famiglia alle quali si attribuirebbe anche il diritto di adozione. Si può e si deve porre la questione di sapere se non si tratti, qui ancora, di una nuova ideologia del male, forse più insidiosa e più occulta, che tenta di sfruttare contro l’uomo e contro la famiglia anche i diritti dell’uomo”. L’ideologia del gender veicola una menzogna grossolana dal momento che nega la realtà dell’essere umano in quanto uomo e donna. Le lobby e i movimenti femministi la promuovono con violenza. Si è rapidamente trasformata in battaglia contro l’ordine sociale e i suoi valori. Il suo obiettivo non si ferma soltanto alla decostruzione del soggetto, s’interessa soprattutto alla distruzione dell’ordine sociale. Si tratta di seminare il dubbio sulla legittimità delle norme sociali e d’introdurre il sospetto circa il modello eterosessuale; per il gender, bisogna abolire la civiltà cristiana e costruire un mondo nuovo».

Grandi solo quando si è in ginocchio
Il ragionare di Sarah è sempre molto chiaro, diretto, di una semplicità evangelica. Ma perché papa Francesco lo ha chiamato a dirigere la Congregazione per il Culto divino e i sacramenti, e non lo ha lasciato lì, dove si trovava così bene, tra i suoi amati poveri? Si ritorna sempre ad Agostino: perché non c’è povertà maggiore dell’assenza di Dio, senza il quale non vediamo, e non “possiamo nulla”. Sarah ribadisce di osservare la realtà sempre sotto quella luce, la luce che proviene dal rapporto intimo con Cristo, rapporto che si sperimenta in modo mirabile nella preghiera personale e nella liturgia della Chiesa.

Raccontando dei padri Spiritani francesi, da cui ha appreso la fede, il cardinale africano ricorda: «Quante volte sono stato afferrato nel profondo dal silenzio che regnava nella chiesa durante la preghiera dei padri? All’inizio, mi mettevo in fondo alla chiesa e, guardando questi uomini, mi chiedevo che cosa facessero in ginocchio o seduti nella penombra, perché non dicevano nulla (…). Però avevano l’aria di ascoltare e di conversare con qualcuno in questa semioscurità della chiesa, illuminata dalle lampade. Sono stato realmente affascinato dalla pratica dell’orazione e dall’atmosfera che genera. Mi sembra giusto affermare che esiste un’autentica forma di eroismo, di grandezza e di nobiltà in questa vita di preghiera regolare. L’uomo non è grande se non quando è in ginocchio davanti a Dio».

E collegando la preghiera con le grandi azioni che ne derivano: «Come non ricordare il modo in cui i padri si sono occupati di tutti, anche dei lebbrosi più sfigurati? I padri li toccavano e li curavano anche quando i malati emanavano un odore insopportabile. Insegnavano loro il catechismo considerando che anche i malati avevano il diritto di essere istruiti nella conoscenza dei misteri cristiani e di ricevere i sacramenti di Cristo».

Quanto, infine, alla liturgia, essa «è un momento in cui Dio desidera essere, per amore, in profonda unione con gli uomini. Se noi viviamo davvero questi momenti sacri, noi possiamo incontrare Dio. Non bisogna cadere nel trabocchetto che vorrebbe ridurre la liturgia a un semplice luogo di convivialità fraterna. Nella vita, ci sono ben altri ambiti per stare bene insieme. La Messa non è uno spazio in cui gli uomini si ritrovano in un banale spirito di festa. La liturgia è una grande porta che si apre verso Dio e che ci permette di uscire simbolicamente fuori dalle barriere di questo mondo. Bisogna vivere la Messa con dignità, bellezza e rispetto. La celebrazione dell’Eucaristia richiede innanzitutto un grande silenzio, un silenzio abitato da Dio. È necessario rispettare le circostanze materiali affinché questo incontro avvenga in modo fecondo. Penso, per esempio, alla dignità e all’esemplarità degli abiti e degli arredi liturgici. Il luogo della Messa deve essere improntato a una bellezza che possa favorire il raccoglimento e l’incontro con Dio. Benedetto XVI ha dato molto alla Chiesa riflettendo sul senso della liturgia. Il suo libro, Introduzione allo spirito della liturgia, è il frutto di un pensiero teologico maturo. Se la liturgia è impoverita nel suo carattere sacro, diventa una specie di spazio profano. Ora, ci troviamo in un’epoca che ricerca intensamente il sacro; ma a causa di una forma di dittatura del soggettivismo, l’uomo vorrebbe relegare il sacro nello spazio profano. L’esempio migliore è quando vogliamo creare nuove liturgie, frutto di sperimentazioni più o meno artistiche, che non permettono in alcun modo un incontro con Dio. Pretendiamo, con una certa arroganza, di restare nell’umano per entrare nel divino».

Oltre le profezie
Che l’Africa ci ridoni l’insegnamento di Agostino? Che l’Europa debba oggi ricevere dagli africani, quello che un tempo ha donato con i suoi Daniele Comboni ed i suoi missionari? Don Bosco sosteneva che il futuro del cattolicesimo sarebbero stati Africa e Cina. Profezie a parte, sembra che i dati numerici dicano lo stesso: le conversioni in Cina progrediscono di anno in anno a ritmi geometrici e gli africani saranno, tra non molti anni, una parte considerevole della cattolicità. Mentre solo centocinquant’anni fa, in Cina e Africa, il Vangelo di Cristo era sconosciuto e la Chiesa cattolica quasi non esisteva.

Foto Ansa

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •