San Marino avrà una legge sull’aborto? «Abbiamo sempre difeso la dignità umana»

Intervista a Pasquale Valentini, segretario di Stato Affari Esteri e Politici: «La discussione in aula avverrà in condizioni politiche incerte. Auspico fedeltà al valore della vita»

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Per la Repubblica di San Marino l’aborto è un reato penalmente perseguibile. Ma ora la legge potrebbe cambiare. Sono state infatti presentate al Consiglio Grande e Generale cinque istanze con l’obiettivo di introdurre l’interruzione di gravidanza. «Le istanze abortiste che verranno discusse dal Parlamento settimana prossima, vengono presentate ripetutamente da tempo», ma se «non sono mai state approvate, non sono state nemmeno respinte: le forze in Parlamento normalmente si accordavano domandando al governo di porre attenzione al problema. Ora, però, in vista delle elezioni, l’assemblea legislativa è sciolta e riunendosi in via eccezionale sarà costretta a prendere una posizione». A spiegare a tempi.it cosa sta accadendo a San Marino è Pasquale Valentini, il Segretario di Stato Affari Esteri e Politici, il quale, oltre ad aver rivestito il ruolo di segretario della Democrazia Cristiana dal 2007 al 2010, ha militato sin da giovane nell’associazionismo cattolico che oggi si sta battendo in difesa della vita.

Valentini, ci spieghi innanzitutto che valore giuridico hanno le “Istanze d’Arengo”?
Sono uno strumento di partecipazione diretta per cui la domenica successiva all’elezione dei capi reggenti della Repubblica di San Marino, che avviene ogni sei mesi (il primo di aprile e il primo di ottobre), si possono presentare delle istanze, dette appunto “Istanza d’Arengo”. Una volta eletti, i capi reggenti ricevono tutti coloro che hanno delle istanze su questioni di carattere pubblico da presentare. Dopodiché la reggenza ha sei mesi di tempo per sottoporle all’esame del potere legislativo che può respingerle, approvarle o formulare un ordine del giorno, che metta d’accordo maggioranza e opposizione, da inviare al governo. Nel caso in cui il Parlamento le approvi, il governo deve presentare i provvedimenti attuativi.

Che cosa dicono le cinque istanze in questione?
L’aborto procurato è un reato inserito nel codice penale della Repubblica di San Marino, con pene fino ai 3 anni di carcere. Al momento l’unico caso in cui l’aborto non viene considerato un reato è quando ci sia un reale pericolo di vita della madre, che ovviamente può decidere anche di proseguire la gravidanza. Le istanze invece chiedono che sia legalizzato, parlando di “gravi rischi” per la salute materna. Un concetto molto relativo se, ad esempio, comprende anche i rischi per la “salute psichica”.

I “gravi rischi” per la salute materna sono l’unica “eccezione” prevista?
Non solo, le eccezioni e i casi limite utilizzati per legalizzare l’aborto solo diversi: la seconda istanza apre all’aborto in caso di violenza sessuale: la terza nel caso di gravidanza di una minorenne; la quarta in caso di gravi malformazioni del feto e la quinta in condizioni di emarginazione sociale della donna.

Secondo i sostenitori delle istanze, San Marino sarebbe l’ultimo baluardo retrogrado da abbattere.
Spesso si sente dire che chi non accetta quanto approvato in Europa è retrogrado. Invece l’associazionismo della Repubblica, che si è espresso con vigore contro le istanze, ne fa un motivo di orgoglio e di speranza per l’Europa: la scelta di San Marino è la fedeltà a un valore che determina una convenienza sociale. Basti pensare che qui i tassi di natalità sono più alti che nel resto d’Europa. Infatti, anche se stiamo subendo la crisi come tutti, siamo comunque a circa due figli per donna.

Basta questo a spiegare come mai la vostra legge sia praticamente un unicum in Occidente?
Il dibattito politico nato intorno alle cinque istanze può aiutare a rispondere. L’associazionismo cattolico si è mosso promuovendo incontri e manifestazioni pubbliche, con testimonianze e opuscoli informativi. Lo scopo è quello di approfondire le ragioni della difesa della vita con tutte le persone di buona volontà. Ma questo è possibile perché c’è sempre stata una condivisione sul fatto che la difesa della vita è un limite necessario, oltre al quale la dignità della persona è messa in pericolo per sempre. La mentalità è quella per cui non esiste caso o eccezione che giustifichi il diritto di una persona ad ucciderne un’altra. Credo che sia per questo che, pur comprendendo le difficoltà della madre, l’aborto non è mai stato legalizzato.

Nonostante ciò la vostra Repubblica ha sviluppato anche delle politiche per la tutela alla maternità che molti Stati “moderni” non hanno mai adottato. Come mai?
Se il sostegno alla vita è reale porta a una tutela effettiva. Motivo per cui l’assistenza sanitaria alla madre e al bambino prima e dopo il parto a San Marino è eccellente. Anche le politiche lavorative agevolano davvero la donna, la quale, nel caso di lavoro rischioso per la gravidanza, può decidere di operare in condizioni migliori. E, laddove non sia possibile, di ottenere la maternità anticipata e pagata. L’assistenza alla donna e al figlio è quasi del tutto gratuita, così come gli asili e altri servizi. Ci sono poi gli assegni familiari.

Eppure non sembra abbastanza, dato che le istanze abortiste vengono ripresentate ciclicamente.
Il dibattito in corso ha il pregio di spronarci a fare ancora di più. Ad esempio, se la madre è in condizioni di “esclusione sociale” si dovrebbero elargire assegni fin dall’inizio della gravidanza, non solo dopo il parto. Inoltre, in una visione sussidiaria, occorre un sostengo ulteriore da parte del governo all’associazionismo e al volontariato. Perché non basta fornire aiuti economici: la donna in difficoltà ha bisogno di un accompagnamento. Ma sopratutto di una ragione per mettere al mondo un figlio che sia in grado di resistere a qualsiasi difficoltà. La tematica educativa deve essere la preoccupazione principale dell’associazionismo. Perciò è anche importante far comprendere il valore pedagogico della legge e il fatto che il diritto non è qualcosa di mutevole a seconda della maggioranza. Anche se la presenza tessa dell’associazionismo dimostra che la norma è necessaria ma non sufficiente.

Per quando è previsto il voto?
Per settimana prossima. Dal 19 al 21 settembre il Parlamento esaminerà le istanze. Normalmente, anziché accettarle o respingerle, si preferiva scrivere un ordine del giorno condiviso da tutte le parti per chiedere al governo di accrescere l’attenzione in merito. Questa volta, però, non sarà possibile scegliere questa via: il Parlamento sciolto in vista delle nuove elezioni dovrà riunirsi in via straordinaria senza la possibilità di chiedere al governo, che a breve cambierà, di assumersi determinati impegni. L’unica opzione, dunque, è quella di accettarle o di respingerle.

Cosa si aspetta dal voto?
È difficile dirlo, dato che è la prima volta che delle istanze abortiste vengono votate in un momento di incertezza politica. Potrebbe sembrare un voto più libero, poiché non esistono vincoli di maggioranza. Ma siste anche un rischio: il voto potrebbe essere strumentalizzato in un momento in cui si cerca collocamento in nuove coalizioni da presentare all’elettorato. Spero quindi che si affronti il tema in coscienza e pensando alle conseguenze enormi che avrà una decisione come questa.

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