Ritorno in sala: nuove vie per la ripresa del cinema

Di Stefano Radice
27 Novembre 2025
Il contributo di Stefano Radice (giornalista) per Lisander, il substack nato dalla collaborazione tra Tempi e Ibl, in reazione ad un saggio di Filippo Cavazzoni sull'industria cinematografica
Tom Cruise

Parlare di cinema, scrivere di cinema, anzi dei cinema come luoghi, dopo quello che il Covid ha rappresentato in termini di chiusure, difficoltà economiche, cambiamenti di abitudini del pubblico, non è semplice. La pandemia ha rappresentato un autentico shock per tante attività imprenditoriali e in particolare per quelle di spettacolo (cinema, teatri, musica) che vivono grazie all’aggregazione delle persone. I lockdown, la permanenza forzata nelle case, il proliferare delle piattaforme e il loro potenziamento esponenziale, hanno cambiato velocemente le nostre abitudini di fruizione di cinema; o, forse, dal tragico 2020 hanno semplicemente accelerato un processo che era già in atto da tempo. Ricordo, in quei mesi, diversi articoli e interventi che annunciavano – talvolta anche in modo un po’ compiaciuto – la morte dei cinema come luoghi e facevano presagire un futuro fatto sempre più di visioni private di film e contenuti audiovisivi. Uno scenario che valeva a livello internazionale, quindi anche per l’Italia. Anche la major americane, da Hollywood, avevano incrementato i loro investimenti sulle piattaforme. Sembrava quasi che per i cinema non ci fosse futuro.

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